Lecco, 07 settembre 2020   |  

Nelle cessioni intraue di beni lo stoccaggio breve non è “sosta tecnica”

di a cura dello studio Qualitas Commercialisti Associati

In questo senso si è espressa l’Agenzia delle Entrate il 25 agosto 2020, nella risposta ad istanza di interpello n. 273.

CroppedImage720439 fisco

Il temporaneo stoccaggio di beni propri presso una piattaforma logistica situata in un altro Stato membro non costituisce sosta temporanea, “trasparente” ai fini IVA, ma trasferimento intra-Ue di beni propri rilevante ai fini del tributo. In questo senso si è espressa l’Agenzia delle Entrate il 25 agosto 2020, nella risposta ad istanza di interpello n. 273.

La fattispecie oggetto di analisi riguarda le conseguenze, ai fini IVA, di alcune modifiche al proprio modello di business che l’istante, una società italiana, intende porre in essere per abbreviare i tempi di consegna delle cessioni poste in essere nei confronti di due clienti, operatori della grande distribuzione organizzata (GDO), aventi sede rispettivamente in Gran Bretagna e Irlanda.

Le parti intendono avvalersi di una piattaforma logistica situata in Belgio ed operare in maniera integrata: le società clienti fanno pervenire periodicamente alla società fornitrice le stime di fabbisogno della merce (forecast). In base a tali stime, quest’ultima provvede a trasferire i necessari quantitativi di prodotto dall’Italia al deposito belga, ove i beni sono oggetto di raggruppamento e/o smistamento e di stoccaggio per brevi periodi. Quando si verifica l’effettiva necessità di un quantitativo di merce, l’operatore della GDO invia un ordine d’acquisto sia alla società italiana fornitrice che alla società belga depositaria; tale ultima società, su incarico della prima, provvede immediatamente ad effettuare il trasporto con Incoterm DPP, se il destinatario è la società inglese, e con Incoterm DAP, se il destinatario è la società irlandese.

Né i cessionari, né il depositario hanno il potere di disporre dei beni stoccati presso la piattaforma logistica, per quanto tali beni non possano essere ceduti a soggetti diversi dai due operatori della GDO di cui fin qui si è detto.
L’istante ha ritenuto che lo stoccaggio dei beni equivalesse a “sosta tecnica” e che le operazioni di vendita dovessero qualificarsi come cessioni intra-Ue di beni, direttamente tra la società italiana fornitrice e le società clienti inglese (fino alla fine dell’anno in corso) e irlandese.

Conseguentemente, riteneva corretto emettere un DDT con causale “in transito” al momento della movimentazione delle merci dall’Italia al Belgio (annotando la movimentazione nel registro di cui all’art. 39 del DPR 633/72) e una fattura per cessione intra-Ue, all’atto della consegna o spedizione dei beni (già presenti in territorio belga) ai clienti esteri.

A sostegno della propria tesi ha richiamato la C.M. 19 marzo 1980 n. 15, parte 9, con la quale era stato chiarito che la sosta tecnica presso vettori, spedizionieri o centri di spedizione dello stesso mittente, per il raggruppamento o smistamento dei beni finalizzato alla prosecuzione del trasporto verso il destinatario finale indicato nella bolla di accompagnamento, non fa venire meno la validità di tale documento. Ciò è stato considerato ammissibile alla duplice condizione che “la sosta sia limitata al tempo strettamente necessario per le suddette operazioni e che nella sosta non sia configurabile l’esecuzione di un distinto rapporto di deposito”.

Nel caso di specie, tuttavia, entrambe le condizioni non si verificano. In primo luogo, infatti, le merci restano presso la piattaforma logistica non per un periodo di tempo strettamente necessario alle operazioni di raggruppamento o smistamento, ma per un periodo di tempo che è funzionale alle esigenze di approvvigionamento rapido degli operatori della GDO; ne è riprova la circostanza che le parti non hanno concordato un termine entro il quale i clienti esteri devono ordinare la merce presente presso la piattaforma logistica. In secondo luogo, lo stoccaggio dei beni configura esattamente l’esecuzione di un distinto e autonomo rapporto di deposito tra la società cedente e la società che possiede la piattaforma logistica.

Ne segue che il trasferimento dei beni nel magazzino belga è trasferimento di beni propri in altro Stato membro, ossia operazione assimilata alla cessione intra-Ue di beni (art. 41, comma 2, lett. c) del DL 331/93), non imponibile IVA in Italia. Per le stesse motivazioni, tale trasferimento è, ai fini IVA in Belgio, operazione assimilata all’acquisto intra-Ue di beni (art. 21 della direttiva 2006/112/Ce), soggetta al tributo con il meccanismo dell’inversione contabile. La società istante è dunque tenuta a registrarsi in Belgio mediante identificazione diretta IVA o nomina di un rappresentante fiscale. Ai fini documentali, la società istante emetterà fattura (ex art. 46, commi 2 e 3 del DL 331/93) nei confronti della propria posizione IVA belga.

Le successive cessioni hanno natura di cessione intra-Ue di beni, rispettivamente dal Belgio alla Gran Bretagna e dal Belgio all’Irlanda. Gli obblighi IVA dovranno essere adempiuti dalla società istante mediante la posizione IVA belga, in ossequio alla normativa IVA locale. A partire dal 1° gennaio 2021, le cessioni effettuate nei confronti dell’operatore GDO inglese avranno natura di cessione all’esportazione.

Ritrovaci su Facebook

Caleidoscopio

23 Settembre 1943 Salvo d'Acquisto si offre in cambio della vita di 22 civili rastrellati dai tedeschi per rappresaglia contro un attentato compiuto il giorno prima, viene fucilato a Roma, in località Torrimpietra. Riceverà la Medaglia d'Oro al Valor Militare.

Social

newTwitter newYouTube newFB