Lecco, 26 gennaio 2019   |  

Nella Via Crucis il Papa enumera i mali della società contemporanea

Il “cammino di solitudine” e dolore del Figlio di Dio continua ai nostri giorni, “in tanti volti che soffrono”

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Oltre 400 mila giovani della XXXIV Giornata mondiale della gioventù hanno partecipato alla Via Crucis che si è svolta nel Campo Santa Maria la Antigua.
Il discorso che Papa Francesco pronuncia alla fine della Via Crucis della Gmg assume i caratteri di un’intensa preghiera rivolta a Dio Padre, riconoscendo anche le responsabilità di quanti si ritengono amici del Signore.

Anche noi tuoi amici, o Signore, ci lasciamo prendere dall’apatia e dall’immobilismo. Non poche volte il conformismo ci ha sconfitto e paralizzato. È stato difficile riconoscerti nel fratello che soffre: abbiamo distolto lo sguardo, per non vedere; ci siamo rifugiati nel rumore, per non sentire; ci siamo tappati la bocca, per non gridare.

E’ facile cadere nella cultura del bullismo

La storia si ripete e, ieri come oggi, si inciampa nella “stessa tentazione”: “essere amici nella vittoria” e “nel successo”, perché è più facile “cadere nella cultura del bullismo, delle molestie e dell’intimidazione”. Un cammino diametralmente opposto a quello intrapreso dal Signore, che nella croce si è “identificato con ogni sofferenza”, cingendo “quelli che tante volte consideriamo indegni di un abbraccio, di una carezza, di una benedizione; o peggio ancora, nemmeno ci accorgiamo che ne hanno bisogno”.

Il dolore della Croce si staglia nella storia dell’uomo

Così, prosegue il Pontefice, “la Via Crucis di tuo Figlio si prolunga: nel grido soffocato dei bambini ai quali si impedisce di nascere e di tanti altri ai quali si nega il diritto di avere un’infanzia, una famiglia, un’educazione”; “nelle donne maltrattate, sfruttate e abbandonate, spogliate e ignorate nella loro dignità”; “negli occhi tristi dei giovani che si vedono strappar via le loro speranze di futuro dalla mancanza di educazione e di un lavoro degno”; “nell’angoscia di giovani volti, nostri amici, che cadono nelle reti di gente senza scrupoli – tra di loro si trovano anche persone che dicono di servirti, Signore –, reti di sfruttamento, di criminalità e di abuso, che mangiano sulla vita dei giovani”.
La Via Crucis di tuo Figlio si prolunga nei giovani coi volti accigliati che hanno perso la capacità di sognare, di creare e inventare il domani e “vanno in pensione” con la pena della rassegnazione e del conformismo, una delle droghe più consumate nel nostro tempo.

La società ha perso la capacità di piangere

Papa Bergoglio enumera, come tanti tasselli di un mosaico, i molteplici drammi che sfigurano il mondo contemporaneo: quanti, ad esempio, “invece di solidarietà, da parte di una società piena di abbondanza, trovano rifiuto, dolore e miseria, e per di più vengono indicati e trattati come portatori e responsabili di ogni male sociale”; la “solitudine rassegnata dei vecchi abbandonati e scartati”; i popoli nativi, “spogliati delle loro terre, di radici e cultura”; il “grido di nostra madre terra, che è ferita nelle sue viscere dall’inquinamento dell’atmosfera, dalla sterilità dei suoi campi, dalla sporcizia delle sue acque, e che si vede calpestata dal disprezzo e dal consumo impazzito al di là di ogni ragione”.
Si prolunga in una società che ha perso la capacità di piangere e di commuoversi di fronte al dolore. Sì, Padre, Gesù continua a camminare, a farsi carico e a soffrire in tutti questi volti mentre il mondo, indifferente, consuma il dramma della propria frivolezza.

Gli invisibili della società

Contemplando questo oceano di dolore, Papa Francesco si domanda quale è la risposta dell’uomo dinanzi “a Gesù che soffre, cammina, emigra nel volto di tanti nostri amici, di tanti sconosciuti che abbiamo imparato a rendere invisibili”. Se ciascuno di noi davvero nel quotidiano è capace di essere operatore di pace, creatore di alleanze, fermento di fraternità.
Contempliamo Maria, donna forte. Da Lei vogliamo imparare a rimanere in piedi accanto alla croce. Con la sua stessa decisione e il suo coraggio, senza evasioni o miraggi. Ella seppe accompagnare il dolore di suo Figlio, tuo Figlio; sostenerlo con lo sguardo e proteggerlo con il cuore. Dolore che soffrì, ma che non la piegò. È stata la donna forte del “sì”, che sostiene e accompagna, protegge e abbraccia. Ella è la grande custode della speranza.

Come Maria, ai piedi della croce

Il Pontefice ribadisce che la Chiesa vuole essere presente “nella vita e nelle croci di tanti cristi che camminano al nostro fianco”; come Maria, vuole imparare “a dire ‘sì’ alla pazienza testarda e alla creatività di quelli che non si perdono d’animo e ricominciano da capo nelle situazioni in cui sembra che tutto sia perduto”.
In Maria impariamo la forza per dire “sì” a quelli che non hanno taciuto e non tacciono di fronte a una cultura del maltrattamento e dell’abuso, del discredito e dell’aggressione, e lavorano per offrire opportunità e condizioni di sicurezza e protezione.

Basta cuori blindati ai migranti

Soprattutto da Maria, continua Papa Francesco, possiamo imparare “ad accogliere e ospitare tutti quelli che hanno sofferto l’abbandono, che hanno dovuto lasciare o perdere la loro terra, le radici, la famiglia e il lavoro”.
Come Maria vogliamo essere Chiesa che favorisce una cultura capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare; che non stigmatizzi e meno ancora generalizzi con la più assurda e irresponsabile condanna di identificare ogni migrante come portatore di male sociale.
Da Lei, conclude il Pontefice, in una distesa di occhi pieni di fiducia e voglia di cambiare il mondo, “vogliamo imparare a stare in piedi accanto alla croce, non con un cuore blindato e chiuso, ma con un cuore che sappia accompagnare, che conosca la tenerezza e la devozione; che sia esperto di pietà trattando con rispetto, delicatezza e comprensione”.

Le preghiere della Via Crucis
Nel corso della celebrazione, tra le altre cose, è ricordato san Oscar Arnulfo Romero, ribadendo che la voce dei martiri sarà sempre una canzone di speranza; il dolore dei popoli indigeni; il dramma dei migranti e dei rifugiati; le donne che lottano nell’oscurità degli abusi; le vittime degli attentati terroristici; le vittime degli aborti. Sotto la protezione della Virgen de Suyapa, della Virgen de la Caridad del Cobre, della Virgen de la Paz, della Virgen del Rosario, della Señora de los Ángeles, della Virgen de Coromoto, di Nuestra Señora del Perpetuo Socorro, di Nuestra Señora de la Concepción Aparecida, di Nuestra Señora de Altagracia, della Virgen del Rosario de Chiquinquirá, di Nuestra Señora de la Divina Providencia, della Virgen de Guadalupe, dell’Inmaculada Concepción del Nicaragua, di Santa María la Antigua, i giovani del mondo si impegnano a essere missionari della verità, testimoni gioiosi del Vangelo, attenti al grido dei poveri, solleciti verso la sofferenza degli ammalati e degli oppressi, verso la solitudine degli anziani e l’impotenza dei bambini. A tutti Papa Francesco ricorda che camminare con Gesù rappresenta sempre una “grazia”, “perché ci impegna a vivere nella fede e a conoscerlo”; e un “rischio”, perché “le sue parole, i suoi gesti, le sue azioni contrastano con lo Spirito del mondo, con l’ambizione umana, con le proposte di una cultura dello scarto e della mancanza di amore”.

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20 Febbraio 1830  Antonio Rosmini, sacerdote e filosofo, fonda l'Istituto della Carità al Sacro Monte di Domodossola.

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