Lecco, 29 marzo 2018   |  

"Nel futuro cure palliative a favore dei pazienti con cronicità complessa avanzata"

All’ospedale Manzoni il convegno su consenso informato e biotestamento

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Rappresentanti delle associazioni del Dipartimento Oncologico

Un trattamento non fondato sul consenso del paziente non è cura. La legge ha sancito che il Diritto e la Medicina non devono tutelare unicamente il valore della vita, in quanto questo va necessariamente coniugato con altri valori fondamentali, quali la dignità dell’individuo e il rispetto delle sue volontà”. Il messaggio che racchiude il punto di vista dei relatori di prestigio che hanno preso parola nella giornata di martedì 27 marzo al convegno incentrato sulla nuova legge 219/17 recante “Norme in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento” è riassumibile in queste parole. Un parterre di tutta eccezione, quello ospitato presso l’Aula Magna dell’Ospedale Manzoni di Lecco, che ha tracciato i confini della nuova normativa che regola il cosiddetto fine vita e alcune questioni relative alle gestione del rapporto medico-paziente.

Si è parlato di DAT, le Disposizioni anticipate di trattamento, che rappresentano le volontà dell’individuo in materia di trattamenti sanitari (inclusi nutrizione e idratazione artificiali), ossia della possibilità di esprimere il proprio consenso o il rifiuto in previsione di un’eventuale futura incapacità di autodeterminarsi; si è riflettuto sulla figura del ‘fiduciario’, anch’essa prevista ora dalla legge, vale a dire una persona – maggiorenne e capace di intendere e di volere – di fiducia del disponente, che ne faccia le veci e lo rappresenti nelle relazioni con il personale medico se e quando egli non sarà più in grado di decidere per sé. Sottolineata infine la possibilità che il medico – in accordo col fiduciario – possa disattendere in tutto o in parte le DAT qualora esse appaiano “palesemente incongrue o non corrispondenti alla condizione clinica attuale del paziente” ovvero sussistano “terapie non prevedibili al momento della formazione delle DAT capaci di offrire concrete possibilità di miglioramento delle condizioni di vita”.

Per quanto riguarda il consenso informato, invece, ribadito più volte come esso promuova e valorizzi l’autonomia decisionale e la responsabilità sia del paziente che del medico: “la legge 219/17 richiede a medici e pazienti la consapevolezza di se stessi”, ha detto Paolo Zatti, Professore Emerito dell’Università di Padova.

“La legge finalmente c’è, ora si tratta di appropriarsene, cioè di fare diventare prassi nella quotidianità quei principi stabiliti dalla legge”, ha riflettuto Gianlorenzo Scaccabarozzi, Direttore del Dipartimento della Fragilità di Asst Lecco, che ha organizzato l’evento in collaborazione con l’Ufficio Formazione aziendale e grazie al contributo di ACMT Lecco e Fondazione Floriani di Milano. “L’iniziativa si colloca nell’ambito dello sviluppo della rete locale di cure palliative-domiciliare e residenziale/hospice - che in questi anni abbiamo costruito sul territorio della Provincia di Lecco, recentemente completata con l’attivazione dell’Unità di cure palliative nei due presidi ospedalieri di Merate e Lecco per l’erogazione delle attività specialistiche di consulenza ai reparti, ambulatoriali e di day hospital. Con questo evento abbiamo voluto fare il punto sullo sviluppo delle prospettive di cure palliative che si rivolgeranno non più solo ai pazienti oncologici, ma anche a quei pazienti affetti da cronicità complessa avanzata che necessitano di questo tipo di trattamenti”.

Le ricerche epidemiologiche citate dal Prof. Xavier Gòmez Batiste, Direttore dell’Osservatorio “QUALY” del centro di collaborazione OMS nonché Direttore della Cattedra di Cure Palliative presso l’Università di VIC/ICO/WHOCC - Istituto Catalano di Oncologia di Barcellona - indicano infatti come oggi ad ogni malato di cancro corrispondano altri sette pazienti non oncologici ma affetti da patologie croniche avanzate complesse che necessiterebbero di cure palliative: “La sfida è occuparci di tutto quel campo della cronicità complessa avanzata che ci pone davanti a pazienti che hanno davanti a sé ancora alcuni anni di vita e che sopportano grosse sofferenze- ha spiegato il Prof. Gòmez Batiste – “E’ necessario ripensare il paradigma delle cure palliative passando dal sistema dei servizi a quello della comunità, giungendo ad un modello precoce, integrato e proattivo”.

Ospite d’eccezione della giornata il Giudice della Corte Costituzionale e Professore Emerito di Diritto Pubblico Comparato, Giuliano Amato, che ha parlato di una normativa “non perfetta” ma da considerare una conquista: “Grazie a questa legge alcuni tabù sono stai rimossi. Il fine vita ora si scioglie nella possibilità di rifiutare cure che sarebbero sproporzionate e come tali inadeguate. Appropriata, invece, è la cura che è tale non solo dal punto di vista medico-sanitario ma anche sotto il profilo del sentire proprio del paziente. Appropriatezza è la parola che raccoglie l’incontro tra i diritti del paziente e le responsabilità del medico”.

Al termine del convegno si è aperta la serata “Pianoforte in corsia, la musica come medicina dell’anima” durante la quale sono state presentate le associazioni del Dipartimento Oncologico, ringraziate dal Direttore Generale dell’Asst Lecco, Stefano Manfredi, per l’impegno vivace e attivo all’interno dell’ospedale.

 

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