Lecco, 03 ottobre 2017   |  

Movimento Nazionale per la Sovranità richiama all'unità della destra lecchese

"Sedersi allo stesso tavolo senza escludere nessuno, se non eventuali interlocutori inaffidabili".

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In vista del referendum sull'autonomia lombarda Movimento Nazionale per la Sovranità interviene chiedendo di ricompattare il centrodestra lecchese.

“Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”

Questo il quesito referendario che verrà posto ai cittadini lombardi il 22 ottobre. Alla luce di questo testo, l’unica spiegazione alle recenti dichiarazioni dell’On. Meloni è che non lo abbia letto.

Movimento Nazionale per la Sovranità, si schiera nuovamente a sostegno del referendum ed organizzerà iniziative sul territorio volte ad informare gli elettori. Come già dichiarato da Gianni Alemanno e Francesco Storace segretario e presidente di Movimento nazionale, siamo convinti che il federalismo a geometria variabile, previsto dalla nostra Costituzione, con la possibilità di acquisire risorse e competenze, non solo non sia incompatibile con l'Unità Nazionale, ma la possa rafforzare trovando un nuovo e più sostenibile equilibrio tra le diverse aree geografiche ed economiche. Il vero rischio per l'Unità Nazionale e per lo sviluppo economico è continuare a disconoscere l'enorme residuo fiscale che viene versato due regioni allo Stato centrale, alimentando una pericolosa frustrazione su cui potrebbe tornare a speculare chi trama realmente il secessionismo.

Inifine accogliamo l’appello alla lealtà del Presidente Maroni, confidando che anche a Lecco, due anni dopo la sconfitta elettorale dovuta alle divisioni ed ai personalismi, tutti i soggetti di centrodestra abbiano maturato la convinzione della necessità di sedersi allo stesso tavolo senza escludere nessuno, se non eventuali interlocutori inaffidabili.

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