Lecco, 26 aprile 2018   |  

Movimento 5 Stelle: liberiamo il lecchese dall'amianto

"Non è accettabile che gli stessi operatori non sappiano quali possano essere le situazioni più pericolose fino a che non venga loro segnalata da comitati di cittadini".

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Il Movimento 5 Stelle di Lecco interviene sul tema della presenza dell'amianto nel lecchese.

Il 28 aprile è la Giornata Mondiale delle Vittime dell’Amianto, in ricordo delle tante, troppe persone che hanno perso la vita a causa della fibra Killer.

Siamo ancora troppo lontani da una Lombardia “amianto-free”. Se guardiamo alla quantità di volumi censiti, con gli attuali ritmi di bonifica regionale è probabile che non bastino nemmeno 20 anni per avvicinarci all’obiettivo della totale eliminazione dell’amianto in territorio lombardo.

È un problema che non possiamo permetterci di sottovalutare.

A 25 anni dalla messa al bando con la legge 257 del 1992, l’amianto continua ad uccidere.

È di fondamentale importanza potenziare il sistema di sorveglianza sanitaria regionale ed assicurare interventi con modalità e procedure omogenee su tutto il territorio che non si fermino alla sola segnalazione da parte dei cittadini.

Occorre fare di più, il solo censimento dei siti pubblici e privati non è sufficiente.

La Lombardia, con 3 milioni di metri cubi di amianto ancora da smaltire, un significativo aumento di morti e di malattie correlate, territori, siti, abitazioni, strutture pubbliche e private da bonificare, è la regione con la più cospicua presenza della fibra letale.

Il nostro è un territorio pesantemente colpito dalla presenza di amianto. Dall’ex Vellutificio Radaelli, all’area ex Leuci, da alcuni anni emblema purtroppo dell’inadeguatezza della normativa per dare attuazione alle bonifiche.

La città di Lecco, zona fortemente industriale, vanta il triste primato di tasso di mortalità per mesotelioma: 26,6 ammalati per milione di abitanti. Nella nostra provincia ci sono ancora circa 72.000 metri cubi di coperture in eternit da rimuovere. Un dato agghiacciante che non va sottovalutato o minimizzato come purtroppo fanno alcuni.

Occorre un’integrazione della legge sia a livello nazionale che regionale che dia poteri di ispezione agli organi preposti, attivando un controllo sui siti denunciati almeno biennale.

Non è accettabile che gli stessi operatori non sappiano quali possano essere le situazioni più pericolose fino a che non venga loro segnalata da comitati di cittadini (come per la Leuci). Le banche dati parziali fine a sé stesse non servono a nulla.

Regione Lombardia deve avviare con urgenza un processo atto ad eliminare le attuali inefficienze. Appena insediata la relativa commissione, sarà nostra cura come M5S attivarci con i nostri consiglieri regionali per sollecitare questo processo il prima possibile.

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