Sondrio, 01 febbraio 2018   |  
Cronaca   |  Chiesa

Monsignor Franco Cecchin: i miei primi 75 anni

di Alberto Comuzzi

Il Prevosto di Lecco, a norma del Diritto canonico, deve rassegnare le dimissioni al compimento del 75esimo anno di età, vale a dire il 2 Febbraio. L'arcivescovo Delpini stabilirà il suo futuro impegno pastorale

FRANCOCECCHINs

Monsignor Franco Cecchin, prevosto di Lecco

Da quando i magistrati non vanno più in pensione a 75, ma a 72 anni e i professori universitari a 70 anni, l'ultima categoria ad essere messa a riposo a 75 anni è rimasta quella dei preti. In realtà un sacerdote non va mai in pensione (sacerdos in aeternum) perché, fin che ha forze e lucidità, esercita il suo alto ministero che è quello di annunciare Cristo al mondo.

Così anche per il nostro prevosto di Lecco, monsignor Franco Cecchin, che venerdì 2 Febbraio, compie 75 anni, se è giunto il momento di rimettere il mandato di parroco nelle mani del suo vescovo, Mario Delpini, come previsto dal codice di Diritto canonico, il tempo del “meritato riposo” non è ancora arrivato.

«Scriverò una lettera presentando le mie dimissioni da parroco», confida il Prevosto, «e nel contempo per chiedere all'Arcivescovo un incontro nel quale confermare che continuo ad essere a disposizione della Diocesi perché so che la mia vita è nelle mani del Dio dell'amore e nella benevolenza del popolo di Dio».

Chi conosce don Franco da tempo può testimoniare che una virtù ha sicuramente coltivato da sempre: l'ubbidienza; ed anche in questa circostanza, non vi sono dubbi, l'eserciterà. Farà esattamente ciò che l'arcivescovo Delpini gli chiederà.

Quanto a lui, in questo giorno importante e solenne della sua vita, sente il cuore colmo di gioia per poter dire alcuni “grazie”.

Il primo, ai genitori «per il dono della vita e per la loro grandezza d'animo e profondità di fede». Il secondo, a don Primo Mazzolari, parroco di Bozzolo, dove don Franco è nato e al padre Pacifico Fellini, religioso saveriano «per l'aiuto ricevuto nel coltivare la chiamata al sacerdozio», raggiunto con l'ordinazione avvenuta per mano del cardinale Giovanni Colombo il 29 Giugno 1969.

Il terzo «a Chi gli ha permesso di vivere 48 anni di intenso ministero»: i primi tre anni coadiutore in una parrocchia di periferia in zona Forlanini a Milano; poi 12 anni tra i giovani dell'oratorio della comunità di San Simpliciano e successivamente 8 anni come direttore dell'emittente diocesana, Radio A, sempre a Milano; quindi 15 anni come parroco a Basilio-Milano Tre dove ha realizzato un vero e proprio laboratorio spiritale con i parrocchiani di15 nazionalità appartenenti a 6 diverse tradizioni religiose e, infine, 10 anni prevosto a San Nicolò di Lecco.

Il quarto grazie, infine, ai suoi arcivescovi, i cardinali Giovanni Colombo, CarloMaria Martini, Dionigi Tettamanzi, Angelo Scola e a monsignor Mario Delpini per «la loro unicità e grandezza di successori dei nostri santi patroni Ambrogio e Carlo».

Se non si fosse certi delle sua autenticità di uomo di Dio, vedendolo ancora così gagliardamente attivo (per spostarsi in città usa spesso la bicicletta) e pieno di vitalità, verrebbe da chiedersi se non abbia davvero fatto un patto con il diavolo per assicurarsi così tanta esuberanza giovanile.

Tutt'altro che in disarmo, don Franco conferma di provare «immensa gioia di essere prete» e, mentre sente il bisogno di implorare la misericordia di Dio, aggiunge «di vivere ogni giorno, mese, anno che la Provvidenza mi ha donato e mi donerà come una sorpresa continua con dentro lo stupore di andare verso la pienezza».

Il suo fervore non è ingenuità. Tiene infatti a sottolineare il Prevosto che «il mio entusiasmo è la percezione che nel fidarmi e nell'affidarmi al Dio di Gesù sta il segreto della mia vera gioia. Ogni giorno che Dio Padre, Figlio e Spirito Santo mi regalano è unico e irripetibile, carico d'eternità».

È disarmante la serenità con cui don Franco si avvia a vivere gli anni futuri del suo ministero, per nulla preoccupato di lasciare il prestigioso ruolo di Prevosto di Lecco, mentre una morbosa curiosità attanaglia quei lecchesi (per fortuna pochi) che si interrogano, ossessionati, su chi prenderà il suo posto.

L'evangelista Luca, nel suo Vangelo (17,7-10), ricorda che «anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”». Ecco, don Franco, nell'intimo del suo cuore, a ragione può già sentirsi «servo inutile per avere fatto quanto doveva fare».

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