Bevera, 14 settembre 2020   |  

Mons. Rolla inaugura l’Anno pastorale con i preti del decanato di Oggiono a Bevera

di Italo Allegri

Nella mattinata di lunedì 14 settembre solenne concelebrazione, nel Santuario di Santa Maria Nascente di Bevera, presieduta dal Vicario Episcopale Mons. Maurizio Rolla, con 26 sacerdoti, buona parte dei quali appartenenti al Decanato di Oggiono, i Padri Missionari della Consolata e amici del Santuario, per dare inizio al nuovo Anno pastorale.

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Sono convenuti in tanti quest’anno i presbiteri del Decanato di Oggiono, i sacerdoti nativi di Bevera, i Padri Missionari delle Consolata di Bevera e altri preti amici del Santuario mariano più noto della Brianza lunedì 14 settembre, per celebrare con il Vicario Episcopale Mons. Maurizio Rolla l’inizio dell’Anno pastorale, come è consuetudine ormai da alcuni decenni.
Il presbiterio, di per sé già di modeste dimensioni, non è bastato ad accogliere il numeroso clero, perciò diversi sacerdoti si sono accomodati sulle prime panche. Tuttavia, anche se si tratta di un appuntamento prevalentemente per il clero, non è mancato il popolo ad assistere alla solenne concelebrazione, che ha occupato la navata centrale e i due transetti laterali nel rispetto delle norme anti covid, ossia osservando le modalità del distanziamento sociale e indossando la mascherina. Chiesa parata per la Festa Patronale celebrata domenica 13 settembre e liturgia accompagnata dai canti del coro.
A seguito del canto iniziale il benvenuto del parroco don Giovanni Colombo rivolto ai confratelli e a tutta l’assemblea: «Accogliamo oggi nel nostro Santuario i sacerdoti del decanato di Oggiono, i Padri della Consolata che sono qui presenti, accogliamo tutti gli amici e chi è legato a questo Santuario, accogliamo anche il nostro Vicario Episcopale Mons. Maurizio Rolla. Così con questa celebrazione diamo inizio anche al nostro Anno pastorale. Martedì scorso nella festa di Santa Maria Nascente l’Arcivescovo ha inaugurato il nuovo Anno mettendolo sotto la protezione di Maria, chiedendo anche a ciascuno di pensare qual è il proprio posto nella Chiesa. Allora noi oggi siamo qui a chiedere, per intercessione di Maria, a imparare a starci nella Chiesa, ciascuno con la propria responsabilità, con il proprio desiderio, con il proprio sostegno. Allora mentre iniziamo questo Anno, mentre accogliamo tutti, è Maria che ci accoglie, è il Signore che ci accoglie e, insieme, mentre ci accogliamo anche gli uni gli altri preghiamo e celebriamo il Signore».
La prima lettura tratta dal libro del Siracide offre lo spunto a Mons. Rolla per ricordare «che il nostro Vescovo ci ha invitato quest’anno, attraverso la lettera “Infonda Dio la sapienza nel cuore” ad entrare un po’ di più dentro questo libro del Siracide: uno dei più antichi dell’Antico Testamento, per aiutarci a vivere il tempo che stiamo passando, il periodo che ci è stato consegnato dalla storia: questo periodo di pandemia. E ancora lascia segni molto evidenti: gel, mascherina, distanziamento fisico. E dentro questa situazione per non cominciare senza sapere dove siamo, senza tener conto delle cose che stiamo vivendo, come se noi fossimo la Chiesa Cattolica o una parte, noi siamo sopra la Legge, noi siamo sopra le altre cose, gli altri devono fare un inchino, perché pensiamo che il Signore rimane alto per poterlo annunciare. Tante cose sono state dette e anche un po’ teologizzate, però alla fine dobbiamo rendercene conto delle cose che ci vengono incontro».
Allora la Sapienza potrebbe proprio essere quell’aiuto che ci è dato dal Signore per stare dentro le cose che non ci piacciono. Alcune sembrano favorevoli all’annuncio, all’essere del Signore, per mostrare che c’è qualcosa di più grande, di più forte. Però non sempre è così facile «perché, nonostante tutte le preghiere che abbiamo innalzato, nonostante tutte le invocazioni che abbiamo fatto a Gesù, allo Spirito, alla Madonna insomma, le cose non sono troppo cambiate: si sono un po’ alleggerite, sembrano essere meno pesanti, però dobbiamo arrenderci al fatto che il Signore non è stato automatico. Non è che abbiamo schiacciato un bottone ed è venuto fuori quello che volevamo o quello che ci aspettavamo arrivasse. E anche questo ci aiuta a rafforzare la fede, a ricordare che il tempo della storia è un tempo di pazienza, di ascolto, è un tempo in cui le cose non sono come quelle che volevamo noi».
Quindi Mons. riprende la frase di Paolo: «tutto concorre al bene» E prosegue: «Non è facile interpretare questa frase. Tutto quello che pensiamo noi o quello che desideriamo avvenisse? Tutto comunque! E questo è già un criterio: resisteremmo, perché questo si è questo no, questo mi piacerebbe e questo non mi piacerebbe? E invece tutto! Perché tutto è Dio. Noi siamo in Cristo e tutto quello che capita va in questa direzione. E anche questo è un esercizio di fede molto interessante, molto profondo, scappa via dai nostri desideri, perché non tutto quello che ci piace è brutto, tutto quello che ci piace avvenisse. Che la gente guarisse, che non ci fossero le malattie, che ci fosse il lavoro per tutti! Ci piacerebbe. Non è sbagliato. Però quando uno viene dobbiamo scegliere da che parte stare. Se il Signore mi dice “tutto concorre al bene” io da quale parte sto in questa realtà che mi viene consegnata, senza che io in qualche modo possa correggere Dio!».
Da ultimo l’omileta di sofferma su due frasi delle Nozze di Cana: «Non hanno più vino» e «qualunque cosa dica, fatela». È l’inizio della Rivelazione e il crinale di passaggio dal Vecchio al Nuovo Testamento attraverso il grembo di Maria, è il compimento della storia della salvezza. E l’altra affermazione rimanda a un gesto così semplice, quello di riempire le anfore con dell’acqua, che ciascuno può compiere: è un gesto universale di salvezza all’interno del quale ciascuno ci sta con la propria responsabilità, perché nella Chiesa ciascuno ha un proprio posto, una propria vocazione.
E conclude Mons. Rolla: «Questo modo di entrare nell’incontro del Signore in questa festa, dentro questa situazione, dentro questa presenza, è il principio fondamentale di questo passaggio per entrare nella storia di ciascuno di noi, che non ha un destino, ma ha una destinazione: noi non siamo prigionieri di un destino, siamo liberati, perché abbiamo una destinazione. Questo mi sembra il cammino che possiamo intraprendere con fiducia».
Nelle preghiere dei fedeli si invocata la protezione della Vergine di Bevera sulla articolata realtà decanale e della Comunità Pastorale Maria Regina degli Apostoli che unisce Bevera, Barzago e Bulciago.
Ultimo atto prima della solenne benedizione il ringraziamento del parroco don Giovanni rivolto a don Maurizio e tutti gli altri sacerdoti presenti: «è un segno bello vedere tanti preti, penso che sia anche bello per la gente, come segno di amicizia e di fraternità verso i sacerdoti». Quindi ha ricordato gli appuntamenti pomeridiani con la benedizione dei bambini e la Santa Messa serale per tutti gli amici del Santuario vivi e defunti.

 

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