Bevera, 09 settembre 2019   |  

Mons. Rolla celebra a Bevera inizio anno pastorale: Maria esaltazione dell’interiorità

di Italo Allegri

I sacerdoti del decanato di Oggiono lunedì 9 settembre hanno concelebrato con il vicario episcopale Mons. Maurizio Rolla nel santuario di Bevera l’inizio dell’anno pastorale. Preti diocesano e missionari della Consolata. Numerosi i fedeli presenti.

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È il neo-parroco don Giovanni Colombo a porgere il benvenuto alla ventina di confratelli nel sacerdozio del decanato di Oggiono lunedì mattina 9 settembre, convenuti presso il santuario di Bevera per la consueta concelebrazione presieduta dal vicario episcopale Mons. Maurizio Rolla, che segna così l’inizio dell’anno pastorale: tra i preti diocesani anche diversi religiosi dell’Istituto Missioni Consolata di Bevera e il decano don Maurizio Mottadelli.

Ingresso solenne processionale, che dalla sagrestia porta i sacerdoti all’altare percorrendo la navata centrale con ingresso dalla porta principale. Disposti nel presbiterio e occupata la prima fila di panche, prende la parola don Giovanni: «Diamo il benvenuto a tutti i nostri confratelli sacerdoti del decanato, dei padri della Consolata e agli amici di questo santuario. Inizio questi giorni il mio essere qui come parroco in queste comunità e in questo santuario. È bello iniziare questo cammino sapendo di poter contare sull’intercessione della Madre del Signore». E prosegue il parroco: «Abbiamo iniziato proprio in questi giorni il nuovo anno pastorale. L’Arcivescovo ha scritto una lettera che si intitola “La situazione è occasione”. E anche per me, e penso per ciascuno di noi, vivere questi giorni della festa del santuario, essere presenti a questa celebrazione, è senz’altro una situazione che viviamo e occasione per camminare insieme, per guardare insieme verso il Signore e aiutarmi con l’intercessione di Maria».

La solennità della celebrazione è scandita dai canti del coro parrocchiale e condivisa da un discreto numero di fedeli, che occupano la navata centrale e i due transetti laterali. Le letture della festa della Natività della B.V. Maria presentano l’annuncio dell’angelo a Giuseppe, il coniuge che si trova a vivere un contesto un po’ particolare e certamente non facile. E poi c’è la narrazione della genealogia con i nomi che stanno alla base dal punto di vista naturale della nascita di Gesù. Entrambe annunciano una situazione riecheggiando la lettera pastorale “La situazione è occasione”.

Mons. Rolla ritiene il titolo «una frase illuminante, che potrebbe diventare però un po’ stucchevole», soprattutto se ripetuta dai preti, dal clero, da coloro che «sono gli addetti ai lavori, perché spesso la sentiremo dire, l’ascolteremo durante le funzioni e diventerà, noiosa, quindi perde quella possibilità di essere orizzonte invece vero, interessante, non noioso delle storie, delle situazioni che, a partire dalla Parola di Dio ci aiutano a rendere ragione». È la chiave di lettura di ciò che capita: «delle cose belle come delle cose brutte, delle cose che ci piacciono come delle cose che non ci piacciono, delle cose che desideriamo, che non vorremmo mai succedesse, che non vogliamo ricevere e ci arrivano addosso come uragani e con tutta forza spazzando via tutte queste realtà, a partire da ciò che la Parola di Dio ci sta dicendo oggi: sono una occasione». E si chiede l’omileta: «Qual è il titolo che sta a commentare questa frase: la situazione del presente per il progresso della vostra fede e per la vostra gioia». Come dire: «Ciò che è fondamento della quotidianità più invadente è il progresso della fede, che non si fa con un applausometro o con delle crocette da applicare a qualche schema che abbiamo magari affrontato per diventare grandi, per essere migliore degli altri, per poter fare i testimoni, per essere di esempio. Sono cose che perdono al fondo in un batter d’occhio questa loro forza di fronte magari alla nostra debolezza, magari talvolta anche modalità ridicola di essere credenti un po’ goffi, un po’ gretti».

Lo spirito del Signore entra nella situazione di Giuseppe, che poco capisce di ciò che gli sta succedendo, attraverso il Cantico dei Cantici «perché c’è una ricerca spasmodica di questo amore, che talvolta si arriva poi a vedere, talvolta è nascosto, talvolta non si riesce a riconoscerlo». E Paolo nella lettera ai Romani «continuerà a rovistare dentro la vita, la sua fede, l’eredità che ha vissuto, cercando di cogliere la giustificazione per fede, cioè per fiducia nell’affidamento e non per personale condizione, per bontà dei suoi anni, oppure per la sua predicazione oppure per tutti i suoi viaggi! Ciò che resta davvero come segnale è proprio questa capacità di affidarci, dire che ogni occasione è un progresso della fede, un rilancio della gioia, perché non c’è scampo dalla vita quotidiana dentro la quale il Signore ci ha inseriti». Condizione che vale per tutti in Italia come all’estero, nella propria casa come nelle parrocchie.

E puntualizza Mons. Rolla: «In tutte le parrocchie che vado, in tutte le situazioni che vivo, dentro anche le situazioni che talvolta non sono facili da affrontare, voi, tutti, il nostro lavoro, perché i mei confratelli qualcuno è qui in queste parrocchie, qualcun altro in Africa, qualcun altro in ospedale, qualcun altro cerca di trovare la sua strada anche dentro un’età avanzata. Ci sono le relazioni dove ci sta la nostra vita, dove magari al mattino si fa sempre molto fatica a uscire dalle lenzuola, perché dentro la nostra testa, i nostri pensieri, dentro le persone che incontriamo c’è sempre qualcosa che non ci fa stare contenti, non ci fa essere gioiosi per cominciare la giornata. Oppure ci sono cose che sembrano ormai andare verso la fine o verso una situazione di stabilità negativa e non riusciamo a metterci in quota, siamo incapaci di avere un po’ di gioia, un sorriso rotondo non un riso ridicolo: profondo! Quella capacità di reggere il confronto con situazioni anche più negative, più sbagliate: con le cose difficili con le situazioni che magari non vorremmo mai ci capitassero».

Il Vicario riprende quando detto da don Giovanni: «Questo inizio diventa anche un rilancio di ciò che stiamo vivendo, ciò che stiamo facendo in tutta questa esperienza di Chiesa, di questa testimonianza del popolo di Dio nei confronti di un mondo che sembra andare dall’altra parte, che sembra venirci incontro come un caterpillar e basta! Trovare le condizioni anche per riuscire a testimoniare, a trasmettere la fede alle nuove generazioni, alle famiglie, alle genti che incontriamo senza perderci, senza scoraggiarci, senza diventare vanitosi, permalosi, invidiosi, gelosi. Ecco tutto questo che consegniamo ancora un’altra volta alla nostra vita, alla nostra fede, per vedere di che cosa è fatta. Con tutto quello che rimane dentro di te, malumori, cerchi di capire del mandato che ti è stato offerto, ma questa cosa qui è un progresso per la tua fede. Non lo dico personalmente per fare autoreferenza didattica, ma per incominciare da chi parla e per non parlare a vanvera, per non dire cose che magari poi sono sbagliate e ti ritornano indietro».

E conclude Mons. Rolla: «Ecco questo è quanto mi sembra importante oggi la Parola di Dio proclamata mi ha suscitato dentro questa nostra celebrazione tutti insieme. Come ancora un’altra volta ci richiamava don Giovanni, affidiamoci a Maria che ha assunto tutti i colori, le sfumature di una vita con il Signore che è stata una esaltazione della interiorità, dell’apertura ma, nello stesso tempo, ha dovuto passare attraverso le prove più dolorose della vita per una madre, soprattutto per la madre di Gesù. Però l’abbiamo ritrovata a sostenere la preghiera degli apostoli: coloro che sono stati scelti sono sostenuti da colei che stava perdendo quasi tutto e che all’inizio non aveva capito molto bene che cosa dovesse fare. Ma il progresso della sua fede e la forza della sua gioia hanno avuto la meglio».

Ale termine della celebrazione il parroco don Giovanni si rivolge all’assemblea con queste parole: «Ho visto tanta gente venire alle celebrazioni, al bacio della reliquia, venire a confessarsi, i bambini venire per la benedizione e tanta gente che è venuta per stare insieme, per pranzi, cene: molto bello! Oggi però sono contento perché vedere tanti sacerdoti è bello. Tante volte si pensa che i preti siano soli, abbandonati, in realtà il presbiterio del decanato qui presente, tutti parroci, i missionari della Consolata, mi fa piacere che siano qui. Ti fa sentire non solo ma dentro una famiglia. Ringrazio tutti di questo. Sono l’ultimo arrivato in questo decanato e spero di poter contare su tutti i mei confratelli per le tante cose che devo imparare, ma anche per non sentirmi solo ma custodito oltre che dal Signore e da Maria anche da tutti voi».

Recita della preghiera della Madonna di Bevera, quindi benedizione solenne e, a seguire, il bacio della reliquia. Nel pomeriggio benedizione dei bambini, mentre la festa continua intorno al santuario e si conclude in serata con lo spettacolo pirotecnico.

 

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