Lecco, 06 agosto 2017   |  

Mons. Franco Cecchin: Riscopriamo il silenzio

di Franco Cecchin

Il Prevosto: I rumori, prodotti dalla società post-moderna, e la sovra-esposizione di stimoli, condizionano e stordiscono l’essere umano impedendogli di essere se stesso.

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Per riscoprire il silenzio non come evasione e nemmeno come un ritorno all’intimismo sterile, ma come dimensione autentica dell’essere umano è opportuno, per non dire necessario, partire dal contesto in cui viviamo.

Nella società contemporanea del mondo occidentale, viviamo nell’era del divertimento, della spettacolarizzazione e della velocità. È un tempo liquido, è una cultura caratterizzata dal consumismo, che rifugge il silenzio in preda al panico.

Assistiamo all’onnipotenza del rumore che ci viene imposto per la strada e nei media, i quali, a causa della velocità e dell’enorme concentrazione, ci stordiscono e ci anestetizzano.

Il dolore, la crudeltà, la sofferenza, la morte ci vengono offerti sugli schermi come una merce, purché vengano consumati con voracità. Anche immagini come quelle sono rumore che rende insensibili e disumanizzati.

Riceviamo continuamente innumerevoli sensazioni fugaci che ci stimolano e ci seducono, ma che per la maggior parte non suscitano né percezioni, né sentimenti, né - men che meno - ci inducono all’elaborazione di un pensiero personale e critico.

I rumori, prodotti dalla società post-moderna, e la sovra-esposizione di stimoli, condizionano e stordiscono l’essere umano impedendogli di essere se stesso. Solamente ponendo in essere uno spazio-tempo destinato al silenzio, possiamo prendere coscienza del nostro io e del nostro rapporto con la realtà. È urgente, perciò, percorrere un cammino di silenzio: il silenzio del corpo, il silenzio della mente e il silenzio dell’interiorità.

Il silenzio del corpo: il livello più esterno è costituito dalla consapevolezza corporea, così come si comunica attraverso i cinque sensi. I sensi sono come finestre aperte sul mondo. Nel viaggio spirituale interiore si consiglia di stare seduti tranquilli, con il busto eretto nella rilassatezza e nell’abbandono.

Il silenzio della mente: gradualmente si giunge a livello della mente. I maestri della spiritualità fanno una distinzione fra la mente conscia e la mente subconscia. Vengono suggeriti diversi esercizi per controllare il vagare della mente e fissarlo su un punto preciso. La consapevolezza della respirazione calma la mente conscia e il canto del “mantra” sintonizza la mente subconscia all’armonia cosmica.

Il silenzio della contemplazione: oltre la mente c’è la “buddhi”. La distinzione tra la mente e la “buddhi” è importante per capire l’esperienza mistica in tutte le tradizioni spirituali, comprese quelle del cristianesimo.

La “buddhi” è la facoltà intuitiva della percezione in noi, l’organo interno dell’intuizione. La si è spesso descritta come occhio interiore, terzo occhio, la lampada interna o come il lato del cuore.

Si arriva così al silenzio mistico. Il cuore è il simbolo che si trova in tutte le tradizioni religiose per descrivere questo spazio divino interiore. Nel silenzio mistico c’è la sintonia, la fusione tra la luce dell’anima e la luce divina.

È in questo itinerario di silenzio interiore che si arriva progressivamente a riconciliarci con il nostro io facendolo venire alla luce, a ricuperare il nostro rapporto esistenziale/costitutivo con Dio, a relazionarci con i nostri simili e ad immergerci nell’universo senza perdere la nostra identità.

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