Lecco, 17 giugno 2018   |  

Mons. Franco Cecchin: L’urgenza di un pensiero politico

di Franco Cecchin

Il Prevosto di Lecco: porre in atto una vera educazione politica che abbia di mira la formazione della nuova generazione e l’accompagnamento degli adulti a vivere la “politica come una forma esigente della carità”

cecchin preghiera

INTRODUZIONE
Nel rispetto delle opinioni e delle scelte di ciascuno, mi sembra opportuno aprire un confronto sulla situazione politica in Italia.

Come cittadino e cattolico mi interrogo su quali siano le cause di questa crisi. Senza accusare nessuno, mi sembra corretto interrogarci sulle responsabilità della Chiesa nella sua accezione più ampia.

Da una presa di coscienza della situazione attuale e da un tentativo di individuarne le cause, passiamo a suggerire alcune piste di soluzione.

I - LA SITUAZIONE ATTUALE
Mi auguro di cuore che il governo italiano attuale, costituito dai Cinque Stelle e dalla Lega, sia in grado non semplicemente di attuare quello che hanno promesso, ma soprattutto di dare un apporto positivo al nostro paese nell’ambito dell’onestà, del bene comune e della valorizzazione delle diverse energie presenti sul nostro territorio.

Dai primi segnali contradditori, posti da alcuni protagonisti dell’attuale governo, rimango perplesso, per non dire preoccupato. Ho l’impressione che i vari capitoli del nostro vivere civile siano affrontati senza un retroterra culturale e senza una conoscenza profonda della situazione. Accenno alcuni elementi: la condizione giovanile, la realtà lavorativa, le relazioni con gli stati europei e quelli internazionali, il dramma degli immigrati....

II - LE RADICI DELLA CRISI
Non ci rendiamo conto abbastanza che siamo entrati in una società post-ideologica. Infatti le grandi ideologie del secolo scorso sono andate in crisi: il modello collettivistico con il crollo del muro di Berlino (1989) e il modello neocapitalistico con la bolla finanziaria del 2008. Siamo passati da un’epoca della oggettività con il rischio del formalismo ad un’epoca della soggettività con il rischio dell’individualismo. Siamo arrivati ad una “società liquida”, dominata dall’egocentrismo, dalla frammentarietà e dall’indifferenza.

Evidentemente le cause più immediate dell’allontanamento del ceto popolare dagli schieramenti passati sono molteplici. Oltre l’incapacità dei partiti tradizionali di affrontare i mutamenti in corso, sono da registrare altri fattori, come: l’estensione del fenomeno migratorio dilatato enormemente da tanti allarmismi; l’influenza esercitata dagli strumenti di comunicazione sociale, specialmente da quelli nuovi (Facebook...) che quasi sempre propinano false notizie; l’immagine negativa che emerge dall’Europa incapace di affrontare situazioni complesse e nuove; il discredito nei confronti della classe politica, accusata molto spesso di corruzione e di malgoverno.

III - LE VIE DI SOLUZIONE
Di fronte ad un cambiamento di epoca, non sono sufficienti le piccole modifiche e tanto meno gli aggiustamenti episodici. È necessario un cambiamento radicale di mentalità che nasca da una progettazione di ampio respiro: i diritti devono essere coniugati con i doveri, il bene individuale con quello comune, il locale con quello universale. Questo impegno culturale politico non è sufficiente, se non si accompagna, oltre che al ricupero di una seria moralità della classe politica, ad un profondo rinnovamento del sistema dei partiti, che consenta il superamento dell’attuale tendenza a fare di essi semplici strumenti di gestione del potere e restituisca loro la capacità di diventare luogo di aggregazione e di crescita di consenso. La classe politica è chiamata a compiere una vera conversione di tendenza: da una spinta individualistica con frange populiste e sovraniste ad un ricupero del senso civico con il valore della nazionalità e della corresponsabilità tra tutte le nazioni.

Si tratta, quindi, di porre in atto una vera educazione politica che abbia di mira la formazione della nuova generazione e l’accompagnamento degli adulti a vivere la “politica come una forma esigente della carità” (Carlo Maria Martini). La competenza e la responsabilità della Chiesa in rapporto alla società civile si esprimono a diversi livelli: quello del discernimento e del giudizio etico, e di una progettualità ispirata a valori essenziali della convivenza umana, come il primato dell’uomo sulle cose, il rifiuto di ogni totalitarismo e l’impegno del Bene comune mediante la giustizia e la pace. Per questo auspichiamo che la Chiesa italiana, anche nelle sue varie articolazioni locali, favorisca incontri regolari (una volta al mese!) con i giovani e con gli adulti laici per un esercizio di discernimento dei “segni dei tempi”, per un approfondimento della Dottrina sociale della Chiesa e per un sostegno ai cattolici laici nel loro impegno di “costruire la città” senza determinare orientamenti partitici, che spettano solo alla coscienza delle singole persone.

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