Lecco, 24 settembre 2017   |  

Mons. Franco Cecchin: la Chiesa in una società che invecchia

di Franco Cecchin

Il Prevosto di Lecco: l’annuncio della gioia evangelica sarà credibile solo dall’incontro con una comunità concreta

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Senza la presunzione di essere esauriente, vorrei mettere a tema il fatto di una società che invecchia e che tendenzialmente non rende adulta la nuova generazione. Da qui scaturisce la sfida provvidenziale alla Chiesa di essere sempre più comunità viva. Presento tre piste di riflessione:

1- Una società che invecchia
Siamo di fronte ad un mondo afflitto da un egocentrismo triste ed esasperato, causato in larga parte dall’inedito individualismo di una intera generazione di adulti, indotta dalla propria longevità a concepire la vita come un inarrestabile accumulo di beni, come un consumo permanente di esperienza, come un’ossessiva esercitazione a non perdere mai buone occasioni di profitto, anche a costo dello sfruttamento altrui.
Inconsapevolmente gli adulti con l’allungamento dell’età ritengono di avere una sorta di personale giovinezza immortale che porta in essere condizioni perché i giovani non crescano: in casa i figli hanno tutto, nella società mancano di tutto; a casa la vita appare loro senza domande, in società appare senza risposte.

2- Una gioventù che è chiamata a crescere
Per aiutare la gioventù a crescere veramente e autenticamente è urgente soprattutto per gli adulti tener presente che “amare qualcuno è volere il suo bene: godere che l’altro possa andare oltre lui, godere che l’altro possa vedere e conoscere più di lui”. Molto spesso vogliamo bene a chi ci è affidato e non vogliamo il bene di lui ma il nostro in lui.
Fa parte della vocazione dell’adulto la consapevolezza che amare qualcuno significa nei fatti volere il suo bene, volere che l’altro possa essere in quanto altro. Possa perciò scorgere e apprezzare la propria singolarità all’interno dell’universo, possa avere coscienza di sé e degli altri, e in un modo compiuto possa pronunciare con verità il proprio “io” nella relazione con l’altro, con gli altri, nella comunità.

3- Una Chiesa che è comunità
La missione della Chiesa è quella di una testimonianza possibile di comunità.
Non più stazione di servizio del sacro o di rassicurazione deresponsabilizzante o di gruppi elettivi con leader carismatici, ma ambito autentico di comunione, di condivisione, di partecipazione, di comunicazione, di ospitalità reciproca, nel segno dell’amore e del riconoscimento di pari dignità di ognuno e di ognuna. Dovremmo scommettere di più sulla costruzione di comunità vere, vivibili e visibili, nelle quali sia possibile ospitare la diversità, far dialogare le generazioni, celebrare la vita in tutte le sue fasi e le sue età.
L’annuncio della gioia evangelica sarà credibile solo dall’incontro con una comunità concreta di uomini e donne, di giovani e vecchi, di figli e genitori, di cittadini e stranieri, di malati e sani, di poveri e di ricchi, capaci di darsi la mano, di sostenersi l’un l’altro, di partecipare senza riserve e con generosità a questa immensa e variegata umanità, protesa ad una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, pellegrinando verso l’eterno.

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