Lecco, 17 settembre 2017   |  

Mons. Franco Cecchin: Invecchiare nel ventunesimo secolo

di Franco Cecchin

Il Prevosto: la società attuale non si sta preparando adeguatamente.

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L’invecchiamento della popolazione è uno dei fenomeni più significativi del nostro secolo e avrà importanti conseguenze per tutti gli ambiti del nostro pianeta.
La longevità sempre in aumento è uno dei grandi traguardi dell’umanità. Si vive più a lungo grazie a migliore alimentazione, igiene, progressi nel campo della medicina, cure mediche, istruzione e benessere economico.

È opportuno affrontare questo fenomeno tenendo presente che non sempre è preso in considerazione e che gli stessi soggetti non sono consapevoli e che la società attuale non si sta preparando adeguatamente. Per questo sul tema dell’invecchiamento vorrei proporre tre piste, tre spunti di riflessione:

1- Un fenomeno sottovalutato
Il nostro mondo sta prendendo solo lentamente coscienza di un problema, quello degli anziani, che si sta facendo sempre più pressante, e non soltanto nei Paesi industrializzati. L’attenzione dell’opinione pubblica, anche a causa della crisi economica, è tutta rivolta alla disoccupazione dilagante, in particolare tra i giovani.
Nei confronti degli anziani si assiste a un atteggiamento ambivalente, di solidarietà perché più deboli e indifesi in un mondo molto spietato, e allo stesso tempo di impaziente ostilità per il loro peso che grava sulle spalle degli altri e che angustia le generazioni più giovani, sempre più in difficoltà nella ricerca di un lavoro.

2- Una sfida per gli anziani
La speranza di vita alla nascita è attualmente di oltre 80 anni in 33 Paesi. L’Italia è ai primissimi posti per quanto riguarda la durata della vita. In Europa solo la Svezia ci supera. In genere le donne anziane sono più numerose degli uomini. Tale fenomeno deve diventare per gli anziani un’opportunità per se stessi e per la società. Ogni età della vita ha qualcosa da donare. La vita allungata è chiamata a diventare utile (volontariato, comunicazione di esperienze…).
Non siamo stati educati a concepire la vita umana come un progredire con delle tappe. Siamo chiamati a vivere con autenticità le singole tappe: la fanciullezza con la crescita, la giovinezza con l’identità personale, l’età adulta con la maturità, l’anzianità con la sapienza. Ogni tappa dell’esistenza umana ha i suoi aspetti positivi e negativi. L’anziano è chiamato a vivere l’invecchiamento nella logica del dono di se stesso. La novità cristiana concepisce la morte non come la fine, ma come il fine. Si sta andando verso la pienezza: il Paradiso, cieli e terre nuove, Gerusalemme celeste e risurrezione dei corpi.

3- Una sfida per la società
Se da un lato l’aumento del numero degli anziani suscita preoccupazioni sulla capacità della società di far fronte alle sfide associate a questo cambiamento demografico, dall’altro lato si tratta di una grande opportunità derivata dalla longevità della popolazione. Questo comporta adeguate politiche e una solida base di conoscenza che garantiscano un’effettiva integrazione dell’invecchiamento globale nel più ampio processo di sviluppo.
Uomini e donne di tutto il mondo devono poter invecchiare con dignità e sicurezza, approfittando della vita attraverso la piena utilizzazione di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali. Obiettivo primario è il mantenimento, per quanto è possibile, dell’indipendenza, prevenendo malattie e ritardando l’invalidità. Per un anziano la salute non è l’assenza della malattia, ma l’autosufficienza: la persona tendenzialmente non vuole dipendere dagli altri. È opportuno favorire un ambiente che aiuti l’anziano a pensare in positivo, a sentirsi ancora utile alla società in un modo diverso.

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