Lecco, 13 agosto 2017   |  

Mons. Franco Cecchin: il valore insostituibile della fiducia

di Franco Cecchin

Il Prevosto di Lecco: Se nessuno si fida dell’altro, il mondo sociale si sgretola e diventa invivibile.

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Dobbiamo prendere atto che nel microcosmo e nel macrocosmo stiamo vivendo in una “società della sfiducia”. La gente è sempre più diffidente. Il sospetto è sempre più diffuso.

I cittadini hanno sempre meno fiducia nei politici, nei dirigenti d’azienda, nei banchieri, nel mercato finanziario, nei giornalisti, nei preti (tolte eccezioni significative come papa Francesco e tanti altri), nei giudici...

La non fiducia è il sentimento dominante e la conseguente paura è uno dei mali più deleteri della nostra società. Se nessuno si fida dell’altro, il mondo sociale si sgretola e diventa invivibile.

Che fare? Non è facile rispondere. I suggerimenti, che si propongono, sono delle indicazioni da approfondire e da esplicitare con altri punti. Nell’esposizione, breve ed evocativa, si parte dai fattori che portano alla sfiducia e si arriva a quelli che favoriscono la fiducia.

La società postmoderna attuale, specialmente del mondo occidentale, è dominata dall’individualismo e dal relativismo. Con l’Illuminismo, la Rivoluzione francese e la Rivoluzione industriale, i legami tradizionali sono andati in mille pezzi e l’unico criterio dominante è l’interesse privato.

Il mito dominante è l’autosufficienza, che può essere espresso in questo modo: “Ognuno per riuscire nella propria vita non ha mai bisogno dell’altro”. È il mito dell’onnipotenza. Basta volere per potere: a livello culturale, in cui l’altro è un ostacolo; a livello politico, in cui l’altro è un mezzo.

Da qui scaturisce da un lato il tradimento dell’élite (politici, economisti e adulti che non mantengono le promesse fatte) e dall’altro lato il fenomeno del complottiamo (cioè, è pensare che quello che sta dicendo l’altro non corrisponde alla verità).

A questo punto è urgente operare un cammino di vera educazione sia personale che comunitaria. La fiducia in se stessi non si improvvisa: nasce all’interno della famiglia. La crescita di una persona ha bisogno di un’autentica Comunità educante che coinvolga tutti gli ambiti familiari, sociali, religiosi e culturali.

Ci si apre agli altri a due condizioni. La prima è accettare le proprie fragilità e non immaginarsi più forti di quello che si è. Tale riconoscimento può essere il terreno che ci fa incontrare. La seconda condizione è avere un minimo di fiducia in se stessi che non viene meno anche quando si sperimenta un fallimento. Ciò presuppone l’aver fatto e fare l’esperienza di essere accolti e riconosciuti gratuitamente senza alcuna condizione.

La fiducia in se stessi, quindi, nasce e si sviluppa sempre dentro relazioni di riconoscimento, a partire da quella con i genitori, con i vari educatori e con tutti gli altri.

Da qui nasce la fiducia negli altri in un cammino di relazione, di reciprocità e di crescita insieme.

Non deponiamo la speranza perché investendo sempre di più in un’educazione autentica e permanente per tutti i cittadini si mettono in atto le condizioni per una società giusta con l’obiettivo del Bene comune, avendo attenzione preferenziale verso i più deboli.

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