Lecco, 05 novembre 2017   |  

Mons. Franco Cecchin: il bullismo ci interpella

di Franco Cecchin

Il Prevosto di Lecco: È stato provvidenziale e molto opportuno l’invito di papa Francesco durante l’indimenticabile sua visita alle terre ambrosiane

mons franco cecchin vestiti paramenti

Uno dei gravi problemi, che si manifesta con molta frequenza in questo periodo nei rapporti tra ragazzi, adolescenti e giovani, è quello del bullismo. Tale sconcertante fenomeno può essere in qualche modo identificato come un’azione che mira più o meno consapevolmente a fare del male o a danneggiare l’altro; spesso è persistente e non è facile sottrarsi per coloro che ne sono vittime.

Alcuni comportamenti violenti possono essere attuati attraverso l’uso delle parole, per esempio minacciando o ingiuriando; altri possono essere commessi ricorrendo alla forza o al contatto fisico, per esempio picchiando o spingendo. In certi casi l’attacco verso l’altro può essere condotto anche senza l’uso delle parole o del contatto fisico, ad esempio beffeggiando qualcuno, escludendolo intenzionalmente dal gruppo o rifiutando di esaudire i suoi desideri.

Il bullismo, manifestazione di aggressività tra le più deleterie e distruttive, può essere compiuto da un singolo individuo o da un gruppo, così come il bersaglio può essere un singolo individuo o un gruppo.

Due sono gli aspetti rilevanti che lo contraddistinguono: da un lato, l’asimmetria di forze tra le due figure direttamente coinvolte, il bullo e la vittima; dall’altro lato, la sua ripetitività nel tempo. È evidente che questi due fattori si presentano in una relazione circolare, dato che l’asimmetria di forze facilita il ripetersi dell’aggressione da parte del più forte verso il più debole, rendendo i coetanei sempre meno pari. Il cosiddetto bullo, infatti, quanto più è insicuro e sente il bisogno di affermare il suo potere, in realtà psicologicamente inconsistente, tanto più cercherà una vittima pressoché inerme, facilmente aggredibile.

L’incontro è tra uno che è fragile e uno che è debole; tra uno che non si accetta e uno che è remissivo.

Come venire fuori da questa spirale di bullismo? Non è facile rispondere, suggeriamo alcune piste da approfondire: innanzitutto parlarne tra i ragazzi e nei vari ambienti educativi; approfondire alcuni tratti del bullo e della vittima; mettere in atto un modello educativo autentico; sviluppare una cultura di rispetto e di solidarietà.

È stato provvidenziale e molto opportuno l’invito di papa Francesco durante l’indimenticabile sua visita alle terre ambrosiane, il 25 marzo 2017, specialmente nel suo incontro con i cresimandi a San Siro: “Per favore fate la promessa a Gesù di non fare bullismo e mai permettete che lo si faccia nel vostro collegio, nella vostra scuola, nel vostro quartiere. Capito?”.

Indichiamo, adesso, alcuni tratti tipici dei bulli e delle vittime. Il bullo si configura come un soggetto caratterizzato da aggressività e scarsa empatia, da un’esagerata opinione di se stesso (facciata esterna di un’insicurezza di fondo) e da una tendenza alla violenza. Ha un forte bisogno di dominare gli altri, dimostrandosi impulsivo. Vanta spesso la sua superiorità, vera o presunta, perde il controllo facilmente, presentando una bassa tolleranza alla frustrazione. Manifesta consistenti difficoltà nel rispettare le regole e nel tollerare contrarietà e ritardi, tentando a volte di trarre vantaggi anche con l’inganno.

Le vittime, solitamente più ansiose ed insicure, tendono a produrre un’immagine negativa di se stesse e ad avere una scarsa autostima con immensa sensibilità, considerandosi persone di poco valore e inette. Sono spesso caute, sensibili e calme, e se attaccate, reagiscono chiudendosi in se stesse o, se si tratta di bambini piccoli, piangendo. Il modello reattivo delle vittime solitamente è di tipo ansioso o sottomesso.

Evidentemente sono molti i modelli educativi: autoritarismo, permissivistico, ansiogeno, contradditorio e quello dell’autorevolezza. Quest’ultimo, che è quello più autentico, si realizza nella dinamica tra autorità e libertà. Si tratta di favorire una sicurezza di base dell’educando, facendo crescere progressivamente il criterio del desiderio, del dovere e dei valori. Il risultato dell’educazione sta proprio nell’aiutare l’educando ad avere delle convinzioni e ad essere capace di essere libero, di compiere cioè scelte autentiche.

La cultura del rispetto e della solidarietà può essere attuata nella misura in cui si creano ambienti di ascolto personale e di gruppo (tra i ragazzi; tra gli insegnanti e i genitori; tra gli insegnanti, i genitori e i ragazzi), di verifica del cammino compiuto e di un coinvolgimento in iniziative concrete di aiuto agli altri, soprattutto a quelli più bisognosi.

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