Lecco, 27 agosto 2017   |  

Mons. Franco Cecchin: Essere cristiani oggi

di Franco Cecchin

Il Prevosto di Lecco: l’esperienza salvifica personale, la gratuità nei rapporti e un dialogo costruttivo.

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La storia del cristianesimo ci documenta che la fede cristiana, nel corso dei secoli, è stata vissuta ed espressa in modi diversi secondo i contesti socioculturali nei quali vivevano i discepoli di Gesù. Quanto più i cristiani assumevano con serietà la loro esistenza, tanto più vitale e irradiante era la loro fede. Oggi viviamo un difficile periodo storico, che sollecita noi cristiani ad essere sempre più fedeli al Signore Gesù. Prima di presentare alcune caratteristiche importanti della vita cristiana oggi, è opportuno - sia pur brevemente - esporre alcuni tratti della società contemporanea, che possono essere per noi delle opportunità.

Viviamo in una società nella quale convivono mentalità, interpretazioni della realtà e comportamenti molteplici e differenti. Tutto è relativo, pluralista e frammentato. I nostri contemporanei si sentono come frammenti di un tutto che li inquieta, li frantuma o li rende indifferenti. L’individualismo e l’immanentismo portano a conseguenze negative e drammatiche: mettono in discussione le tradizioni e le istituzioni; portano alla ricerca sfrenata del benessere individuale; conducono al disinteresse del Bene comune; tendono a relegare la religione nella sfera privata.

In questo modo l’adesione religiosa è sempre e solo parziale e aperta ad altre credenze che aiutano a conseguire l’obiettivo edonista con il rischio del sincretismo. Mancano così punti di riferimento solidi, sui quali i nostri contemporanei possano fondare la loro vita, con la conseguenza di personalità fragili e incostanti.

A questo punto, suggeriamo tre caratteristiche importanti per la vita cristiana oggi: l’esperienza salvifica personale, la gratuità nei rapporti e un dialogo costruttivo. Innanzitutto il cristiano è chiamato a testimoniare un’esperienza personale del Dio di Gesù. Sappiamo che il Cristianesimo prima di essere un insieme di verità e di norme morali, è soprattutto la vita nuova donata ad ogni persona dal Dio di Gesù. La storia della salvezza rivela l’autodonazione di Dio stesso, felicità piena dell’uomo che viene invitato a partecipare alla sua vita, ad accogliere nella fede l’offerta salvifica fatta da Gesù Cristo con il dono dello Spirito Santo. Il cristiano è veramente se stesso se è “mistico”, se prende sul serio di essere abitato dalla Ss. Trinità.

La seconda caratteristica del cristiano di oggi è la gratuità dei rapporti. In una società come la nostra, dominata dalla logica del denaro e del consumo, dell’individualismo e dell’edonismo, del soggettivismo e del relativismo, la novità cristiana ci presenta che la via del compimento del nostro essere uomini e donne sta nella gratuità.

Dio Padre, nella pienezza dei tempi, ha mandato sulla terra suo Figlio, diventato uomo, affinché con il dono totale della sua vita sulla croce ci liberasse dal male e ci rendesse figli suoi con la capacità, mediante lo Spirito Santo, di amare in modo gratuito, in cammino verso la vita eterna. Vivere la gratuità (“Non c’è amore più grande di chi dona la propria vita per gli altri” Giovanni 15,13; “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati” Giovanni 15,12; “Fate agli altri quello che desiderate che gli altri facciano a voi” Luca 6,31) è testimoniare che è possibile vivere la famiglia di Dio, in cui ogni componente è nostro fratello/sorella e non un nemico o un concorrente.

La terza caratteristica del cristiano di oggi è il dialogo costruttivo. Per vari secoli il Cristianesimo si è configurato, specialmente nel continente europeo, come “cristianità”, modellando la cultura e la società con la condivisione dei valori etici tipicamente cristiani. Con il processo di secolarizzazione questo fatto è venuto meno.

Con il fenomeno della globalizzazione al pluralismo culturale si è aggiunto quello religioso. Queste profonde trasformazioni e collegamenti ci sollecitano ad avere uno stile di dialogo costruttivo evitando il sincretismo e il proselitismo. Come primo passo, siamo chiamati a mettere in atto un dialogo con le confessioni cristiane. Dobbiamo riconoscere i nostri errori e le nostre mancanze di fraternità e orientarci ad esprimere la verità cristiana specialmente nella carità, con accentuazioni diverse. Poi, con le altre religioni e con le persone di buona volontà, siamo sollecitati a valorizzare le positività di ciascuno e impegnarci insieme ad essere operatori di riconciliazione, di giustizia e di pace di tutti i popoli, custodendo la casa comune che è la terra.

Questo impegno credibile e continuativo può suscitare negli altri alcune domande: “Perché vi date da fare in un modo gratuito? Perché siete disposti a perdonare e amare i vostri nemici? Perché non perdete la speranza e siete perseveranti? Solo da queste domande poste dai non cattolici e scaturite dai nostri comportamenti, il nostro annuncio della buona e lieta notizia di Gesù Cristo, salvatore di tutti, diventa credibile e coinvolgente.

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