Lecco, 19 novembre 2017   |  

Mons. Franco Cecchin: che dire dell'eutanasia

di Franco Cecchin

Il Prevosto di Lecco: di un’efficacia notevole è stato il recente intervento di papa Francesco.

franco cecchin

Come uomo e come credente sono contrario all’eutanasia perché interrompe la vita umana attraverso un intervento diretto da parte dell’uomo. La motivazione di fondo per questo rifiuto parte dalla constatazione che la vita ci è stata data come dono e noi non possiamo togliercela da soli.

Da questa affermazione aggiungiamo che siamo contrari all’accanimento e all’abbandono della persona che vive in una situazione limite della propria esistenza.

Siamo edificati nel leggere o nell’ascoltare le confidenze di tanti fratelli che soffrono e fanno fatica a continuare a vivere su questa terra.

Lasciamoci coinvolgere dai loro appelli. Accanto alla paura di essere sottoposti ad accanimenti terapeutici, esprimono la paura di essere lasciati soli senza la possibilità di cure, che consentano di affrontare in un modo umanamente dignitoso l’ultima tappa dell’esistenza.

Siamo vicini a questi fratelli non solo con belle parole o semplicemente con incontri episodici, ma con una presenza continuativa in sintonia con i parenti.
Se questo si verificasse, la richiesta dell’eutanasia non verrebbe certo del tutto cancellata, ma risulterebbe quantitativamente ridimensionata, tenendo presente che la medicina ha compiuto passi notevoli con le cure palliative.

Altro elemento da affrontare è il testamento biologico nel nostro Paese. Purtroppo, nonostante l’urgenza, la proposta uscita da alcuni mesi dalla Commissione parlamentare come frutto di una larga convergenza delle formazioni politiche, non è ancora approvata.

Tale proposta, pur non risolvendo tutta la problematica al riguardo, rappresenta un equilibrato e significativo contributo ad una maggiore umanizzazione delle situazioni di fine vita, sia attraverso il netto rifiuto dell’accanimento terapeutico, sia soprattutto attraverso l’offerta al paziente della possibilità di decidere a quali cure essere o non esserne sottoposto, nel caso in cui venisse a trovarsi in condizioni particolari e non avesse più la capacità di esprimere direttamente la propria volontà.

Di un’efficacia notevole è stato il recente intervento di papa Francesco - senza alcuna interferenza sulla vita politica italiana -, il quale ha dichiarato e ha invitato a “non abbandonare il malato grave e a non operare l’accanimento terapeutico e tanto meno l’eutanasia”.

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