Lecco, 15 aprile 2018   |  

Mons. Franco Cecchin: Che dire del biotestamento?

di Franco Cecchin

Il Prevosto: la vita, nelle sue diverse fasi, anche quel­le segnate dalla malattia, può e deve esse­re vissuta come un dono.

don franco cecchin

Con la nuova legge sul Biotestamen­to sarà possibile decidere il livello di dignità nel momento della morte, avendo la possibilità - aspetto fonda­mentale - di poter scegliere in anticipo i trattamenti medici da ricevere o da non ricevere, nella fase finale della vita. Una legge di libertà e di responsabi­lità, perché non obbliga nessuno, ma dà a tutti la possibilità di autodeterminare le proprie e soggettive volontà, nel ri­spetto delle leggi attuali e con possibili­tà sempre di ripensamento.

Di fronte alla morte imminente e/o inevitabile, è solo la persona (o un suo fiduciario) che deve decidere il livello di informazione e di trattamenti sani­tari da ricevere o da rifiutare. In questa decisione avrà il conforto dei medici, della famiglia, delle persone di fiducia, degli psicologi, e nel caso di minori ci saranno i genitori, il tutore o il giudi­ce tutelare nei casi controversi. Ma se si esclude questo caso dei minori, alla fine spetterà solo alla persona morente la decisione finale.

Questa legge in realtà sancisce un di­ritto già espresso nella Costituzione, all'articolo 13 (libertà personale) e all'articolo 32 («nessuno può essere ob­bligato a un determinato trattamento sanitario») e tutela il diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all'autodeter­minazione della persona, nel rispetto dei già citati principi costituzionali e dei diritti fondamentali europei, sempre dichiarati ed enunciati, ma non sempre applicati, soprat­tutto finora nel caso del fine vita non consapevole.

Colma, nel nostro paese, un lungo ritardo, mentre nel resto dell'Europa da anni esistono già normative analoghe. In Germania, per esempio, il testamento biologico è entrato in vigore dal 2009, ma le chie­se, cattolica e protestanti, già nel 1999 avevano firmato un documento con­giunto (della Conferenza episcopale tedesca e del Consiglio delle Chiese evangeliche in Germania ) sul "Testa­mento biologico cristiano".

Papa Francesco - nel recente messaggio al Word Medical Association - ha dichiarato, a propo­sito di fine-vita, che «se sappiamo che della malattia non possiamo sempre garantire la guarigione, della persona vivente possiamo e dobbiamo sempre prenderci cura: senza abbreviare noi stessi la sua vita, ma anche senza acca­nirci inutilmente contro la sua morte».

Questa legge, infatti, oltre ad aiutare il malato a non essere più solo in questa difficile e spesso drammatica decisione, ribadisce l'attenzione alla terapia del dolore e al divieto di ostinazione irra­gionevole nella somministrazione delle cure e nel ricorso a trattamenti inutili o sproporzionati, fino a ipotizzare il ri­corso alla sedazione palliativa profon­da (che non è eutanasia), sempre con il consenso del paziente.

La legge prevede anche la possibilità (ma non l'obbligo) di rinunciare alla nutrizione e alla idratazione artificia­li, considerati - in accordo con le linee guida scientifiche - come trattamenti sanitari e non semplice sostegno. Del resto già oggi il paziente in forza dell'articolo 53 del Codice deontolo­gico medico può rifiutarsi consapevol­mente di alimentarsi, mentre il medico non può assumere iniziative costrittive né collaborare a procedure coattive di alimentazione o nutrizione artificiale.

Come credente cristiano sono aperto alla condivisione delle mie convinzioni, ma sono contrario all'imposizione di quello che in coscienza ritengo vero, ritengo che la vita, nelle sue diverse fasi, anche quel­le segnate dalla malattia, possa e debba esse­re vissuta come un dono, al quale ci si deve rapportare responsabilmente, esercitando discernimento e libertà di scelta.

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