Lecco, 13 maggio 2018   |  

Mons. Franco Cecchin: C'è bisogno di educazione

di Franco Cecchin

Il Prevosto: Il primato dell’educazione spetta alla famiglia: è un dovere essenziale, connesso alla trasmissione della vita.

cecchin preghiera

PREMESSE
Ogni giorno siamo sconcertati dalle notizie che ci riferiscono sull’aumento di gesti di maleducazione che investono le persone di ogni età, di ogni cultura e di ogni provenienza.
Siamo tutti interpellati. La società, che abbiamo prodotto, ha raggiunto traguardi impensabili a livello di scienza e di tecnica, ma ha smarrito i criteri di fondo per la convivenza fraterna, per l’onestà e per il bene comune.
Dopo aver descritto, in modo sintetico, alcune espressioni di questa crescente maleducazione, suggerisco la necessità di una comunità educante con un conseguente progetto e la valorizzazione dei vari soggetti educativi, compresi i giovani.

I - LA MANCANZA DI EDUCAZIONE
La nostra società contemporanea è caratterizzata, per fortuna con non poche eccezioni, da una caduta di sensibilità morale, di cultura e di buon senso. Giorno dopo giorno, assistiamo ad una preoccupante “escalation” di comportamenti ineducati, con punte sempre più frequenti di illeciti che rendono difficile e teso il vivere quotidiano, incrementano le reazioni aggressive, rendono insicuri i più deboli e portano ad una generalizzata assuefazione in cui tutto è scontato e lecito. Non solo l’atmosfera, l’acqua e la terra si sono inquinati per opera dell’uomo, ma anche la società ha subito un notevole peggioramento qualitativo che incide sulla civile convivenza di tutti.

Non esistono più le regole e il rispetto dell’altro. L’unico criterio è il soddisfacimento del proprio egoismo e delle proprie pulsioni. Sta crescendo un costume, caratterizzato dalla grossolanità, dall’arroganza, dalla sopraffazione e dalla violenza che porta a sopprimere l’altro. Il lecito coincide molto spesso con il soddisfacimento dei propri bisogni. Il bullismo tra coetanei e con gli adulti è la punta dell’iceberg del malessere della nostra ”società liquida”. In sintesi, ci stiamo avviando verso una società in cui tutti i valori, tutte le regole di pacifica e civile convivenza vengono calpestate.

II - UNA COMUNITÁ EDUCANTE
In questa situazione critica, è indispensabile avviare un’ampia e approfondita opera di rieducazione culturale, morale e sociale che coinvolga tutti i componenti della comunità nelle sue molteplici espressioni. Questa azione formativa per essere efficace deve portare ad una vera alleanza educativa. Non si può educare oggi se non insieme agli altri: i genitori con gli altri genitori; gli insegnanti con gli altri insegnanti e così via. La famiglia, la scuola, la comunità cristiana e lo stato mettano in atto una “comunità educante”.

Tutti coloro che oggi hanno una responsabilità educativa escano dal proprio isolamento e dalla presunzione di potercela fare da soli e inizino a costruire ponti verso gli altri che concorrano all’educazione della nuova generazione. Il compito educativo appartiene alla comunità nel suo insieme e si realizza attraverso lo stile di vita, i valori riconosciuti da tutti, il modo di pensare e di agire che accomuna i diversi soggetti, sia ecclesiale che civile. Si educa nella misura in cui si è, ben al di là e oltre ciò che si dice o si fa. A questo riguardo è urgente elaborare un “progetto educativo” che definisca gli obiettivi, i metodi e le verifiche da mettere in atto con una certa regolarità. Il progetto è insieme pensiero e decisione, sguardo al futuro e radicamento nel presente.

III - I SOGGETTI DELL’EDUCAZIONE
Educa una comunità nella misura in cui dimostra di avere a cuore le nuove generazioni, di avere attenzione alla loro crescita, modificando, se occorre, atteggiamenti e scelte che potrebbero fare loro danno; che cerca di far loro spazio perché possano entrare nella comunità con un ruolo da protagonisti, attraverso il quale imparano la responsabilità, l’impegno e l’interesse per il bene comune. L’obiettivo educativo è quello di accompagnare e sostenere i ragazzi e i giovani nel loro cammino verso il senso e la pienezza della vita. Questo compito educativo viene espresso in forme diverse dai diversi soggetti. Non tutti nella comunità educano allo stesso modo: i genitori non sono degli insegnanti; i catechisti non sono degli allenatori sportivi... Si tratta di soggetti diversi, ciascuno dei quali contribuisce alla crescita dei giovani anche in ragione della qualità e dell’impegno con cui assolve il proprio specifico compito.

Il primato dell’educazione spetta alla famiglia: è un dovere essenziale, connesso alla trasmissione della vita. In famiglia si educa attraverso l’affetto, la fiducia, l’esempio, le scelte che si compiono e il clima che si vive. La parrocchia educa facendo sperimentare un contesto in cui le verità credute si traducono in una concreta esperienza di vita. L’oratorio può essere l’ambito specifico per vivere l’essere cristiani, per discernere la propria vocazione e per sperimentare una corresponsabilità nelle molteplici espressioni di associazionismo. La scuola, espressione di una società attenta alla nuova generazione, ha il compito di trasmettere il patrimonio culturale del proprio popolo e degli altri popoli, di aiutare a leggere il presente, di acquisire competenze per costruire il futuro, di allenare il cittadino insieme agli altri ad essere protagonisti del bene comune. Con la consapevolezza di non avere illustrato tutti i soggetti educativi, vorrei concludere con una sottolineatura che sta alla base di ogni dinamica educativa: l’educando non è semplicemente il referente dell’attenzione educativa dell’adulto, ma è un soggetto di educazione. Si educa educandoci.

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