Lecco, 25 febbraio 2018   |  

Mons. Cecchin: Sinodalità dimensione costitutiva della Chiesa

di Franco Cecchin

Il Prevosto: valorizzare tutti i componenti della Chiesa nella varietà dei ministeri e carismi.

FRANCOCECCHINs

PREMESSE
Oggi nella Chiesa cattolica sta diventando sempre più attuale la parola “Sinodalità”. Il papa Francesco e i vescovi stanno richiamando con insistenza il valore della sinodalità come dimensione costitutiva della Chiesa.
Per questo è importante approfondire cosa significa che la Chiesa è sinodale e che tipo di cammino siamo chiamati a compiere per rispondere a quello che lo Spirito di Cristo ci chiede oggi.
Senza la presunzione di essere esauriente, vorrei proporre sinteticamente l’origine della sinodalità nella Chiesa, la sua natura e il suo sviluppo, per poi arrivare ad alcune attualizzazioni nell’oggi.

I - ORIGINE DELLA SINODALITÀ
Il libro degli Atti degli apostoli che riguarda la nascita, la crescita e la diffusione della Chiesa, ci presenta tre situazioni precise che ci indicano lo stile del discernimento e della sinodalità. Il primo riguarda il fatto della ricostituzione del numero dodici del Collegio apostolico (1, 15-26). Deve essere un discepolo che ha vissuto l’esperienza diretta di Gesù dall’inizio della sua vita pubblica fino alla sua morte e risurrezione. Emergono due persone: Giuseppe, detto Barsabba, e Mattia.
A questo punto, l’assemblea prega e vengono gettate le sorti per lasciare l’ultima parola a Dio: la sorte cadde su Mattia.
Il secondo fatto riguarda la situazione di disagio nel servizio delle mense per i fratelli di lingua greca (Atti 6, 1-6). I dodici, garanti dell’unità della Chiesa, convocano l’assemblea e pensano di creare un nuovo ministero. Sette fratelli sono scelti e sono presentati agli apostoli, che confermano la loro scelta e, mediante l’imposizione delle mani, affidano loro la missione della diaconia.
L’evento più emblematico è stato quello dell’accoglienza dei pagani nella Chiesa. Al discernimento lento e personale di Pietro (Atti 10, 34) va accostato il discernimento sinodale, compiuto dagli apostoli e dalla comunità, in risposta al conflitto tra i giudeo cristiani e gli elleno cristiani scoppiato ad Antiochia. Il confronto è aspro, il conflitto è senza reticenze, ma si arriva ad una conclusione: “è apparso bene allo Spirito Santo e a noi” (Atti 15, 28) aprire all’accoglienza nella Chiesa delle genti provenienti dal paganesimo. Tale risultato non è stato frutto di una maggioranza, ma di una docilità libera allo Spirito di Cristo.

II - SVILUPPO DELLA SINODALITÀ
È indubbio che la Chiesa dei Padri fu una Chiesa sinodale: la miriade di Chiese
nate dalla predicazione apostolica si è andata costituendo col tempo in una “Communio Ecclesiarum”, regolata secondo un sistema articolato di diocesi, metropolie, patriarcati con modalità diverse.
La “Chatholica” trovava la sua manifestazione più evidente nei “Concili”. In questo cammino sinodale si è arrivati alla fede condivisa del Simbolo niceno-costantinopolitano e a una prassi comune, fissata nei decreti dei tanti sinodi. Nel cammino della storia della Chiesa le modalità sinodali di corresponsabilità ecclesiali hanno avuto forme diverse dal Cesaropapismo ad un’accentuazione del Primato petrino. Non dobbiamo dimenticare che l’Oriente ortodosso ha sempre conservato il sistema sinodale come elemento fondamentale.
Solo nel secondo millennio si è arrivati a chiarire le ragioni del primato petrino spostando l’attenzione dalla “sedes” al “sedens”, dalla Chiesa di Roma al suo Vescovo. Il Concilio Vaticano I (1870) considerava il papa come “perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia dei Vescovi che della moltitudine dei fedeli”.
Il Concilio Vaticano II (1963-65) ha affermato il primato del Papa dentro il Collegio dei Vescovi e la Gerarchia dentro e al servizio del popolo di Dio.

III - ATTUALITÀ DELLA SINODALITÀ
Più volte papa Francesco ha affermato che la Sinodalità è una dimensione costitutiva della Chiesa. Anzi ha sottolineato con una certa autorevolezza che “il cammino della sinodalità è ciò che si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio”.
Certamente dal Concilio Vaticano II si è fatto un buon cammino nell’ambito della sinodalità sia nei Sinodi della Chiesa universale sia in quelli delle Chiese locali, anche se il tratto dominante è stato quello della Gerarchia nei diversi livelli. Si è cercato di coinvolgere tutto il popolo di Dio, ma questo impegno si è espresso in un modo informale. Sia la proposta delle tematiche, sia lo svolgimento e sia le conclusioni di quelle assemblee, il ruolo determinante, per non dire esclusivo, è stato svolto dal Clero.
L’ora storica che stiamo vivendo, anche con l’invito pressante di papa Francesco, ci sollecita a valorizzare tutti i componenti della Chiesa nella varietà dei ministeri e carismi. Già il cardinale Dionigi Tettamanzi indicava una Chiesa con tre caratteristiche fondamentali: la Comunione, la Corresponsabilità e la Collaborazione. Un’attuazione credibile di questo camminare insieme è proprio il Sinodo minore della Diocesi di Milano su “Chiesa dalle Genti”. Le tappe sono notevoli: la fase di contemplazione (la Chiesa dalle Genti è un dono di Gesù Cristo a partire dalla Pentecoste con l’effusione dello Spirito Santo), la fase dell’ascolto (tutte le realtà della Diocesi, dal centro alla periferia sono coinvolte) e la fase delle decisioni non con il criterio della maggioranza, ma della docilità allo Spirito Santo per rispondere a ciò che Gesù desidera e vuole da noi oggi nella terra ambrosiana. Ciò esige da tutti una libertà interiore dei figli di Dio.

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