Lecco, 20 agosto 2017   |  

Mons. Cecchin: In una società liquida riscopriamo l’originalità cristiana

di Franco Cecchin

Il Prevosto di Lecco: I cristiani e la Chiesa sono chiamati dal Signore Gesù a vivere questa crisi inedita non come un fattore negativo, ma come un’opportunità provvidenziale.

cecchin viola

Dobbiamo prendere atto che stiamo vivendo un’epoca liquida. Tutto diventa liquido: l’esistenza umana, la relazione con gli altri e il nostro rapporto con il mondo.
La liquidità tende a diluire ogni fede: religiosa, culturale e politica.

È finito un certo modo di concepire l’esistenza. Le identità forti si sono diluite. Non esistono più l’Italia cattolica e l’Europa cristiana. C’è un qualunquismo generale. Tutto è soggettivismo all’insegna del relativismo.

Nel nostro Paese ad ogni generazione si dimezza la pratica religiosa, il partito dei cattolici è un ricordo degli anziani. Le grandi fucine pre-politiche si sono affievolite. I corpi intermedi sono divorati dalla frantumazione sociale.

Che fare di fronte a questa situazione fluida e imprendibile? Non sono sufficienti i rimedi di tamponamento e tanto meno gli atteggiamenti di dimissione o di pessimismo.

I cristiani e la Chiesa sono chiamati dal Signore Gesù a vivere questa crisi inedita non come un fattore negativo, ma come un’opportunità provvidenziale. Siamo sollecitati ad andare all’essenziale, all’originalità del Cristianesimo.

Il Cristianesimo non è prima di tutto un insieme di verità più o meno dogmatiche e tantomeno una somma di norme morali, ma è primariamente vita nuova attuata da Gesù Cristo nella sua morte e risurrezione.

Con la Pasqua di Cristo è iniziato il Regno di Dio (la nuova famiglia di Dio in cui Dio è Padre e noi siamo suoi figli e tra di noi fratelli). Questo Regno di Dio, che è iniziato, si compirà alla fine dei tempi: “è già” e “non ancora”.

Le parabole del Regno dei cieli insegnate da Gesù Cristo (cfr. Matteo 13, 1-52) ci danno le indicazioni precise. Quella del granello di senape ci insegna che la salvezza iniziata da Gesù Cristo si compirà alla fine dei tempi: adesso è un piccolo granello di senape, ma poi diventerà un albero, su cui sosteranno numerosi gli uccelli.

Quella del seminatore è l’invito a diffondere l’Evangelo e testimoniarlo in ogni luogo e in ogni tempo. Alla Chiesa di ogni epoca è dato il mandato di annunciare abbondantemente e ovunque la buona e lieta notizia di Gesù Cristo.

Quella del lievito è la chiamata da parte del Signore Gesù a noi cristiani di essere “anima del mondo”, di far lievitare dal di dentro - con la sua Grazia - la vicenda dell’umanità in cammino verso l’eterno.

Quelle della zizzania e della rete sono una sollecitazione a vivere l’oggi come il tempo dell’accoglienza, della conversione e della misericordia per tutti con una speranza incrollabile che l’esito ultimo della storia umana - lo dichiara apertamente il Dio di Gesù - avverrà nel Giudizio finale con Cieli e Terra nuova, con la Gerusalemme celeste e con la Risurrezione dei corpi.

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