Roma, 09 luglio 2019   |  

Mons. Cecchin e la cordata del '69 ricevuti da Papa Francesco

Già Prevosto di Lecco, oggi responsabile diocesano della Terza Età, don Franco racconta l'udienza privata con il Santo Padre.

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Oltre un'ora trascorsa in dialogo con il Santo Padre in occasione dell'anniversario dei 50 anni di sacerdozio. Mons. Franco Cecchin, già prevosto di Lecco e oggi responsabile diocesano della Terza Età, racconta l'emozione dell'incontro con Papa Fracesco insieme ai sacerdoti della cordata del 1969.

Mercoledì, 3 Luglio 2019, nella città del Vaticano, alle ore 16, noi della cordata’69 (con 27 presenti) abbiamo avuto l’udienza privata con Francesco, il vescovo di Roma, il Papa che viene dall’altro mondo. Subito, nell’incontro, mi sono venuto in mente le parole di don Primo Mazzolari, che ha espresso tanti anni fa’: “Anche io voglio bene al Papa!”.

In un mondo post moderno, in cui tutto viene relativizzato e frainteso, abbiamo espresso un amore grande e una sintonia profonda con la missione del successore di Pietro. Abbiamo riconosciuto che nessuna verità e nessuna norma morale vengano da Lui svuotate. Sta attuando la Sua missione di confermare i fratelli nella fede e nella comunione, con un intensa e gioiosa fedeltà al Vangelo di Cristo.

Abbiamo riconosciuto che i mass-media attuali sono ancor di più che nel passato manipolatori della realtà (siamo nella società della post-verità!). E opportuno che ogni invito ad accogliere i fratelli immigrati, che il Papa rivolge, si richiamino le responsabilità storiche del mondo occidentale (colonialismo….) e la necessità del coordinamento dei capi dei governi e delle nazioni, specialmente di quelle europee.

Ho voluto porre a papa Francesco la domanda che avrei desiderato rivolgerGli, quando è arrivato a Milano nel 2017: “Concordo nelle Sue scelte, ma vorrei chiederLe un approfondimento nell’ottica dello stile di Gesù: quali scelte compiere, oggi, nella Chiesa per essere chiamati da Gesù per nome, per stare con lui e poi per essere mandati nel mondo (cfr. Marco 3,13-19)?”.

Il Papa, rispondendo, ci disse che il primo obiettivo della Chiesa, è quello di favorire, in ogni uomo e in ogni donna, la disponibilità a ricevere il dono della vita nuova, offerta dal Signore Gesù con la sua Pasqua. Più viviamo in comunione con Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, più saremo in grado di essere testimoni della bellezza di far parte della famiglia di Dio, valorizzando i carismi e i ministeri di ciascuno di noi.

E’ opportuno, infatti, sostenere i cristiani laici ad essere soggetto nella vita della chiesa e della società, come è descritto negli Atti degli Apostoli: “Erano perseveranti nell' insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere… La moltitudine di coloro che erano diventati credenti avevano un cuor solo e un’anima sola… a ciascuno veniva distribuito secondo il suo bisogno (2,42.4,32.35).

E’ stato un incontro familiare e profondo: papa Francesco è stato con noi per un’ora e mezzo (in programma era solo un’ora!) e ci ha dato una consegna, quella della “Vicinanza”. Più precisamente ha sollecitato noi tutti a 4 “Vicinanze”: la prima con il Signore Gesù, la seconda con il proprio Vescovo, la terza con i propri confratelli sacerdoti e la quarta con il popolo di Dio. Viva e grazie a papa Francesco!

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