Lecco, 10 dicembre 2017   |  

Mons. Cecchin: Chiesa nella globalizzazione sii te stessa: cattolica!

di Franco Cecchin

Il Prevosto di Lecco: "la Chiesa di Cristo, nelle sue varie espressioni, potrà costituire uno fermento di unità tra i popoli".

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La globalizzazione non è un fenomeno recente, se ci riferiamo alla tensione profonda insita nell’umanità, quella spinta che da sempre prende dentro i popoli portandoli a espandere i loro mercati, i loro domini, le loro conoscenze e possibilità.

Quello che è nuovo nella storia dell’umanità è che solo oggi, mediante lo sviluppo delle tecnologie, del trasporto, delle comunicazioni e dell’economia, ciò che poteva essere un sogno per le precedenti generazioni, si va concretizzando sotto gli occhi degli attuali abitanti della terra.

La rivoluzione industriale prima, quella digitale poi, hanno portato ormai a una contrazione tale del tempo e dello spazio per cui non è un’utopia, ma quotidiana realtà: è possibile conoscere nello stesso istante ciò che avviene a New York e a Tokyo o in qualsiasi altra parte della terra.

Ci siamo accorti, però, alla fine del secondo millennio e all’inizio del terzo, che il tanto atteso “Villaggio globale” non si sta realizzando come pensavamo. Anzi, più che un villaggio di fraternità, stiamo sperimentando una specie di megalopoli globale dell’ingiustizia, dell’indifferenza e della violenza.

Il mondo di oggi, metropoli globalizzata, mette a contatto ravvicinato le sperequazioni economiche, culturali, sanitarie e tecnologiche che fino a pochi decenni fa potevano vivere nella reciproca ignoranza. Siamo di fronte a una società che sacrifica tutto alla logica del capitalismo e della competizione: la globalizzazione dell’estraneità, dell’ostilità, della precarietà, dell’irrilevanza di ognuno, specialmente della massa enorme di immigrati.

L’angoscia di fronte a tutto questo cresce maggiormente per l’incapacità o l’irresponsabilità dei vari governanti delle nazioni che non mirano al Bene comune e che sono alla ricerca di interessi di parte o di potenza con spreco enorme di risorse specialmente per gli armamenti nel rischio di una guerra atomica.

Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a questa situazione drammatica che coinvolge ogni abitante e perciò tutti gli abitanti della terra. La società globalizzata scopre il bisogno di essere umanizzata. Non sono moltissime le donne e gli uomini di buona volontà, ma ci sono. Comincia ad emergere lentamente la prospettiva di una società civile transnazionale, la cui cifra è la centralità dell’etica del Bene comune.

Il processo di globalizzazione non può essere vissuto in modo positivo senza una corrispondente spiritualità: tutti facciamo parte dello stesso genere umano e quindi della stessa famiglia umana. L’economia globale deve essere sostenuta da un’etica universale, accettata e condivisa.

A questo punto è importante e necessario chiederci: qual è l’apporto specifico della Chiesa cattolica? In questo processo attualmente negativo della globalizzazione, la Chiesa è chiamata ad essere se stessa: “cattolica”, cioè universale.

La Chiesa fondata da Gesù Cristo, fin dal suo nascere, si è sempre autocompresa come “cattolica”, universale, destinata a tutti gli uomini e a tutti i popoli, con la missione di far partecipare ogni persona alla famiglia di Dio in cui tutti siamo figli del medesimo Padre e tra di noi fratelli. La Chiesa è al servizio del Regno di Dio e si definisce come “sacramento, ossia il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Concilio Vaticano II, Lumen Gentium 1).

Una comunità ecclesiale può svolgere la sua missione in un mondo che tende all’unificazione, solo quando valorizzando la sua vocazione “cattolica” (cioè universale) è in grado - per un’ autentica giustizia - di immettere nella società dinamiche di gratuità, di accoglienza, di misericordia e di perdono.

In questa azione tutte le chiese cristiane sono orientate nella stessa direzione, chiamate a svolgere la medesima missione, che sarà tanto più efficace quanto maggiore sarà la loro convergenza. Le loro differenze si risolvono in ricchezza se il dialogo avrà reso possibile l’unità.

L’ecumene cristiana sarà allora paradigma di quella comunione tra i popoli che i profeti delle varie religioni hanno da tempo preannunciato e che ora l’umanità ha scoperto necessaria alla sua sopravvivenza.

In tale modo la Chiesa di Cristo, nelle sue varie espressioni, potrà costituire uno fermento di unità tra i popoli, uno strumento di giustizia tra le diverse classi sociali e soprattutto un progetto condiviso per la difesa dei più deboli.

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