Lecco, 13 settembre 2018   |  

Messaggio di Delpini per la giornata diocesana per il Seminario: Per chi vivi?

La presenza di seminaristi nella nostra diocesi, per chi se ne accorge, è un’inesauribile fonte di domande: chi siete? da dove venite? che cosa vi ha convinto a entrare in seminario?

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Messaggio per la giornata diocesana per il Seminario

La provocazione dei Seminaristi

Per che cosa vivi? per chi vivi?
La presenza di seminaristi nella nostra diocesi, per chi se ne accorge, è un’inesauribile fonte di domande: chi siete? da dove venite? che cosa vi ha convinto a entrare in seminario?
E i seminaristi, i preti appena ordinati rispondono alle domande con altre domande: ma voi, giovani nostri coetanei, adolescenti, adulti di ogni età, chi siete? per che cosa vivete?
li Seminario diocesano, insieme con tutti gli istituti di formazione per la vita consacrata, raccoglie giovani, pochi o tanti, entusiasti o problematici, provenienti da famiglie e da storie liete o tribolate, tutti hanno in comune un’intuizione: la vita ha un perché; la vita ha un per chi.
Intorno a questi giovani la comunità diocesana si raccoglie con simpatia, con attenzione, con tante aspettative non solo perché ha bisogno di preti”, ma anche perché la loro stessa presenza di giovani come tutti è una provocazione per tutti i giovani. Di fronte a una generazione giovanile che sembra esausta e smarrita i seminaristi sono testimoni della possibilità di una interpretazione della vita che apra alla speranza e motivi alla dedizione e di scelte coerenti per giungere a una meta. Avere una visione e avvare un percorso: ecco la risposta alla domanda:
per chi? per che cosa?
L’esemplarità provocatoria delle scelte dei seminaristi non è però l’esibizione di un qualche eroismo o di una qualche originalità. É una risposta. Infatti i seminaristi riconoscono di aver intuito che prima del loro desiderio, prima delle loro aspettative, prima delle scelte che hanno dato una svolta alla loro vita c’è l’incontro che li ha sorpresi, la parola che li ha chiamati, l’amore che li ha salvati. Prima c’è il Signore Gesù.

La comunità cristiana deve essere una scuola di preghiera.
La GIORNATA PER IL SEMINARIO è una delle occasioni per rinnovare il proposito della preghiera per le vocazioni. Non si tratta di una preghiera che si riduca in sostanza a delegare al Signore di provvedere perché nella Chiesa non manchino i preti. Si tratta piuttosto di ricordare a tutta la comunità che la carità più necessaria per le giovani generazioni è che qualcuno insegni loro a pregare, a entrare in quell’amicizia che sola può rivelare che la vita ha un perché e un per chi. Tutti coloro che pregano possono insegnare a pregare: i preti e le nonne, i catechisti e i genitori, gli amici e le suore, i malati e i sani, tutti. É proprio la preghiera vissuta secondo lo Spirito di Gesù che introduce a quell’incontro che diventa vocazione perché rivela la stima che Dio ha per ciascuno, la promessa di felicità che è iscritta in ogni vita e fa della speranza la ragione buona per vivere e fare della vita un dono.
Per questo invito ogni comunità cristiana, ogni famiglia e ogni persona a un esercizio di preghiera intensa e vera e a contribuire a fare della comunità un contesto in cui si insegna e si impara a pregare.

La comunità cristiana si cura del suo seminario e del suo clero.
Tutte le comunità della Diocesi sono invitate a prendersi cura del seminario e del clero diocesano anche per gli aspetti concreti e per il sostentamento delle persone e il funzionamento delle istituzioni. La straordinaria generosità che ha sempre offerto le risorse necessarie è un segno che consola e incoraggia. Desidero esprimere la più sentita gratitudine per i benefattori che in molti modi hanno sempre sostenuto il Seminario e di cuore li benedico. Assicuro la mia preghiera e quella della comunità del Seminario in vita e in morte.
La tradizionale generosità non è minacciata da momenti di crisi o dal diminuire delle risorse. L’insidia viene piuttosto dal porsi di fronte alle istituzioni, quindi anche alla Chiesa e al Seminario, per far valere le proprie pretese, piuttosto che per appassionarsi a una impresa comune e quindi costruire solidarietà e corresponsabilità adulte.
Noi desideriamo reagire a questo atteggiamento della pretese, anche con il gesto minimo, anche con la modesta offerta di un po’ di tempo, di un po’ di attenzione alle riviste del Seminario Fiaccola e Fiaccolina, di un contributo in preghiera, denaro, simpatia.
Un gesto minimo per contribuire alla grande impresa:
che risuoni sempre quella domanda che inquieta: per chi?,
e sia ancora annunciata la promessa che chiama:
tu seguimi!

+ Mario Delpini
Arcivescovo

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