Lecco, 09 maggio 2019   |  

Mercato del lavoro: la produzione tiene, ma calano gli occupati

di Stefano Scaccabarozzi

Le imprese fanno fatica a trovare personale qualificato, ma chi ha formazione di alto livello guarda fuori provincia.

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La presentazione del report realtivo al 2018

Il nono rapporto dell'Osservatorio provinciale del mercato del lavoro, relativo al 2018, restituisce la fotografia di un territorio in cui i principali indicatori economici rimangono stabili, ma con delle criticità che permangono.

Schermata 2019 05 09 alle 13.01.52Il gruppo di lavoro di ptsclas che ha realizzato il rapporto lo ha infatti voluto intitolare “Il sistema occupazionale in attesa...”, come spiega Pietro Aimetti: “Si tratta di un rapporto che fotografa una situazione lecchese che è la fotocopia di quanto accade nel nostro Paese. Gli indicatori sono sostanzialmente di stabilità: ve n'è qualcuno leggermente positivo, per quanto riguarda per esempio la componente occupazionale femminile che ha visto una lieve diminuzione del tasso di disoccupazione; e qualcuno leggermente problematico come l'innalzamento del tasso di difficoltà nel reperimento del personale di cui le aziende hanno bisogno, come per esempio gli operai specializzati”.

“Il cambio di rotta – si legge nel rapporto - avvenuto nell'ultimo trimestre 2018 ha interrotto la fase espansiva del sistema occupazionale lecchese, in corso da tempo e caratterizzata da diffusi processi di qualificazione delle risorse umane all'interno delle imprese. Se il rapporto relativo al 2017 registrava il ritorno ai livelli pre-crisi di 10 anni prima, il 2018 ha proseguito, pur con minore intensità, il trend positivo relativo alla produzione industriale e artigianale, alle esportazioni e al tasso di utilizzo degli impianti nel manifatturiero”.

Schermata 2019 05 09 alle 13.01.59Sul fronte dell'occupazione i segnali non sono incoraggianti. Gli occupati nel 2018 sono stati 148.900, in calo rispetto ai 151.400 dell'anno precedente, comunque sopra al livello pre-crisi, cioè i 145.500 del 2010. Si registra la riduzione dell'occupazione maschile: -2,6%, con un tasso di disoccupazione maschile cresciuto dal 3,4% al 5,1%. La componente femminile, invece, registra solo una marginale flessione dei livelli occupazionali, con il tasso di disoccupazione che scende dal 7,6 al 6,4% a causa dell'aumento delle donne che non cercano lavoro.

Il tasso di disoccupazione complessivo è salito al 5,6% contro il 5,3% del 2017 e il 4,5% del 2009 (ma nel pieno della crisi, nel 2013, aveva raggiunto anche l'8%). Il tasso di disoccupazione giovanile è al 20% tra i giovani tra i 15 e 24 anni. Era arrivato a toccare il 30% nel 2014.

“I giovani - continua Aimetti - si mantengono in una situazione abbastanza precaria. C'è una lieve diminuzione dei Neet, giovani che non sono in formazione, né lavorano, che stimiamo essere l'8% di tutta la popolazione tra i giovani dai 15 ai 24 anni, mentre nel 2013 erano il 14%. Leggermente ridotto quest'anno il fenomeno della fuga di cervelli verso altri territori, una delle criticità segnalate nei precedenti rapporti. Il territorio riesce quindi a trattenere un pochino di più personale high skill, quindi di maggior qualificazione. La quota di assunzioni fuori provincia di questa categoria di lavoratori è infatti scesa dal 48% al 47%”.

Schermata 2019 05 09 alle 13.02.21In crescita sia il tasso di studenti nelle scuole secondarie di secondo grado sia il tasso di passaggio all'Università (65% rispetto al 61%). L'abbandono scolastico oscilla attorno al 9-1'% e l'irregolarità nel percorso di studi è inferiore al 25% (perdita di un anno, cambio di indirizzo).

Altro tema quello della precarietà: “Dal punto di vista delle forma contrattuali, si è registrata una lieve riduzione del ricorso dei contratti a termine e di somministrazione, esito dei provvedimenti nazionali come il decreto Dignità. Questo, complessivamente, però ha dato solo un lieve sollievo per il passaggio verso i tempi indeterminati”.

Nel corso del 2018, infatti, il 52% dei nuovi contratti avviati è a termine, contro il 53% dell'anno precedente. I contatti a tempo indeterminato sono solo il 21% del totale, in quanto i 23% è di somministrazione.

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