Milano, 15 maggio 2017   |  

Maxioperazione di Polizia e Guardia di Finanza coinvolge Lidl

Misure cautelari e due fermi tra Lombardia e Sicilia, conferenza stampa della Boccassini

auto gdf

Dalle prime ore di oggi un'operazione interforze della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza sta eseguendo 14 misure cautelari e due fermi tra la Lombardia e la Sicilia nell'ambito di una indagine contro le attività criminali della famiglia mafiosa catanese dei Laudani coordinata dalla Dda di Milano. Le misure cautelari (11 in carcere e 3 ai domiciliari) non sarebbero per mafia, ma per reati tutti con l’”aggravante della finalità di favorire Cosa Nostra”: associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari, appropriazione indebita, ricettazione, riciclaggio, traffico di influenze, intestazione fittizia di beni.

Gli arrestati avrebbero messo le mani su appalti Lidl riguardanti "l'organizzazione della logistica presso i magazzini ove è custodita la merce di natura non alimentare, l'allestimento di nuovi supermercati, il rifacimento di negozi preesistenti, le manutenzioni periodiche, o le riparazioni occorrenti in caso di guasti improvvisi".

Inoltre sono state poste in amministrazione giudiziaria quattro direzioni generali della società di grande distribuzione Lidl, cui fanno riferimento circa 200 punti vendita. L'operazione della Dda di Milano che ha coinvolto quattro direzioni generali (su 10 in Italia) della multinazionale della grande distribuzione riguarderebbe omissioni nei controlli verso alcuni appalti sospetti finiti nell'orbita delle indagini nei confronti del gruppo criminale  ritenuto vicino ai Laudani.

La Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Milano ha infatti accolto la richiesta dei pm di ordinare per 6 mesi l’”amministrazione giudiziaria” di quattro direzioni generali Lidl: Volpiano (base torinese per 51 filiali in Piemonte, Valle d’Aosta e parte di Liguria), Biandrate (base novarese per 68 filiali in Piemonte e Lombardia), Somaglia (base lodigiana per 62 filiali in Lombardia e parte dell’Emilia Romagna), e Misterbianco, base catanese per 33 filiali in Sicilia e 8 a Malta, oltre che per la nuova piattaforma logistica, una delle più grandi della galassia Lidl con i suoi 44.000 metri quadrati di superficie.

Lidl non è indagata come società, né opera in modo illecito, ma – secondo i magistrati che utilizzano questo istituto previsto dal secondo comma dell’articolo 34 del decreto legislativo n. 159/2011 – la carenza di controlli interni ha fatto sì che l’attività imprenditoriale finisse per colposamente agevolare esponenti mafiosi.

La presunta associazione per delinquere smantellata oggi dalla Dda di Milano avrebbe ottenuto "commesse e appalti di servizi in Sicilia" da Lidl Italia e Eurospin Italia attraverso "dazioni di denaro a esponenti della famiglia Laudani", clan mafioso "in grado di garantire il monopolio di tali commesse e la cogestione dei lavori in Sicilia". Gli arrestati, inoltre, avrebbero ottenuto lavori da Lidl Italia "in Piemonte" attraverso "dazioni corruttive". Lo si legge nell'ordinanza cautelare

Si sarebbe inoltre verificato uno "stabile asservimento di dirigenti della Lidl Italia srl, preposti all'assegnazione degli appalti, onde ottenere l'assegnazione delle commesse, a favore delle imprese controllate dagli associati, in spregio alle regole della concorrenza e con grave nocumento per il patrimonio della società appaltante". Nell'ordinanza cautelare firmata dal gip Giulio Fanales, si legge infatti che la presunta associazione per delinquere avrebbe ottenuto "commesse e appalti di servizi in Sicilia" da Lidl Italia e Eurospin Italia attraverso "dazioni di denaro a esponenti della famiglia Laudani", clan mafioso "in grado di garantire il monopolio di tali commesse e la cogestione dei lavori in Sicilia". Gli arrestati, inoltre, avrebbero ottenuto lavori da Lidl Italia "in Piemonte" attraverso "dazioni corruttive".

La presunta associazione per delinquere, composta da 16 persone, avrebbe commesso "una pluralità di delitti di emissione di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolenta mediante l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, omessa dichiarazione Iva, omesso versamento IVA, appropriazione indebita, ricettazione, traffico di influenze, intestazione fittizia di beni, corruzione tra privati". 

Nel complesso delle indagini della Polizia di Stato di Milano e della Guardia di Finanza di Varese sono state eseguite oltre 60 perquisizioni tra Lombardia, Piemonte, Puglia e Sicilia, e sequestri preventivi di beni immobili e quote sociali

Inoltre ci sarebbero anche alcune società del consorzio che ha in appalto la vigilanza privata del Tribunale di Milano tra le attività commerciali destinatarie delle misure emesse dalla Dda di Milano. Secondo quanto si è appreso si tratterebbe di società che forniscono i vigilantes del Palazzo di Giustizia.

Il procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini, responsabile della Dda milanese, ha spiegato che le indagini riguardanti la Lidl hanno accertato che "sapevano chi corrompere, quali fossero le persone giuste da corrompere. Per coloro che volevano corrompere - ha detto - era come pescare in un laghetto sicuro: sapevano esattamente chi, come e dove trovare le persone da corrompere. Tutta l'indagine - ha aggiunto - è stata condotta in piena sinergia con l'autorità giudiziaria di Catania"

 

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