Milano, 16 gennaio 2018   |  

Maroni si congeda dal Consiglio regionale con buone notizie sull’autonomia che verrà

di Silvano Guidi

Con un intervento a sorpresa nell’Aula del Pirellone il Governatore uscente ha riferito ai consiglieri gli sviluppi post referendum. Molti nuovi vantaggi per la Lombardia.

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Foto di gruppo di fine legislatura regionale

Non mancano fibrillazioni e inquietudini sotto il cielo di Lombardia in questo scorcio finale di legislatura regionale: gruppi consiliari che si smembrano e ricompongono con geometria indefinita; proposte sul filo di lana per progetti di legge che mirerebbero a guadagnare qualche poltrona in più agitando l’incompatibilità fra cariche di consigliere, assessore e sottosegretario; frenesie parossistiche individuali per il proprio destino politico. Il tutto sullo sfondo non ancora sopito delle incaute dichiarazioni di Attilio Fontana sulla difesa “della razza bianca”.

A riportare un po’ di concreta serenità è intervenuto, a sorpresa, in Consiglio regionale, alla ripresa dei lavori pomeridiani, il Governatore uscente Roberto Maroni.

«Abbiamo ricevuto ieri dal sottosegretario Bressa la bozza di preambolo-intesa su quanto si modificherà nel rapporto fra la nostra Regione e lo Stato a seguito dell’esito referendario dello scorso 22 ottobre» ha esordito Maroni. «Sono stati fissati tre cardini che io considero rivoluzionari e forieri di buone notizie e prospettive per la nostra Regione. Viene definita la spesa storica dello Stato nella nostra Regione; viene riconosciuto il nostro diritto a una compartecipazione al tributo; vengono infine fissati i fabbisogni standard. Cosa significa per noi la compartecipazione al gettito erariale? Che parte del gettito resterà in Lombardia, come da noi sempre auspicato seppure per una quota ancora da definire. Si tratta di un punto davvero “focale”: saremo interessati a investire sempre di più nello sviluppo e nella crescita del Pil, perché tanto più cresceremo, tante più risorse resteranno sul territorio. Lo stesso dicasi per il riconoscimento del principio dei fabbisogni standard: è di fatto un attestato al “merito lombardo”, la premialità per chi sa spendere con oculatezza».

«È evidente» ha concluso l’ormai quasi ex Governatore «che per noi si tratta di una grande assunzione di responsabilità e di una sfida da affrontare e vincere in leale collaborazione con lo Stato. Il mio ultimo atto sarà la redazione di un testo, non chiuso ma pur sempre vincolante, che prefiguri la sigla dell’intesa futura fra il Governatore che verrà e il Governo che sarà. Spero di poterlo far firmare, a mo’ di solenne impegno, a tutti i candidati presidente che correranno per la carica di Governatore in Lombardia il prossimo 4 marzo».

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Caleidoscopio

24 Febbraio 1990 a Roma muore Alessandro Pertini detto Sandro (era nato a San Giovanni di Stella il 25 Settembre 1896), settimo presidente della Repubblica Italiana, in carica dal 1978 al 1985.

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