Lecco, 11 gennaio 2017   |  

Inchiesta Gilardoni Raggi X: sono sei gli indagati

di Stefano Scaccabarozzi

L'indagine della squadra mobile di Lecco ha preso avvio nel febbraio 2016 a seguito di 54 denunce presentate dai lavoratori

gilardoni fabbrica 2

Garantire la tutela psicofisica dei lavoratori senza mettere a rischio la continuità aziendale di una realtà fondamentale per tutto il territorio e strategica per la sicurezza nazionale e non solo. È questo l'obiettivo con cui il la Procura di Lecco ha portato avanti le indagini, condotte dalla squadra mobile della Questura di Lecco, in merito alla Gilardoni Raggi X di Mandello del Lario, concluse con sei persone attualmente indagate a vario titolo.

«Avremmo potuto nei mesi scorsi procedere con una misura cautelare a carico della signora Gilardoni, ce ne erano i presupposti, ma non abbiamo voluto cercare sensazionalismi, ma tutelare lavoratori e azienda», spiega il procuratore Chiappani.

L'indagine della squadra mobile di Lecco, coordinata dal dirigente Marco Cadeddu, ha preso avvio nel febbraio 2016 a seguito di 54 denunce presentate dai lavoratori in merito al mancato rispetto dei propri diritti e a una ventina di casi di lesioni, talvolta con prognosi superiori anche ai 40 giorni.

cadeddu e chiappani

Marco Cadeddu e Antonio Chiappani

«Abbiamo raccolto direttamente e tramite i dipendenti – spiega il dottor Cadeddu – prove video e audio di concrete violenze psicologiche e fisiche subite dai lavoratori, come morsi, lanci di oggetti, insulti. A essi si aggiungono documentazioni mediche e le risultanze dei controlli del dipartimento di igiene e prevenzione dell'Ats e della direzione territoriale del lavoro».

Il capo di imputazione per lesioni e maltrattamenti ipotizzato per la signora Cristina Gilardoni e per l'ex direttore del personale Roberto Redaelli si riferisce a episodi verificatisi a partire dal 2012: «i fatti – aggiunge il procuratore Chiappani - sono abbastanza evidenti, ma andavano inquadrati in una visione complessiva, di sistematicità. Non essendo il reato di mobbing codificato abbiamo dovuto far riferimento alla giurisprudenza e inquadrare la vicenda come un allargamento al luogo di lavoro dei maltrattamenti in famiglia».

Diverse invece le contestazioni agli altri quattro indagati:
per il socio di minoranza Andrea Ascani Orsini viene ipotizzata culpa in vigilando, vista la sua posizione dirigenziale, per la mancanza di alcune precauzioni antinformatistiche previste dalla legge. 81/2008;
ad Alberto Comi, consulente esterno dell'azienda, viene contestata la non iscrizione nell'albo dei consulenti del lavoro;
ai medici dell'azienda Stefano Marton e Maria Papagianni viene contestato “inosservanza degli obblighi inerenti alla funzione di medico” in relazione alla tutela della salute dei dipendenti.

Un ruolo fondamentale in questa vicenda è stato svolto anche dal tribunale di Milano che, anche grazie alle indagini condotte dalla Procura di Lecco, nel mese di ottobre aveva azzerato il cda della Gilardoni nominando il figlio della signora Cristina, Marco Taccani come commissario vista la “complessiva negligente irragionevolezza dell'organo gestorio”: «dovevamo far cessare quella escalation di azioni persecutorie ai danni dei dipendenti, senza acuire le tensioni in atto, ma salvaguardando l'azienda che in quel momento non aveva più un modello di gestione efficace, con seri rischi per la continuità lavorativa», conclude il procuratore Chiappani.

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