Lecco, 23 ottobre 2017   |  

"Ma quale sensibilità su raccolta differenziata, inceneritore e beni comuni?"

Germano Bosisio: sembra essere subentrata una specie di supina rassegnazione che delega tutto a pochi ispiratori-esecutori

germano bosisio

Rimango sempre allibito quando costato le contraddizioni del sistema in cui siamo tutti immersi, a partire dal livello locale.

L’altro pomeriggio mi sono trovato, con pochi altri, ad assistere all’interessantissima conferenza stampa indetta dal Coordinamento Lecchese Rifiuti Zero.

In un crescendo prima di sconcerto e poi via via sempre più di personale indignazione mi si è presentato un quadro complessivo quantomeno di sbigottimento circa la situazione attuale provinciale relativo a questo ambito così importante del nostro vivere civile, visti i molteplici aspetti interconnessi sociali, economici, ambientali e sanitari.

Un quadro che perlomeno dovrebbe far accendere alla massima potenza i fari dei nostri amministratori e dell’opinione pubblica visti gli inconfutabili dati emersi, peraltro di provenienza istituzionale.

In sintesi, per stare all’essenziale:
Una percentuale di raccolta differenziata immutata negli ultimi anni ( addirittura leggermente diminuita nel 2016 facendo precipitare la nostra provincia dalle posizioni di vertice nazionale di qualche anno fa a quelle di medio bassa classifica) a fronte di un quantitativo enorme di tonnellate bruciate di cui 48% di provenienza extra provinciale; una introduzione col contagocce della tariffazione puntuale che in altri territori, applicata invece in modo diffuso, ha prodotto aumenti a 2 cifre della raccolta differenziata.

E tutto questo in netto contrasto con le previsioni espresse nel 2008 dallo stesso Ente Provinciale che aveva elaborato un piano decennale con parametri ben più virtuosi e migliorativi.

A tutto questo si deve associare un‘assenza perlomeno di dati iniziali della fantomatica indagine epidemiologica circa le ricadute inquinanti dell’inceneritore secondo il metodo cosiddetto “coorte”. Metodo preferito nonostante l’esosità e la lunghezza temporale applicativa - vistane la solo presunta maggior affidabilità - rispetto a quello cosiddetto “caso-controllo” suggerito dal Coordinamento che, guarda caso viene oggi definito da un insigne studio dell’Agenzia delle tutela della salute della Città Metropolitana di Milano – unità di epidemiologia, fatto sulla popolazione di 218.000 soggetti (inceneritore di Busto), come del tutto equivalente ma parsimonioso in termini delle risorse economiche e dei tempi necessari.

Come non è pervenuta al Coordinamento, dopo circa un anno e mezzo, nemmeno uno straccio di risposta (e questo la dice lunga sul grado di sensibilità partecipativa degli interlocutori istituzionali …) circa la loro proposta d’inserire, nel Comitato Scientifico che sta seguendo l’analisi epidemiologica un insigne ed arcinoto professore che opera da anni su queste delicate problematiche.

Tutto questo, ma anche molto altro connesso – in primis la questione sanitaria - , dovrebbe o no essere tra le massime priorità “politiche” di sindaci e amministratori, viste anche le cifre milionarie a “copertura pubblica” (pagate da tutti noi) previste per il tanto chiacchierato Teleriscaldamento ed annesse questioni?

Invece sembra essere subentrata una specie di supina rassegnazione che delega tutto a pochi ispiratori-esecutori, mentre anche la pur semplice osservazione dei dati sintetici sopra richiamati dovrebbe indurre ad una ulteriore revisione delle politiche virtuose sulla gestione dei rifiuti.

Peraltro si stanno addensando in tema di partecipate ( dai Comuni) pubbliche locali (LRH e altro ?) nuvole minacciose sempre più concrete di maxi aggregazioni regionali e quindi sempre più lontane dal controllo di sindaci e cittadini e sempre più coinvolte in logiche mercatiste e finanziarie, alla faccia del referendum del 2011.

Chi vigila su questi meccanismi di graduale espropriazione di sovranità popolare ?
Su chi i cittadini potranno contare per l’effettiva difesa della gestione virtuosa e sociale dei Beni Comuni Primari come rifiuti, acqua, sanità, istruzione ….. ?
Solo una rinnovata coscienza partecipativa dal basso, che si sappia saldare con il livello istituzionale più sensibile, potrà cercare di arginare questa deriva !

Germano Bosisio

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