Lecco, 17 marzo 2018   |  

M5S: la triste storia del Teatro Sociale e della cultura a Lecco

"Si tratta solo dell’ultimo esempio di un degrado nell’attenzione e manutenzione del nostro patrimonio culturale cittadino".

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Il Movimento 5 Stelle di Lecco interviene sulla vicenda del Teatro della Società di Lecco chiuso a tempo indeterminato per la necessità di lavori.

Sta trovando ampio rilievo ed attenzione la triste vicenda relativa al Teatro Sociale di Lecco, al suo precario status ed alla sua inagibilità senza termine e futuro. Un tema importante perché la vitalità culturale di un territorio non può risolversi in qualche mostra, ad uso troppo spesso privatistico, ma viene testimoniata anche dalle iniziative e dalle proposte qualificanti e diverse che devono, però, trovare adeguati spazi e strutture.

Questa vicenda, riguardante uno dei simboli di questa Città, è solo l’ultimo esempio di un degrado nell’attenzione e manutenzione del nostro patrimonio culturale cittadino, si pensi a Villa Manzoni ed a Villa Ponchielli, che testimonia come, sul tema, chi governa questa Città si riempia troppo spesso la bocca di tante belle parole, ma si dimostri inadeguato nella capacità di pianificare, affrontare e risolvere gli inevitabili problemi che il degrado del tempo, associato alla disattenzione, inosservanza e sottovalutazione, procura.

Non vogliamo, in questa fase, entrare nel merito delle responsabilità, enormi, di questa Amministrazione cittadina che sta sempre più distinguendosi e caratterizzandosi per la sua colpevole incapacità ed incompetenza, per questo ci sarà tempo e modo di confronto in Consiglio Comunale, ma vogliamo cogliere l’opportunità propositiva che questo dibattito ha aperto.

Società civile ed organi di stampa sembrano finalmente risvegliarsi dal torpore ed attivarsi su queste tematiche. Forse una maggiore attenzione dedicata ai contenuti programmatici durante l’ultima recente campagna elettorale avrebbe consentito l’evidenza delle diverse sensibilità tra i vari schieramenti ed avrebbe consentito ai cittadini maggiori contenuti di riflessione e di giudizio. Noi, ora, partecipiamo al dibattito limitandoci a ricordare a tutti di essere stata l’unica forza politica a livello locale, ad aver sollevato il problema ed avanzato proposte, anche con esemplificazioni di ricadute locali, nella recente campagna elettorale. Un intero capitolo, il 10°, del programma nazionale del M5S, era infatti dedicato alla salvaguardia del made in Italy e, con esso, del nostro patrimonio culturale. Ai distratti, od a coloro che hanno preferito ignorare proposte e contenuti del M5S, ricordiamo quanto era esplicitamente scritto:

“Noi vogliamo promuovere un modello di “Cultura diffusa” che incentivi sui singoli territori iniziative culturali, animando piazze, quartieri ed in generale tutti quei luoghi che costituiscono le periferie delle città trasformandoli da dormitorio in luoghi di vita. Sarebbe necessario favorire i Distretti Culturali nei quali effettuare una progettazione partecipata attraverso un piano strategico di rigenerazione urbana e di sviluppo sostenibile in linea con la specifica vocazione culturale di ogni singolo distretto.

Esiste, poi, da definire al meglio la pratica virtuosa di sostegno alla tutela e promozione del nostro patrimonio anche relativamente ai finanziamenti privati che possono affiancare il pubblico in questa opera. Un primo passo è stato fatto, nel 2014, introducendo, per legge, il cosiddetto Art-Bonus. A nostro avviso questa legge va profondamente migliorata non solo allargando lo spettro dei beneficiari, ma anche quello dei donatori. Il nostro programma, nell’ottica del miglioramento del sistema del mecenatismo culturale italiano, prevede l’introduzioni di una serie di misure quali l’obbligo della trasparenza dei bilanci delle istituzioni od enti beneficiari e la possibilità, per ogni cittadino, di effettuare micro donazioni sul portale Art Bonis.”

Ora non possiamo che sperare che possa nascere ed operare quel Governo a trazione M5S che, con il loro voto massiccio, hanno auspicato oltre 10 milioni di cittadini italiani.

Non avendo avuto la possibilità di eleggere in Parlamento un nostro rappresentante, inoltre, non possiamo che augurarci che chi è stato eletto con i voti dei lecchesi, pur essendo un “corpo estraneo”, sappia dar seguito con le azioni alle promesse elettorali, tutelando nel concreto gli interessi e le necessità del nostro territorio.

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