Lecco, 04 luglio 2018   |  

Luce in sala. La ricerca del divino nel cinema

di Gabriella Stucchi

Nel libro l’autore, Virgilio Fantuzzi, gesuita esperto di cinema, raccoglie racconti attorno ad autori e film a lui cari, evidenziando in ciascuno un messaggio di carattere religioso da applicare alla vita quotidiana.

Luce in sala

Inizia con “Francesco giullare di Dio” di Roberto Rossellini, il cui momento più significativo è rappresentato dal bacio al lebbroso, in cui i due si fondono l’uno nell’altro, in un moto d’amore e di consolazione. Brunello Rondi, assistente di Rossellini, ricorda il clima creato nella comunità di religiosi e laici impegnati nella realizzazione del film: è evidente lo spirito francescano di fraternità.

“La strada” di Federico Fellini ha ricevuto l’elogio di papa Francesco: rappresenta la storia di un gruppo di artisti girovaghi e Francesco ha sottolineato il valore della musica attraverso la quale Gelsomina ha ammorbidito il cuore duro di un uomo che non sapeva piangere. Anche ne “I clowns” di Fellini c’è una riconciliazione dei contrari (il conflitto che sempre si annida nel cuore umano).

Di Pier Paolo Pasolini, che si dichiara non credente, è citato “Il Vangelo secondo Matteo”, il cui punto centrale è costituito dalla Madonna (rappresentata dalla madre del regista) che vede morire il proprio figlio sul Calvario: un dolore che rappresenta la vittoria definitiva del bene sul male. Grande successo anche per il film “San Paolo”, ambientato in America, in cui si vedono il “santo” e il “prete”, per dimostrare l’attualità del messaggio nell’oggi, in una società che egli minaccia e perdona, aggredisce e abbraccia.

“Ostia”, di Sergio Citti, narra la storia di due fratelli, Rabbino e Bandiera. La loro storia si svolge nei borghi, in cui si riflettono il bene e il male che c’è nella loro vita. Il bene è l’amore di fratelli, il male riflette i traumi familiari. Li troviamo in carcere, dove viene celebrata la Messa in occasione della Pasqua: entrambi ricevono l’ostia consacrata, dopo la confessione che ha messo in difficoltà il sacerdote. L’immagine della croce e il segno della croce che i due fratelli fanno la sera prima di addormentarsi sono elementi importanti, anche se con aspetti discordanti con la loro vita.

Di Marco Bellocchio viene citato “Sangue del mio sangue” che trae spunto dalla scoperta casuale delle antiche prigioni di Bobbio, dove da bambino il regista trascorreva le vacanze. Da qui il collegamento con un lontano ricordo scolastico relativo alla manzoniana Monaca di Monza. L’arrivo di Federico come ispettore nel convento di Santa Chiara, la descrizione dell’ambiente...infine, dopo inganni, la “sciagurata” esce dallo sgabuzzino dove è stata murata viva, nuda, splendida nella sua bellezza. Il Cardinale concede grazia alla prigioniera, che viene assolta da un sacerdote e riceve l’Eucaristia. La vita sconfigge la morte. La speranza non viene mai meno.

“Puccini e la fanciulla” di Paolo Benvenuti si svolge sulle rive del lago di Massaciuccoli. Protagonista Doria Manfredi, la serva che Elvira, la moglie del compositore, accusa ingiustamente di intrattenere rapporti illeciti con il marito. Alla giovane, per salvare la sua dignità, non resta che il suicidio. Ma la musica che accompagna trasfigura gli eventi, al punto che alla fine si assiste ad una sorta di apoteosi, la salita al cielo di colei che dopo la morte i familiari indicavano come la “povera martire”. Questo grazie all’energia interiore che aiuta a penetrare nelle profondità dell’anima.

Un gruppo teatrale interno al carcere mette in scena “Giulio Cesare” di Shakespeare.
Lo spettacolo è rivissuto dai detenuti come un complotto di malavitosi che decidono di eliminare il loro boss. Le battute del testo aprono per i detenuti il percorso ad una liberazione interiore: si intravede la luce della libertà, prima che si inizi una nuova vita con l’uscita dal carcere.

Al card. Carlo Maria Martini il regista Ermanno Olmi dedica “Vedete, sono uno di voi”. Sono le parole dell’Arcivescovo che trascorre gli ultimi anni della sua vita all’Aloisianum di Gallarate. Sullo sfondo, le note del Requiem di Verdi.
Martini, attraverso Olmi, ricostruisce la sua vita: parla della sua fanciullezza a Torino, del periodo doloroso della guerra, dell’ingresso al noviziato di Cuneo, dell’ordinazione sacerdotale, degli studi alla Gregoriana di Roma, poi all’Istituto biblico. Quindi il riferimento a Gerusalemme, “centro della storia umana”...Poi l’incontro con Wojtyla, la nomina ad Arcivescovo di Milano, passando davanti alle carceri di San Vittore. La prima lettera pastorale sulla dimensione contemplativa della vita, la Scuola della Parola per i giovani in Duomo, in un totale silenzio. La voce di Olmi si alterna con quella di Martini nel descrivere gli anni di piombo: “una situazione drammatica, nella quale però ammirai il coraggio della gente...”. Il tutto si conclude con il Cardinale che nel carcere amministra la cresima a diversi detenuti: un gesto di profondo significato. Altro punto importante la “Cattedra dei non credenti”.
Infine, nel 2002, quando lascia la guida della Diocesi, la tanto sospirata Gerusalemme...
Il film si conclude all’Aloisianum con un primo piano di Martini consunto dalla malattia, che con una voce impercettibile benedice la sua ex Diocesi.

Virgilio Fantuzzi “Luce in sala” – La ricerca del divino nel cinema – Áncora – euro 18.00

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