Lecco, 25 dicembre 2017   |  

Louise Bourgeois, l’arte di esorcizzare la vita

di Paola Mormina

Nata a Parigi il 25 dicembre del 1911, la sua arte ha attraversato un secolo intero. La sua esistenza è segnata sin da bambina dalla violenza, esorcizzata attraverso le sue sculture che ci restituiscono la figura di una donna forte, affascinante, emozionante e irrepetibile

Bourgeois Louise Foto Mathias Johansson 980x980

Louise Bourgeois quasi centenaria, ritratta a New York

Quando nacqui – ricorderà nel 1993 – mi piantarono subito in asso. Nacqui il giorno di Natale: mia madre era davvero dispiaciuta, e il dottore disse “Madame Bourgeois, lei mi sta proprio rovinando la festa”. Voglio dire, chi nasce il giorno di Natale? (…) Quando venni al mondo, guastai la festa. A tutti quanti: mentre loro erano intenti a gustare ostriche e champagne, ecco che arrivavo io…. L’arrivo della piccola Louise in casa Bourgeois a Parigi, ha già il sapore della sconfitta e dell’abbandono. Pareva che fosse arrivata al mondo soltanto per rovinare i festeggiamenti, a chiunque.

Una famiglia alquanto borghese e tradizionalista la sua, con i genitori che possedevano un laboratorio che restaurava arazzi medievali e rinascimentali e che all’occorrenza si occupava anche di “censurare” le immagini giudicate sconvenienti dalle trame. Il padre desiderava tanto un figlio maschio, ma la natura non lo aveva di certo favorito: gli era già andata male una prima volta con la primogenita, che forse poi quasi per dispetto era morta. Anche la seconda volta era giunta una bambina. E ancora una terza volta, con la piccola Louise, che come per ironia porta al femminile proprio il nome paterno, Louis. Regalo non proprio ben accetto dalla piccola, che vivrà con lui un rapporto molto conflittuale per tutta la vita.

Louis cercò di crescerla come un maschio, deridendola per il suo aspetto, e trascinandola per bordelli insieme a lui. Il tradimento fu la prima grande sofferenza alla quale resistere, unitamente all’abbandono. Nel 1914 la madre fu abbandonata, e tutti loro furono abbandonati: il padre venne chiamato alle armi e agli occhi della piccola sparì da un giorno all’altro, gettando la madre nello sconforto più nero. Impazzita dal dolore iniziò quindi a seguirlo ovunque trascinandosi dietro la figlioletta sino al triste epilogo a Chartres, dove si trovava all’ospedale militare, perché ferito. La madre lo raggiunse scoprendo che non era affatto l’unica donna presente nella sua vita, dato che le infermiere se lo contendevano, facendo a gara per occuparsene. Giunto nuovamente in famiglia niente fu più lo stesso, poiché oltre alla paura dell’abbandono si aggiunse anche il tormento della gelosia, e l’aria in casa diventò irrespirabile.

La goccia che fece traboccare il vaso fu Sadie, ragazza inglese alla pari accolta in famiglia come insegnante d’inglese, che finì per diventare l’amante del padre per ben dieci anni sotto gli occhi consapevoli della madre e della famiglia.“Uno dei miei soggetti più importanti è Sadie Gordon Richmond”  affermerà in seguito “Tutto quello che produco è ispirato ai miei primi anni di vita (….) Ogni giorno devi disfarti del tuo passato oppure accettarlo, e se non riesci ad accettarlo diventi scultore”. Scapperà via per sempre dalla sua infanzia con Robert Goldwater, critico d'arte americano conosciuto a Parigi, che ai primi venti di guerra nel '38 la sposa e la porta con sé a New York. “Lui era l'esatto opposto di mio padre, e aveva le stesse qualità di mia madre”.

La grande mela diventerà per lei la liberazione, la libertà di esprimersi come voleva, e la consacrazione della sua arte. I Goldwater sono ben inseriti nel mondo artistico newyorkese: lui insegna storia dell'arte all'università, mentre lei diviene invece il tramite tra i surrealisti fuggiti dall'Europa nazista – Max Ernst, Duchamp, Breton, Matta – e i nuovi espressionisti astratti americani, come de Kooning e Rothko. E’ il 1974 l’anno della Distruzione del padre,  il primo atto contro la persona dalla quale aveva sempre desiderato essere amata, compresa, accettata: ne aveva sempre avuto paura, e finalmente si era decisa ad affrontarla. Su un grande tavolo di legno Louise mette in scena lo smembramento del corpo paterno, e tutti gli oggetti della scultura sono calchi di membra di animali, comprati da lei al mercato della carne e gettati nel gesso ancora morbido. Torna in quest’opera l’eco delle vicende vissute in famiglia, tormento che non la lascerà mai.

Nel 1982, a settantun anni, il MoMA di New York le organizza una grande retrospettiva consacrandola in campo internazionale: è la prima personale che il museo abbia mai dedicato a una donna, e il numero e la natura delle opere esposte sono impressionanti. I temi delle sue sculture sono sempre gli stessi: l’infanzia in Francia, le amanti del padre, la madre e lei bambina impegnate nel restauro di arazzi antichi, gli istinti distruttivi, la sublimazione, la paura, l’abbandono. Nascono così opere come Femme Maison , un corpo metà donna e metà casa, dove la casa rappresenta un porto sicuro, un nascondiglio, l’involucro che occupa i suoi sensi e la protegge; Cells, spazi racchiusi, visibili ma inaccessibili dove galleggiano i ricordi della sua infanzia; Maman giganteschi ragni d’acciaio installati in diverse città come Bilbao, dinanzi al Guggenheim, e che lei dedica alla madre, perché il ragno è un animale che va a intrappolarsi negli angoli dove trova sicurezza, ma è anche abile a tessere trame, in ricordo alla sua instancabile attività famigliare. “Vengo da una famiglia in cui si riparavano i tessuti. Il ragno ripara la sua tela. Se tu distruggi la sua opera, il ragno si mette all’opera e la ricostruisce”.

Nel 1993 Louise Bourgeois riceve insieme a B. Nauman il Leone d’oro alla Biennale di Venezia e il 31 maggio del 2010 ci lascia, dopo novantotto anni e mezzo di arte. L’arte era stata la sua benedizione, e il suo potere salvifico l’aveva sottratta alla depressione. La scultura è stata il suo esorcismo, e vogliamo ricordarla come la donna ritratta dal suo caro amico nonché fotografo, Robert Mapplethorpe: un volto solcato da rughe, un sorriso spiritoso, occhi vivi e pungenti, in pelliccia e con sottobraccio un grosso fallo in latex, sua opera. Una vera novità nell’arte, e un bel riscatto per colei che era venuta al mondo il giorno di Natale,  rovinando la festa a tutti.

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