Bulciago, 13 gennaio 2020   |  

L’omaggio a Fabrizio De André apre l’anno culturale solidale di Bulciago

di Italo Allegri

È iniziato nel migliore dei modi l’anno culturale della Biblioteca di Bulciago domenica pomeriggio 12 gennaio. La sala conferenze Sandro Pertini infatti, è stata occupata in ogni ordine di posto …

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È iniziato nel migliore dei modi l’anno culturale della Biblioteca di Bulciago domenica pomeriggio 12 gennaio. La sala conferenze Sandro Pertini infatti, è stata occupata in ogni ordine di posto da quanti sono intervenuti all’omaggio tributato al cantautore Fabrizio De André: appuntamento che si ripete ornami da un quinquennio. Oltre ai posti a sedere con le sedie dislocate anche nell’atrio, molte persone hanno assistito al concerto, protrattosi per un paio d’ore, in piedi lungo le pareti della sala. Tanto che i promotori dell’iniziativa, ossia l’Assessorato alla cultura di Bulciago e la Commissione della Biblioteca, pensano di trasferirla il prossimo anno in uno spazio più ampio.

A dare il benvenuto ai presenti il vicesindaco Raffaella Puricelli, che si rivolge al pubblico con questa premessa: «Sono lieta di portare il benvenuto da parte di tutta l’Amministrazione e vogliamo condividere con voi non solo un bel momento musicale, ma soprattutto il messaggio che siamo certi è già nei vostri cuori, perché altrimenti oggi non sareste qui». E quindi ne espone il contenuto: «Per l’Amministrazione comunale è diventato un appuntamento tradizionale quello di aprire l’anno culturale con l’omaggio a uno dei più grandi cantautori del nostro Novecento: Fabrizio De André, che tutti conosciamo. Sono trascorsi ventuno anni ieri dalla sua scomparsa, ma avremmo bisogno ancora della sua presenza viva per continuare a fare sentire la voce di chi voce non ha. Perché Fabrizio era una persona veramente umana che, grazie alle sue capacità e possibilità, poteva essere tutti i giorni alla ribalta della stampa e dei media, mentre lui passava il suo tempo nelle strade, nei borghi, nei quartieri più poveri, dove viveva la gente povera, quella che per noi tante volte oggi viene considerata un nulla. Insieme dunque agli emarginati, agli ultimi, a persone con orientamento sessuale diverso da quello tradizionale con cui siamo cresciuti».

Raffaella poi si rivolge ai bambini che occupano la prima fila seduti sul pavimento, proprio innanzi al palco, che ringrazia per la loro presenza, segno di speranza per l’avvenire: «Oggi voi ci date fiducia, perché siete qui e non davanti ai videogame o collegati on line, ma siete qui insieme a vostri genitori, ai vostri parenti, perché vi stanno insegnando a crescere, a vivere. E quello che vi insegnano, che vi trasmettono: sentimenti di pace, di fratellanza, di solidarietà, di amore, di sostegno del prossimo, non considerateli come messaggi vani o parole inutili, che dicono sempre i nostri genitori: oh che noia! No! Abbiate cura dei messaggi che vi consegnano le vostre famiglie, perché se crescete nel rispetto di questi valori, davvero un domani qui al nostro posto ci saranno tante persone che, come tutti noi oggi, nella nostra quotidianità amiamo il prossimo, cerchiamo di fare tutto il possibile, perché anche l’ultimo possa essere aiutato nei suoi bisogni e perché finalmente si possa costruire un mondo di pace, di solidarietà, di fratellanza. Un mondo aperto dove la diversità non sia vista come un ostacolo al nostro benessere, ma come una crescita, un arricchimento culturale: l’arricchimento umano di cui oggi abbiamo bisogno».

E pone un interrogativo: cosa abbiamo bisogno noi oggi? Ecco la risposta: «Non abbiamo bisogno di niente altro se non di amarci tutti e di aiutarci tutti a vivere al meglio, ciascuno con le proprie possibilità e chi più ha, magari può aiutare chi meno ha. Metterci a servizio del prossimo sempre, così come fanno anche nella nostra comunità i tanti volontari che vedo in sala oggi: i volontari della Biblioteca, che dedicano il loro tempo a diffondere i messaggi attraverso la cultura, i volontari dell’Associazione terza età, che quotidianamente accompagnano le persone anziane e i bambini che hanno dei problemi alle scuole, negli ospedali, perché possano sentirsi uguali a tutti gli altri bambini e crescere imparando che anch’essi fanno parte di una comunità».

C’è poi la solidarietà concreta, spicciola, quotidiana dell’accoglienza: «Bulciago ospita ormai da diversi anni otto richiedenti asilo. Abbiamo costituito uno Sprar. Siamo fermamente convinti di questa scelta; e per chi ha avuto modo di conoscere questi otto ragazzi nella loro quotidianità, penso che possa testimoniarci davvero quello che vi sto dicendo: la diversità non è qualcosa di cui avere paura, ma un qualcosa da cui imparare noi da loro e loro da noi. E ufficializziamo che per lo Sprar è stata richiesta in questi giorni la proroga ancora per altri anni e speriamo, insieme a questi bambini, di costruire presto un mondo di pace» conclude il Vicesindaco.

Raffaella passa quindi alla presentazione dei componenti del gruppo musicale e corale: Marco Belcastro voce e chitarra, Lara Zucchetti percussione e voce, Simone Mauri clarinetto e basso, Flaviano Braga alla fisarmonica, che hanno intrattenuto i numerosi presenti con l’esecuzione di una quindicina di canzone molto apprezzate dal pubblico. Consenso manifestando con calorosi e prolungati appalusi. Brani eseguiti uno dopo l’altro senza spiegazioni particolari, affidando il messaggio del cantautore ai testi delle canzoni, che sono sempre densi di significato e di elevata poesia. Musiche in parte melodiche alterante a brani musicali di calda e gioiosa allegria, molti dei quali condivisi anche dal pubblico sottovoce o in forma più esplicita nelle ultime canzoni richieste a fine concerto per il tris.

L’esordio con Rimini, quindi Don Raffaè, Via del Campo, Hotel Supramonte, Se ti tagliassero a pezzetti, La città vecchia. Poi Suzanne, traduzione di una canzone di Leonard Cohen, Fiume Sand Creek, un paio di brani composti da Belcastro per riprendere poi le canzoni del Faber con Marinella, la canzone che lo ha reso famoso, e proseguire con altri brani noti: Bocca di rosa, Il suonatore Jones, Creuza de ma, che conclude il concerto; quindi a richiesta altre tre canzoni finali: Il pescatore, La guerra di Piero e Io mi chiamo Pasquale Cafiero. Grande applauso finale e appuntamento al prossimo anno.

 

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