Lecco, 09 ottobre 2019   |  

Lo stupore di Dio. Vita di papa Luciani

di Gabriella Stucchi

Umile figlio del popolo, sacerdote semplice e retto, pastore zelante e fedele.

Lo stupore di Dio

Dopo un accurato quadro storico-geografico-sociale di Canale d’Agordo, paese natale di Albino Luciani, gli autori ne descrivono la famiglia, soffermandosi in particolare sulle condizioni di povertà. “Io sono colui che viene dai campi” – dirà nella prima predica a Canale da Vescovo. A sei anni Albino si ammala di polmonite ed è un periodo molto difficile. A scuola Albino rivela viva intelligenza, creatività spontanea e desiderio di sapere.

Entra in Seminario a Feltre il 17 ottobre 1923, attratto dalle parole di padre Remigio, cappuccino di Trieste venuto in paese per una missione popolare. È trasferito poi a Belluno, dove rimane per 30 anni (scrive Luciani: ...”Il Seminario è stata la mia casa, la mia famiglia...ho vissuto 35 su 46 anni, dodici come alunno, 23 come insegnante”). Ordinato sacerdote il 7 luglio 1935 nella chiesa di san Pietro in Belluno, viene destinato come cappellano ad Agordo, poi vice-rettore del Seminario Gregoriano di Belluno e insegnante di Teologia. Durante la guerra in Seminario si vivono momenti molto difficili e Luciani si impegna ad aiutare le persone bisognose, anche scrivendo lettere ai militari ancora al fronte a nome dei familiari. Nel marzo 1947 è ricoverato all’ospedale S. Genesio di Belluno per sospetto di tubercolosi.

Il 27 dicembre 1958 è nominato Vescovo di Vittorio Veneto da papa Giovanni XXIII. Il suo motto, “Humilitas”, racchiude tutto il significato della sua vita: umiltà convinta, intelligente, virtuosa. Sono citate testimonianze di Vescovi che sottolineano la sua umiltà (“si metteva all’ultimo posto”; “amore nobile e generoso a servizio dei fratelli, con il suadente sorriso”). La vicinanza alla popolazione è il suo stile comune, espresso in particolare per l’alluvione del 1966, in cui esortava alla “speranza e fiducia in Dio”, e durante la Visita pastorale, in vista del Concilio, a 170 parrocchie iniziata il 10 ottobre 1959 e conclusa il 10 novembre 1963.

Vive con vigore ed entusiasmo giovanile (lui scrive “come scolaretto”, in quanto ha 47 anni) il Concilio Vaticano II proclamato da papa Giovanni XXIII il 25 gennaio 1959 e sollecita i sacerdoti e i fedeli a pregare e seguire l’evento, rilevando la presenza di Vescovi convocati da ogni provenienza e razza. Il 3 giugno 1963 muore papa Giovanni XXIII e Luciani lo rievoca in cattedrale con “animo di figlio suo e fratello vostro”, citando i messaggi delle encicliche.

Il successore Paolo VI apre il secondo periodo del Concilio il 29 settembre 1963.
Luciani è colpito da una grossa catastrofe: dal monte Toc si stacca una frana che porta morte e distruzione nella valle in provincia di Belluno: oltre 1900 morti, numerosi corpi non trovati. Luciani si ritira in preghiera e scrive una lettera toccante.

I Padri conciliari continuano il loro lavoro e vengono pubblicate le encicliche: Luciani è sempre molto partecipe e attento a spiegare ai suoi fedeli il contenuto e soprattutto le risonanze nella vita quotidiana, in particolare sulla “Humanae vitae” del 25 luglio1968, in cui la posizione della Chiesa che vieta la limitazione artificiale delle nascite suscita vivaci discussioni.

Nominato Patriarca di Venezia da Paolo VI il 15 dicembre 1969, ottiene la cittadinanza onoraria di Vittorio Veneto il 1° gennaio 1970: “Cittadino esemplare, disposto a impiegare tutte le proprie possibilità per il vantaggio dei cittadini senza chiedere mai nulla per sé”. Luciani, 45° patriarca, si propone di visitare le fonderie del vetro di Murano e sostiene gli operai di Marghera che “hanno ragione di chiedere di essere trattati da persone umane e da fratelli”. Invita i sacerdoti a sostenere la situazione dei lavoratori, dei giovani che cercano occupazione, delle famiglie con prospettiva del licenziamento, degli anziani con insufficienza delle pensioni.

Altro grosso problema affrontato è quello del divorzio, la cui legge è promulgata il I° dicembre 1970. Luciani sostiene fortemente la posizione di Paolo VI, che auspica che le coppie di sposi si facciano “promotori della vera concezione della famiglia e del valore della vita”.

Luciani è sempre molto presente tra la gente della diocesi: effettua una serie di viaggi all’estero, sempre a carattere pastorale. Nel ’77 a Fatima parla con suor Lucia dos Santos, l’unica superstite dei tre veggenti. Durante le brevi vacanze a Pietralba dal 1972 al 1977 Luciani prega, passeggia nei boschi fino alle malghe, gioca alle bocce insieme agli ospiti, conduce una vita comune.

Eletto cardinale il 5 marzo 1973 da Paolo VI, Luciani continua ad essere “l’umile sacerdote di campagna”, sostenendo però con coraggio le posizioni contro l’aborto, il terrorismo e la violenza. Dopo l’assassinio di Aldo Moro luciani scrive “Lo storico, dopo di noi, ne metterà in risalto la grande figura”.

La morte di Paolo VI il 6 agosto 1978 suscita un profondo cordoglio in tutta la Chiesa. I padri conciliari eleggono papa Luciani il 26 agosto 1978, con 101 voti su 111 elettori. Una cosa del tutto inaspettata da Albino, che introduce innovazioni: “no all’intronizzazione”, ma “inizi” del ministero di pastore universale della Chiesa. “No” la tiara, ma solo la mitria. “No” il trono, ma la sedia gestatoria. Le suore di Maria Bambina lo aiuteranno con familiarità.

Durante la presa di possesso della Basilica del Laterano il 23 settembre si nota sul suo volto un pallore crescente, il sudore che imperla la fronte.... Nel radiomessaggio dopo l’elezione si dice “Servus servorum Dei”, si propone di continuare il programma di Paolo VI “nella scia già segnata con tanti consensi dal grande cuore di Giovanni XXIII”. Per questo si chiamerà Giovanni Paolo I. Iniziano le udienze, in una delle quali dice che “Dio è papà; più ancora è madre”. Ricorda il Veneto, parla di fede, di umiltà, di speranza, di carità.

Il 28 settembre a tavola porta le mani al petto e dice che sente fitte; il 29 settembre verso le 5.30 il segretario lo trova morto nel suo letto per “infarto miocardico acuto”.

La morte improvvisa dopo 33 giorni dall’elezione suscita però discussioni.
Le espressioni di cordoglio giungono da tutto il mondo.
Il 9 novembre 2017 papa Francesco lo dichiara venerabile.

Il libro, arricchito da foto, è molto interessante e attraente perché riproduce dal vivo la vita di Albino Luciani attraverso i suoi scritti, che accompagnano ogni vicenda, il più delle volte con sana ironia, con il sorriso, che rivelano la semplicità, l’umiltà, la bontà d’animo, la profonda spiritualità, la fedeltà alla Chiesa e la volontà di creare un legame di fratellanza al di là di ogni provenienza, in nome di Gesù.

Nicola Scopelliti e Francesco Taffarel “Lo stupore di Dio” – Ares – euro 25.00

 

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