Lecco, 10 novembre 2017   |  
Cultura   |  Chiesa

ll cattolico non è mai contro, è sempre per qualcuno o qualcosa

di Giulio Boscagli

Partecipato incontro giovedì sera, 9 Novembre, in Sala Ticozzi a Lecco in occasione della presentazione del libro “Per la vita, sempre” di monsignor Luigi Stucchi

20171109 215806

Non un tuffo negli anni settanta e ottanta dell’altro secolo per una nostalgia che non avrebbe alcun senso, ma il recupero di riflessioni e battaglie da cui poter trarre nutrimento e occasione di riflessione anche per oggi. Questo è stato il senso dell’incontro che giovedì sera, 9 Novembre, ha visto presso la Sala Ticozzi mons. Luigi Stucchi per la presentazione del volume che raccoglie un centinaio di editoriali scritti per “Il Resegone” tra il 1973 e il 1986.

Nel 1973 Monsignore era un giovane prete che si occupava dei giovani dell’Oratorio di Valmadrera quando venne chiamato dal Prevosto di Lecco monsignor Enrico Assi ad assumere la responsabilità di dirigere il settimanale cattolico” Il Resegone” che era rimasto senza guida per la malattia del suo direttore. Così per quasi un quindicennio don Stucchi ha guidato il glorioso settimanale dei cattolici lecchesi nella temperie di anni caratterizzati da profonde trasformazioni della società italiana e della stessa presenza dei cattolici.

Alcuni dei suoi (allora) giovani amici di Valmadrera hanno pensato di raccogliere un gruppo di editoriali scritti in quegli anni; in totale sono più di seicento, quelli dedicati alle battaglie in favore della vita. Il titolo del volume è programmatico “Per la vita, sempre” con un sottotitolo ancora più esplicito: “Se non si è decisi a difendere comunque la vita, che cosa si è disposti a difendere?” Il volume esce per i tipi di Velar/Marna e il ricavato della vendita viene devoluto al progetto Gemma, una iniziativa rivolta alle mamme in attesa e in difficoltà.

L’incontro di presentazione, coordinato dal giornalista Luigi Geninazzi, ha visto, oltre all’autore, l’intevento di altri due giornalisti: Cesare Cavalleri direttore della rivista Studi Cattolici e delle edizioni Ares e Luigi Crimella già giovane collaboratore de “Il Resegone” e poi approdato a Roma all’agenzia di stampa della Conferenza episcopale italiana, Sir.

A  Cesare Cavalleri è stato affidato il compito di tratteggiare il clima nazionale dell’epoca caratterizzato, tra l’altro, dall’entrata nella legislazione italiana della legge che introduceva il divorzio e successivamente da quella dell’aborto. In entrambi i casi il tentativo di modificare tali leggi attraverso il referendum si rivelò perdente; addirittura gli italiani votarono per mantenere in vigore la legge sull’aborto in numero maggiore di quelli che avevano difeso l’introduzione del divorzio.

Cavalleri ha dato atto a quello che ha definito il “magistero” di don Stucchi, di aver colto con precisione che la svolta di quegli anni consisteva nello stravolgimento del problema della vita. La mancata difesa della vita fin dal concepimento fa venir meno una serie di valori che avevano caratterizzato il popolo italiano. L’esito dei referendum richiedeva una profonda riflessione sul tipo di religiosità che ormai caratterizzava la società italiana. Gli editoriali, conclude Cavalleri, puntavano sulla affermazione che i temi del divorzio e dell’aborto non erano temi confessionali ma di una umanità vera e hanno rappresentato una testimonianza frontale capace di risvegliare le coscienze.

Luigi Crimella ha ricordato come “Il Resegone” sia stato la sua esperienza di formazione non solo alla professione ma al mistero della vita, riscoperto nell’incontro con le persone e le realtà che popolavano la zona di diffusione del settimanale. Imparando il mestiere e nello stesso tempo scoprendo la realtà di un popolo civile con le sue storie e di un popolo religioso le cui esperienze si intrecciavano profondamente con queste. Riscoperta che per molti in questo popolo la dottrina sociale della Chiesa non era una teoria ma una esperienza concreta. Ha ricordato che lo slogan dei settimanali cattolici “la voce di chi non ha voce” costituiva il mandato per una cronaca e una documentazione di realtà vive e purtuttavia ignorate dalle grandi testate nazionali.

Dopo i due contributi è toccato a Geninazzi interloquire con monsignor Stucchi. E alla prima domanda se rileggendo gli editoriali abbia provato il gusto di cose passate o il senso di una contemporaneità viva, don Stucchi ha immediatamente parlato di contemporaneità, del valore attuale di quegli interventi. In effetti, ha rilevato, il problema dei problemi è ancora quello della vita.

Se non avviene un cambiamento profondo è difficile che si rinnovi la società. Occorre ricominciare dal diritto alla vita. Come non vedere – ha detto –il rischio di trasformare doveri in diritti e addirittura delitti in diritti? Resta intatta la necessità di una testimonianza al servizio della vita che implica anche una forte vicinanza a chi si trova in difficoltà. La scelta di pubblicare gli editoriali sul tema della vita risponde alla sottolineatura che si tratta non di un tema confessionale, ma di una fondamentale questione civile di piena attualità.

Geninazzi ha poi ricordato come, dopo l’esito del referendum sul divorzio, molti osservatori avevano rilevato che oltre non ci si sarebbe potuti spingere , mentre in realtà da quell’evento è iniziato uno smottamento progressivo del giudizio popolare che ha portato all’introduzione dell’aborto nella legislazione e a tutte le derive successive fino ad oggi. Don Stucchi ha ricordato che il suo giudizio fu chiaro fin dall’esito del primo referendum proprio perché con questo era passata una concezione di individuo libero di sciogliersi dai vincoli fondamentali, dai rapporti costitutivi della persona.

Per essere veri bisogna rispettare la vita così come si presenta, l’umano non si può manipolare. Resta sempre il compito della vicinanza alle persone (e qui ha citato l’importanza del progetto Gemma), senza colpevolizzare nessuno, forti di una speranza che è più grande di noi. Geninazzi ha ricordato poi la polemica sull’aborto in occasione della crisi del’Icmesa. (per chi non conosce o ricorda il fatto che da un guasto alla fabbrica di una multinazionale a Seveso fosse fuoriuscita una nuvola di diossina fece sorgere un allarme per il timore di malformazioni sui feti delle donne incinte; l’occasione fu cavalcata dai partiti che puntavano ad una legislazione abortista avallata peraltro da una sentenza della Corte Costituzionale).

Sul tema “Il Resegone” fece una battaglia “frontale”, non risparmiando le responsabilità politiche e denunciando la strumentalizzazione in atto (fu poi dimostrato che nessuno dei feti abortiti presntava malformazioni). Ma don Luigi ha voluto sottolineare che la battaglia non fu mai contro qualcuno ma per la vita non rifiutando mai il confronto con chiunque. La causa – ha detto infatti – era ed è più grande di me.

In un’ultima domanda Geninazzi, richiamando il titolo di un editoriale post referendum sull’aborto “Amareggiati ma non sconfitti”, ha voluto sottolineare che con il procedere delle manipolazioni sulla vita oggi possiamo dichiararci sconfitti.

Questa affermazione non è stata condivisa da don Stucchi. La sconfitta – ha detto – è quando non siamo più capaci di testimoniare il valore della vita in tutti i luoghi fin dentro le regole della democrazia. Testimoniare a favore della vita cercando alleanze con tutti quelli che condividono questa preoccupazione.

Ad un’ultima domanda sulla “scomparsa” dei cristiani come suggerita da Geninazzi, don Stucchi si è richiamato al recente insegnamento del cardinale Angelo Scola con la lettera pastorale “Il campo è il mondo” che invita a giocarsi dentro la realtà di tutti gli uomini con il proprio volto di cristiani. E ricordando le presenze agli incontri con Papa Francesco in occasione della sua visita a Milano ha segnalato l’esistenza di un popolo cristiano ambrosiano che ancora esiste. Occorre recuperare il cattolicesimo sociale ambrosiano capace di ricucire la separazione tra la fede e la vita, dramma del nostro tempo.

La conclusione in un aneddoto: nominato parroco a Tradate don Luigi ricevette dopo qualche settimana un biglietto da una irriducibile avversaria, con cui si era più volte scontrato nelle battaglie per la vita, con poche significative parole “grazie per aver seminato in un campo avversario”.

Ritrovaci su Facebook

Caleidoscopio

22 Novembre 2005  Angela Merkel è il nuovo cancelliere della Repubblica Federale Tedesca, prima donna a ricoprire questa carica in Germania

Social

newTwitter newYouTube newFB