Lecco, 25 febbraio 2018   |  

L'impegno cristiano per una Repubblica fondata sul lavoro

di Ugo Baglivo

Relatore dell'incontro don Giovanni Nicolini, prete dei poveri, cresciuto alla sequela di don Dossetti a Bologna

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La serata sull’”impegno cristiano nel lavoro”, svoltasi a Lecco in sede ACLI il 24 febbraio u.s., conclude il ciclo di conferenze sulla nuova economia, che le ACLI provinciali hanno scelto quest’anno come tema portante: le leggi dell’economia si coniugano con i principi dell’etica, l’”homo economicus” sa anche essere “homo sapiens”, riscoprendo la propria dimensione “immateriale”, nei valori di salute, istruzione, famiglia, paesaggio, qualità delle relazioni, sicurezza individuale e sociale, accanto al lavoro che produce ricchezza di profitti e consumi.

La sede, questa volta, è più intima rispetto al Cine-teatro Palladium che ha ospitato le precedenti occasioni di approfondimento, come se la dottrina cedesse il posto alla meditazione: non grandi numeri ma attenzione massima ai bisogni dell’”anima”. Il relatore, questa volta, non è un docente universitario di gran titolo, ma un umile “prete di periferia”, come egli preferisce esser chiamato (pur se plurilaureato), seguendo le orme di papa Francesco. Si tratta di don Giovanni Nicolini, prete dei poveri, cresciuto alla sequela di don Dossetti a Bologna, e operante nell’impegno della carità verso gli ultimi, a vari livelli di situazioni sociali di bisogno umano.

Introduce e crea il giusto clima, a inizio serata, il responsabile delle ACLI di Lecco Luigino Panzeri, che spiega le caratteristiche umane del relatore: nato a Mantova da famiglia agiata (il padre era notaio) lauree in Filosofia e Teologia, è prima diacono permanente a Bologna (ai tempi di Dossetti pro-vicario) e poi è ordinato prete e cappellano di parrocchie vicine al carcere, dove egli sente il richiamo di quei bisognosi. Poi l’impegno in Azione Cattolica, e soprattutto la responsabilità nella Caritas diocesana. Aderisce dapprima alla Piccola Famiglia dell’Annunciata, fondata da Dossetti, e poi fonda una sua comunità, detta delle Famiglie della Visitazione, un gruppo di giovani di entrambi i sessi, sposati o celibi per scelte definitive, che svolgono anche compiti di diaconato (se sposati) o di presbiteri (se celibi).

Egli è presente dove c’è il disagio: dall’impegno con i carcerati, all’assistenza nelle “bidonvilles” in varie città del centro-Italia, memore dell’insegnamento di molti santi uomini da lui incontrati e conosciuti, da don Milani a mons. Bettazzi, oltre a don Dossetti; perciò egli unisce l’amore per gli esclusi con la passione pedagogica di chi fa scuola “speciale” per varie categorie di fratelli nel bisogno, non solo italiani ma anche “migranti”, in una concezione del mondo da “pax Christi” (come voleva Bettazzi).

Il modo stesso di parlare di quest’uomo piccolo di statura, raggomitolato e stretto nel suo saio povero, richiama alla meditazione sui veri valori della vita: “da ricco che era si è fatto povero con i poveri, per una Chiesa povera”, dice a chiare lettere il volantino delle ACLI che pubblicizza la serata. Egli è ricevuto come il nuovo assistente nazionale ACLI; questo è l’ultimo suo impegno di testimonianza: il cristianesimo nel mondo del lavoro. Di qui l’aggancio con le altre due serate ACLI tenute a Lecco giorni fa, del ciclo sull’Economia in rapporto con la Morale.

Il lavoro è una componente importante nella Sacra Scrittura, e quindi nella Chiesa: le filosofie antiche e moderne considerano il lavoro come opera secondaria dell’uomo rispetto all’attività del pensare (filosofia) o del creare espressioni artistiche (poesia e belle arti); la Bibbia, invece, fin dai primi libri del Vecchio Testamento, parla di Dio creatore come di un Dio che opera, che “fa” (e poi “si riposa”), come nel lavoro umano. Dopo averla creata, Dio affida tutta la natura all’uomo, che diventa responsabile di tutto il creato; come? con il suo “fare”, con la sua opera. Tutta la vita umana è nel “fare”: la generazione stessa, il sentire sentimenti e passioni umane, il lavoro intellettivo e quello che sa di fatica materiale, tutto nell’uomo è “fare”.

E poi il richiamo al lavoro da parte di un prete molto vicino allo spirito monacale: nel Medio-Evo nasce la regola dell’”ora et labora” che unisce l’attività intellettiva a quella costruttiva dell’homo faber, per coloro che sceglievano una vita contemplativa completa, gradita a Dio. La storia si svolge poi fino alla Guerre Mondiali; dopo la II Guerra Mondiale l’opera della Costituente, che fonda proprio e soltanto sul lavoro la nostra Repubblica. Sulla dimensione fondamentale del lavoro furono d’accordo – all’epoca della Costituente- sia i cattolici che i comunisti, sia pure con angolature di pensiero differenti.

Alcune precisazioni del relatore meritano particolare attenzione. Ad esempio il lavoro femminile, che una volta era tutto vincolato alla sussistenza della famiglia, alla dimensione affettiva e valoriale nella vita di coppia e nella crescita dei figli, oggi si apre sempre più al sociale, nell’impegno femminile in fabbrica (come in ogni altro compito produttivo): il lavoro femminile è importante, perché la mentalità femminile opera diversamente rispetto a quella degli uomini. La donna ha attenzione ai problemi in senso meno concorrenziale e meno competitivo, per una soluzione molte volte più facile delle controversie tra punti di vista diversi. Gli uomini – forse – hanno creato le ideologie; le donne ce le fanno superare, per individuare valori più alti, più profondi, più cari a Dio.

Con la Costituzione Italiana il lavoro è fondamentale per la società organizzata, a tutti i livelli: ognuno è chiamato alla “operosità”, senza distinzione tra lavoro intellettivo e fatica alienante, come volevano le vecchie filosofie. Lavoro è per il bambino imparare a comportarsi, per l’adolescente apprendere la cultura dei grandi, in forme sempre più specialistiche, fino alla scoperta della vocazione lavorativa dell’adulto; e anche il nonno (anziano e non più operativo nella fatica materiale retribuita) lavora a crescere i nipoti e a trasferire in loro i valori della civiltà. Lavoro è anche il rantolo dell’agonia per il moribondo; essere uomini è “operare”, e l’operare, a qualsiasi livello, costa fatica.

E le ingiustizie umane? non partono esse dalla divisione del lavoro sociale? Non tutte sono riconducibili all’ideologia socio-politica! E le esclusioni dei diseredati, degli sfortunati per mille motivi diversi? o perché nati con dotazioni inferiori, o perché cresciuti in ambienti più emarginati, o perché provenienti da terre provate da guerre, carestie, povertà e ignoranza. Governare queste problematiche sociali non era compito dell’Economia tradizionale, invece fa parte della più vera, più completa, conoscenza della dimensione umana: il lavoro non è solo vita di fabbrica, ma è semplicemente “vita”.Perciò le ACLI, e ogni cristiano di buona volontà, deve prestare attenzione ai bisogni umani delle “persone”: le donne, gli anziani, i disabili parzialmente o totalmente; e poi gli ambienti particolari come le carceri, gli ospedali … e l’accoglienza agli ultimi, e l’accoglienza agli stranieri.

Accoglienza e lavoro per gli stranieri: la vera accoglienza è mettere gli stranieri in condizioni paritarie con noi, facendoli rendere utili alla collettività che concorrono a formare con noi. Così la comunità delle Famiglie della Visitazione, come ha pensato all’impegno per le mense Caritas, come si prodiga nelle carceri e negli ospedali, così ha pensato ad una scuola per istruire gli stranieri migranti: istruirli nella lingua italiana e nella cultura, ma anche insegnando loro un mestiere utile. E poi, anche senza lunghi corsi di istruzione professionale, i migranti sanno adattarsi ai lavori più vari; comunque il “fare” rende gli stranieri di pari dignità rispetto a noi.

Da ultimo, anche per sollecitazione da parte del moderatore Panzeri, padre Nicolini parla dei suoi incontri con i mondi degli “ultimi”. La mentalità giusta per avvicinarsi ai poveri è la convinzione che tutti – per qualche motivo – siamo poveri: chi ha perso una persona cara, chi assiste un parente malato o è malato egli stesso, chi è solo o è stato lasciato solo da una precedente relazione umana o sociale, chi ha semplicemente paura di esporsi … Dio è misericordioso con tutti; anzi, seguendo papa Francesco, “Dio è misericordia”. Se così è - arriva ad affermare padre Nicolini - “Dio accoglie tutti in Paradiso”; “forse qualche arcivescovo troverà sbagliato questo mio discorso, ma io ho fede che Dio ci ama tutti, anche i peccatori incalliti, e ci vuole tutti salvi!”.

Anche l’Eucarestia va data sì a chi frequenta la Chiesa con devozione, ma “devi darla soprattutto a chi è lontano”, a chi ha bisogno di “medicina” perché malato, malato di peccato. Come il figliol prodigo che torna al padre non per amore a lui ma solo per fame, per bisogno: il padre apre le sue braccia più al figlio peccatore che all’altro figlio obbediente e benpensante. C’è speranza per tutti di ottenere il perdono del Padre! se è vero che Egli è “amore” nella sua essenza, ed è “misericordia” nel rapporto con le sue creature.

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21 Aprile 753 a.C. – Natale di Roma: secondo la leggenda, in questo giorno Romolo fonda la città di Roma.

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