Milano, 28 marzo 2017   |  

L'Europa spariglia le carte in Regione. Cattaneo: "Non si buttano 70 anni di pace"

Nella seduta consiliare tutta dedicata ai temi europei il presidente dell'assemblea del Pirellone si augura una ripartenza dell'Unione da popoli e regioni. Lega e Pd si scambiano i ruoli al momento del voto.

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Un intero consiglio regionale tutto dedicato all'Europa, al significato di esserne parte e a ciò che la Lombardia si aspetta dal presente e futuro dell'Unione. La seduta si è articolata in due parti: un inizio più "elevato" sul tema “Dai Trattati di Roma al Libro Bianco – Passato, Presente e Futuro dell’Europa che vogliamo per la Lombardia”, con gli interventi dei Presidenti di Consiglio e Giunta regionale Raffaele Cattaneo e Roberto Maroni. Cui hanno fatto seguito le relazioni del Presidente della Commissione Bilancio Alessandro Colucci, del Direttore dell’Ufficio di Rappresentanza del Parlamento europeo a Milano Bruno Marasà e del Direttore dell’Ufficio di Rappresentanza della Commissione europea a Milano Fabrizio Spada. Sul tema “Opportunità e criticità per la Lombardia nel nuovo processo di costruzione europea” ha invece portato il suo contributo conclusivo il professor Stefano Paleari, già Rettore dell’Università di Bergamo e Presidente del Comitato scientifico dello Human Technopole.

mostra europa 2«Ho molte critiche da fare all’Europa di oggi» ha detto il Presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo «e sono fermamente convinto che occorra abbandonare la via del centralismo e della burocrazia, sulla quale sono state costruite le istituzioni comunitarie soprattutto negli ultimi trent’anni. Eppure sono e resto europeista, convinto in questo dai benefici che l’unificazione ha portato a tutti i cittadini dell’Unione, che pure in questo momento dimostrano disaffezione e una sfiducia dilagante. Ricordo allora innanzitutto i 70 anni di pace, la libertà di movimento e di circolazione, i 2,6 miliardi di risorse trasferite alla Lombardia per il suo sviluppo”.

«Non si riflette abbastanza» ha continuato Cattaneo «su alcuni numeri. Per esempio, che dal 1960 ad oggi il pil pro capite europeo è cresciuto del 33% in più rispetto a quello degli Stati Uniti. Oppure che, come Lombardia, esportiamo per 110 miliardi e importiamo per 115 miliardi. Come cittadini abbiamo contratti e mutui in euro. Siamo pronti a sopportare la forte inflazione che l’uscita dall’euro procurerebbe? Siamo pronti a rinunciare ai voli low coast, al roaming a costo zero, al progetto Erasmus, ai confini aperti e ai tanti vantaggi dell’unificazione?».

«Dobbiamo cambiare l’Europa» ha concluso Cattaneo «partendo dalle origini, dalla spinta ideale dei padri fondatori che pensavano a un’Europa dei popoli. E tocca alle Regioni costruire un’Europa alternativa al centralismo e alla burocrazia, un’Europa che ritrovi la sua anima. E’ questo il compito storico che le Regioni e le autonomie devono assumersi: non abbiamo il diritto di rubare ai giovani il sogno di un’Europa diversa”.

mostra europa 1Il Governatore Maroni, intervenuto subito dopo Cattaneo, ha calcato la mano sul fatto che oggi in Aula non si sarebbe tenuta una celebrazione retorica, ma piuttosto una riflessione critica. «Crediamo in un'Europa libera e democratica, ma che non abbia paura della parola "sicurezza"» ha esordito il presidente della Regione. «Noi spingiamo per la promozione della libera impresa, per gli investimenti sui giovani, per un cambio di passo rispetto agli attuali meccanismi centralisti e burocratici. Chiedo di riflettere sull'esistenza di un'altra Europa, che è molto più avanzata dell'attuale ed è l'Europa delle Regioni, per esempio quella della macroregione alpina di cui la Lombardia è parte essenziale. E ricordo pure che la nostra Regione è quella che in Italia sfrutta al meglio le risorse europee per stimolare crescita economica, produttiva e sociale del territorio».

Nella seconda parte della mattinata è seguita una specie di compitino annuale: la formulazione del documento destinato al Governo e contenente le richieste da indirizzare alle Istituzioni dell'Unione, una sorta di "cosa chiede la Lombardia a Bruxelles".

Il particolare momento nazionale, già pervaso e percorso da fibrillazioni preelettorali, ha fatto sì che tale documento sia stato approvato da Lombardia Popolare (baluardo europeista all'interno della maggioranza) e dal Pd (orgogliosamente "ricoperto" di drappi blu con le 12 stelle); mentre la Lega (assai critica verso questa Europa, ma soprattutto interessata a marcare la differenza), si è astenuta.

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