Lecco, 06 luglio 2018   |  

L'eurodeputato Valli (M5S) incontra le imprese lecchesi: pronti a supportarle

di Stefano Scaccabarozzi

“Gli imprenditori ci chiedono attenzione per i provvedimenti che possono impattare sulla loro produttività”.

75865b7e5689899549fe1a5e8522ff41

Giornata lecchese quest'oggi per l'Europarlamentare del Movimento 5 Stelle, Marco Valli, milanese classe 1985, da quattro anni rappresentante in Europa per la nostra circoscrizioni.

L'onorevole Valli, accompagnato da Costantino Anghileri, già candidato pentastellato nel collegio di Lecco alle ultime elezioni politiche, ha visitato l'Electro Adda del presidente di Confindustria Lorenzo Riva, la Gilardoni Raggi X di Mandello e ha incontrato i vertici di Confartigianato.

La visita in città è l'occasione per fare il punto su 4 anni di mandato all'Europarlamento.

Onorevole Valli ci racconti la sua esperienza da eurodeputato.
Quando 4 anni fa siamo arrivati all'Europarlamento abbiamo trovato un sistema Italia in Europa che aveva bisogno di tanta iniziativa e tanta propulsione. Abbiamo creato un meccanismo per cui i partiti che in Italia si fanno la guerra, in Europa invece lavorano insieme. Un esempio è quello della commissione economica e monetaria di cui faccio parte, quando abbiamo dovuto trattare gli interessi del settore bancario, soprattutto negli ultimi provvedimenti, siamo riusciti a fare squadra per ottenere dei risultati all'interno del testo. Questo andrebbe fatto in ogni settore ma ci vuole un coordinamento migliore che può dare solo il Governo. A mio avviso Renzi non ha creato bene questa struttura rimanendo orientato a un aspetto più comunicativo. Se poi pensiamo che aveva l'occasione del semestre europeo per indirizzare le nostre proposte, allora possiamo dire che ha penalizzato il nostro Paese.

I cittadini italiani vedono l'Europa come una matrigna cattiva che impone vincoli.
Il punto è che l'Unione Europea è un luogo dove ci sono moltissimi interessi, politici ma anche privati, una realtà spesso lontana dai territori. Quindi quando va a fare delle leggi, magari anche con buone intenzioni, il rischio è che abbiano impatti negativi sul territorio. Un paese importante come il nostro deve essere estremamente presente in Europa e deve recuperare il gap sulla struttura che ha nei confronti di Francia e Germania. Una struttura importante serve anche per allargare il fronte di interesse, coinvolgendo tutte le basi del tuo sistema Paese, più ci riesci e più ottieni leva per la trattativa politica. In passato questa mancanza ci ha fatto subire passivamente decisioni negative.

Non abbiamo nemmeno imparato a sfruttare a dovere i fondi europei.
L'Italia è contribuente netto: diamo 15 miliardi di euro e ne riceviamo 12. Inoltre non riusciamo a percepire tutto quello che ci spetterebbe, perché a livello politico, soprattutto nelle regioni, c'è un'incapacità di programmare, progettare e gestire i fondi in modo efficace. L'assorbimento è difficoltoso sia a causa di una classe politica non adeguata, sia perché a livello amministrativo abbiamo bisogno di più competenze. C'è poi il problema della corruzione. Servono controlli snelli e serve anche obbligare le regioni a fare delle programmazioni in tempi ragionevoli sui sette anni di durata dei fondi, altrimenti si finisce sempre con un sacco di soldi ancora da spendere per gli ultimi anni e si va a finanziare, pur di spenderli, progetti inutili con cui si aprono le porte alle corruzioni.
In altri paesi sono riusciti a usare questi fondi molto meglio, l'Est Europa è riuscito a recuperare gran parte del gap infrastrutturale.

Come si può migliorare questa Europa?
L'Europa oggi è una struttura che come è gestita non riesce a creare un reale valore aggiunto, perché non prevalgono le buone idee ma gli interessi di parte. Bisogna però anche evitare che queste decisioni vengano imposte ai cittadini. Noi vogliamo invece che le particolarità dei territori vengano considerate. Se si fa una regola unica deve avere un orizzonte di implementazione adeguato, per evitare effetti dumping tra paesi. Questa Europa va riportata più verso i cittadini e territori e per farlo serve una struttura paese forte. Bisogna poi decidere se l'Europa deve andare verso un progetto più integrato o verso un'alternativa in cui, con paletti chiari, si vada verso un maggiore rispetto per le volontà nazionali.

Oggi ha incontrato il mondo produttivo, che richieste ha ricevuto?
Gli imprenditori hanno chiesto di forzare la mani sui provvedimenti che riguardano temi per loro importanti come l'innovazione, ma anche su singole regolamentazioni che possono impattare sulla loro produttività. Abbiamo poi discusso di necessità interne, specialmente le prospettive di migliorare il decreto dignità in Parlamento.

 

Ritrovaci su Facebook

Caleidoscopio

19 Luglio 1992 a Palermo, a pochi mesi dalla strage di Capaci, viene ucciso dalla mafia il procuratore della Repubblica Paolo Borsellino

Social

newTwitter newYouTube newFB