Lecco, 02 agosto 2019   |  

L'economia lecchese sconta ancora la frenata di fine 2018

Lorenzo Riva (Confindustria): decisiva la prossima manovra economica, servono prima di tutto il taglio del cuneo fiscale e gli investimenti nelle infrastrutture. Senza questo, la ripresa economica non sarà mai possibile”.

lorenzo riva giulio sirtori 2019

Lorenzo Riva e Giulio Sirtori

I dati dell’Osservatorio Congiunturale sul primo semestre 2019, realizzato dai Centro Studi di Confindustria Lecco e Sondrio e Confindustria Como, delineano un quadro caratterizzato da dinamiche tendenziali negative e variazioni congiunturali positive, anche se di entità contenuta.

Gli indicatori associati a domanda, attività produttiva e fatturato mostrano un incremento medio dell’1,1% rispetto a quanto rilevato tra luglio e dicembre dello scorso anno, quando era stata però registrata una decelerazione media del 3,6%. La performance congiunturale è migliore per ordini e produzione (+1,6% per entrambi) mentre si rivela sottotono esaminando il fatturato (+0,3%).

Sul versante tendenziale si riscontra invece un rallentamento rispetto al semestre gennaio-giugno 2018 che, per i tre indicatori, si attesta mediamente all’1,3%. Anche in questo caso, ordini e produzione risultano meno penalizzati (rispettivamente -0,4% e -1,2%) mentre per le vendite il rallentamento risulta più accentuato (-2,2%).

Le aspettative per il semestre luglio-dicembre 2019 sono coerenti con le dinamiche rilevate congiunturalmente nella prima metà dell’anno, nonostante si attestino a valori più modesti; in media, la variazione attesa per i tre indicatori è di poco inferiore al punto percentuale (+0,96%).

Il tasso medio di utilizzo degli impianti produttivi si attesta al 74,6%, di poco inferiore a quanto rilevato nella precedente edizione dell’Osservatorio (75,2% per lo scorso luglio-dicembre).

All’interno del campione si registrano differenze sia a livello dimensionale sia settoriale. La capacità produttiva mediamente impiegata risulta più elevata per le imprese con oltre 50 occupati (79,4%) mentre nel caso delle realtà più piccole è inferiore (71,2%). Considerando invece i settori, si registra un grado di utilizzo del 72,8% per le realtà metalmeccaniche, del 71,8% per le aziende tessili e del 79% per le imprese degli altri settori. L’attività non realizzata internamente ma gestita attraverso pratiche di subfornitura contribuisce per un’ulteriore quota di 6,5% della produzione; in genere l’outsourcing produttivo coinvolge soggetti nazionali (5,9%) e, in misura più limitata, realtà estere (0,6%).

L’internazionalizzazione si conferma asset strategico delle imprese delle tre province, che realizzano in media il 36,4% del proprio fatturato oltre i confini nazionali. La principale area di destinazione delle merci al di fuori del mercato domestico è rappresentata dall’Europa Occidentale che da sola assorbe circa il 55% dell’export. L’Est Europa (4,4%), gli Stati Uniti (2,9%) e i BRICS (2,5%) rappresentano ulteriori aree di particolare interesse.

I giudizi qualitativi riguardo l’andamento del fatturato nei mesi finali del primo semestre, e in particolare tra aprile e giugno 2019, restituiscono un quadro eterogeneo nel quale l’export risulta più dinamico rispetto agli scambi sul mercato domestico. Per entrambe le aree territoriali, tuttavia, le indicazioni di rallentamento (37%) delle vendite risultano più diffuse rispetto a quelle di aumento (21%), a fronte di un giudizio di stabilità che è rilevabile in media per il 42% del campione.

Lo scenario occupazionale dei primi sei mesi dell’anno risulta caratterizzato da una fase di conservazione dei livelli, così come comunicato da oltre quattro imprese su cinque (81,3%). In caso di variazione degli organici, le indicazioni di aumento (14%) si sono rivelate più diffuse rispetto a quelle di diminuzione (4,7%). Le aspettative per il semestre luglio-dicembre risultano improntate alla conservazione del quadro appena descritto.

“I dati dell’indagine semestrale confermano che ci troviamo in una fase congiunturale dove i livelli di incremento sono molto modesti e non bastano per colmare il gap creatosi con il rallentamento di fine 2018 - evidenzia il Presidente di Confindustria Lecco e Sondrio, Lorenzo Riva. Pur con alcuni elementi di andamento eterogenei, che pongono una parte del campione di imprese sopra o sotto la media, gli indicatori evidenziano anche livelli inferiori rispetto a quanto registrato tendenzialmente per la prima metà dello scorso anno, a conferma che la strada da recuperare è ancora molta. Per questo sarà a maggior ragione strategica la manovra d’autunno, sulla quale le imprese hanno le idee molto chiare: servono prima di tutto il taglio del cuneo fiscale e gli investimenti nelle infrastrutture. Senza questo, la ripresa economica non sarà mai possibile”.

“A fianco di indicatori congiunturali di crescita modesta se non nulla - evidenzia il Direttore Generale di Confindustria Lecco e Sondrio, Giulio Sirtori - sul versante occupazionale si regista ancora una sostanziale tenuta dei livelli. Tuttavia, anche considerando le richieste di cassa integrazione, questo è un aspetto sul quale tenere alta l’attenzione. Peraltro il territorio risente in modo sempre più evidente della distanza fra competenze richieste dalle imprese e la loro disponibilità sul territorio. Colmare questo gap è strategico per lo sviluppo del sistema imprenditoriale e, infatti, molte delle nostre iniziative anche più recenti vanno in questa direzione. Ultima nata è Confindustria Human Resources Academy che, a partire da una survey puntuale sulle reali esigenze delle aziende, si concentra sulla formazione e riqualificazione sia di persone inoccupate, che avranno migliori chance di inserirsi nel mondo del lavoro, sia di personale dipendente, nella logica della formazione continua”.

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