Lecco, 10 febbraio 2018   |  

Lecco ricorda e rende omaggio ai martiri delle Foibe

di Stefano Scaccabarozzi

Oltre alla consueta cerimonia commemorativa, anche un momento di approfondimento.

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(Fotografie a cura di Mario Stojanovic)

Si è svolta questa mattina la cerimonia commemorativa, organizzata da Provincia di Lecco, Comune di Lecco e Prefettura di Lecco in occasione del Giorno del Ricordo, in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata.

La cerimonia, organizzata in collaborazione con le associazioni Comitato 10 febbraio e Comunità lecchese esuli Giuliano-Dalmati, ha visto la deposizione di un omaggo floreale in Riva Martiri delle Foibe e un incontro pubblico, con la presenza di alcune scolaresche, di approfondimento storico-culturale.

WhatsApp Image 2018 02 10 at 10.39.12A introdurre l'incontro il presidente della Provincia Flavio Polano: «Abbiamo voluto organizzare questo momento di riflessione sulla persecuzione e sull’esodo del popolo istriano-dalmata, una tragedia per troppo tempo dimenticata dalla storia e considerata a torto un episodio minore di una guerra che aveva vissuto drammi ben più gravi. Abbiamo la responsabilità di non dimenticare e il dovere di rinnovare il nostro impegno comune per la costruzione di una società più giusta, più unita e più solidale. Con questa cerimonia commemorativa vogliamo rinnovare un sentimento di vicinanza e solidarietà ai familiari delle vittime delle stragi compiute nelle foibe, insieme al ricordo delle popolazioni italiane costrette a scappare e ad abbandonare terra, casa, lavoro, amici e affetti, incalzati dalle bande armate jugoslave».

A rappresentare il Comune il vice sindaco Francesca Bonacina: «eravamo soliti a un ricordo simbolico, il tentativo di oggi è quello di dare una lettura aggiuntiva, un approfondimento, fornendo elementi su un passato comunque recente per guardare alle complessità del mondo di oggi. Ci troviamo in un periodo in cui la nostra società è immersa in tensioni che portano alla semplificazioni e che rischiano di riaccendere ideologie cieche e quindi di molto pericolose».

WhatsApp Image 2018 02 10 at 10.42.08Nel saluto del prefetto Liliana Baccari il senso della Giornata del Ricordo: «Migliaia e migliaia di italiani trovarono una morte atroce nelle foibe del Carso. Chi riuscì a fuggire allo sterminio dovette andare in esilio. Nel 2004, con l'istituzione di questa giornata, si è finalmente rotto il velo di silenzio sulla tragedia degli italiani delle foibe e sull'esodo dalle terre cedute alle Jugoslavia. Superando strumentalizzazioni e reticenze idiologiche si è molto lavorato negli ultimi anni sia per ritrovare la memoria, sia per la riconciliazioni con le popolazioni di Slovenia e Croazia che oggi hanno optato per democrazie occidentali. Il Giorno del ricordo ci ricorda come è importante abbattere le barriere di odio per evitare che si ripetano gli orrori del passato, orrori patiti dai nostri esuli, che non possono essere comunque dimenticati, sminuiti o rimossi, ma che ci ammoniscono sui rischi dei nazionalismi estremi e dai totalitarismi».

Al professor Andrea Bienati, docente di storia e didattica della Shoah e dei crimini contro l’umanità dell'ISSR Milano, il compito di approfondire il tema: «quando e quanto abbiamo avuto voglia come italiani di raccontare e ascoltare le storie di 350mila esuli? Per anni alla domanda “Perché ve ne andate da una Jugoslavia vincitrice, democratica florida in un'Italia distrutta?” ci si è fatti bastare la risposta che veniva data dalla propaganda: avranno "la coscienza sporca". Per quanto tempo non si è voluta ascoltare le loro risposte?».

DSCN8669E ancora: «Persone costrette a scappare di notte dalle proprie case, dalla propria terra. Costretti a scappare perché i liberatori non avevano il volto della propaganda, in una terra non considerata così importante nemmeno dagli alleati, un popolo lasciato allo sbando e quindi in pericolo. Arrivavano su treni che fermavano a Bologna, per un rapido ristoro, per poi portare a 109 campi di raccolta. Arrivavano in Italia da Italiani con un'etichetta preconfezionata, con una risposta comoda e propagandistica sui motivi per cui scappavano. Abbiamo il dovere della memoria: ti guardo, ti ascolto, riconosco che ci sono state delle colpe, fosse anche il disinteresse, e ci chiediamo cosa possiamo fare insieme».

A nome della Comunità lecchese esuli Giuliano-Dalmati ha poi preso parola Enzo Patuzzi, richiamando le parole dell'amico Roberto Stanzione, 86 anni, esule istriano e del proprio padre, maestro di musica a Pola. Per il Comitato 10 febbraio è invece intervenuto Simone Galimberti che ha richiamato all'orrere vissuto dai nostri connazionali: «Chiediamoci cosa vuol dire morire per il solo fatto di essere italiani, gettati vivi in una foiba, tra i cadaveri di altri italiani. Cosa significa dover lasciare la propria terra, dove si abitava, dove si lavorava, dove si sono seppelliti i propri cari, per il solo fatto di essere italiani».

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