Lecco, 11 settembre 2017   |  

Le operazioni senza imposta nel nuovo spesometro

di a cura dello studio Qualitas Commercialisti Associati

Si ricorda che il termine di invio, inizialmente fissato al 16 settembre (con rinvio automatico al 18 settembre), è stato posticipato

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Entro il 28 settembre 2017, la generalità dei soggetti passivi IVA dovrà trasmettere all’Agenzia delle Entrate la comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute relative al primo semestre dell’anno. Si ricorda che il termine di invio, inizialmente fissato al 16 settembre (con rinvio automatico al 18 settembre), è stato posticipato con un DPCM – annunciato dal MEF con un comunicato – in corso di pubblicazione in G.U.

Uno dei passaggi più gravosi, nella predisposizione della nuova comunicazione, è rappresentato dalla classificazione delle operazioni che, pur non essendo assoggettate ad IVA, sono documentate mediante fattura, ovvero delle operazioni per le quali, in virtù dell’applicazione di una disciplina speciale, l’imposta applicata non viene evidenziata sul documento (es. regime del margine o delle agenzie di viaggio).

Tale classificazione, da effettuare sulla base dei codici individuati dall’Agenzia delle Entrate, è funzionale alla compilazione del campo “natura dell’operazione”, che indica il motivo specifico per il quale l’imposta non è riportata in fattura.

Pertanto, in caso di fatture relative ad operazioni soggette ad IVA nei modi ordinari ed imponibili, tale campo non deve essere compilato, dovendo, invece, essere valorizzati i campi “imposta” e “aliquota”.

In primo luogo, occorre distinguere le operazioni:
- escluse dalla base imponibile IVA ex art. 15 del DPR 633/72 (codice N1);
- non soggette ad IVA per carenza di uno o più presupposti per l’applicazione dell’imposta (codice N2).

Se un’operazione non integra i presupposti soggettivo od oggettivo, l’emissione della fattura non è obbligatoria. Tuttavia, la comunicazione deve essere effettuata laddove il documento sia stato emesso su base volontaria (può essere il caso della cessione d’azienda).

Per alcune operazioni territorialmente non rilevanti ai sensi degli artt. da 7 a 7-septies del DPR 633/72, invece, l’art. 21 comma 6-bis prevede l’obbligo di fatturazione. Qualora si tratti di cessioni di beni “fuori campo IVA” o prestazioni di servizi extra-Ue, l’operazione deve essere identificata come “non soggetta” (codice N2), mentre una prestazione di servizi resa nei confronti di un soggetto passivo Ue deve essere classificata come “operazione soggetta a reverse charge” (codice N6).

Le cessioni intracomunitarie di beni ex art. 41 del DL 331/93 rientrano, invece, fra le operazioni “non imponibili” (codice N3), al pari delle esportazioni.

Sono previsti specifici codici anche per identificare:
- le operazioni esenti (N4), ad esempio le prestazioni sanitarie di cui all’art. 10 n. 18) del DPR 633/72;
- le operazioni soggette al regime del margine o con IVA non esposta in fattura (N5).

È il caso, quest’ultimo, delle cessioni di beni usati, soggette al regime del margine ex art. 36 e ss. del DL 41/95 e delle operazioni soggette al regime delle agenzie di viaggio di cui all’art. 74-ter del DPR 633/72.

In base alle indicazioni della circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 1/2017, rientrerebbero nella medesima categoria le operazioni soggette al regime c.d. “monofase” di cui all’art. 74 del DPR 633/72 (es. cessioni di prodotti editoriali, documenti di viaggio e di sosta, ecc.).

La stessa circolare n. 1/2017, inoltre, ha chiarito che, anche per le fatture ricevute, il campo “natura dell’operazione” può essere valorizzato con le medesime codifiche indicate per le fatture emesse.

Tale regola, tuttavia, sembra trovare un’eccezione proprio nelle operazioni soggette al regime “monofase”, le quali, dal lato attivo, devono essere classificate con codice N5 (“IVA non esposta in fattura”), dal lato passivo, sono identificate con codice N2 (“non soggette”). Non si comprende, però, la ragione di tale differenziazione, che potrebbe, peraltro, compromettere l’efficacia dell’incrocio dei dati ai fini dei controlli.

Un’ulteriore eccezione alle regole ordinarie di compilazione è rappresentata dalle operazioni soggette a reverse charge. Nella generalità dei casi, ove sia valorizzato il campo “natura dell’operazione”, i campi relativi all’imposta e all’aliquota devono essere compilati con valore “0”.

Eccezioni nella compilazione per le operazioni soggette a reverse charge

Per gli acquisti in reverse charge, invece, sia che si tratti di operazioni intracomunitarie (acquisti intra-Ue), che di operazioni interne (acquisti di rottami, telefoni cellulari, tablet PC, laptop, ecc.), occorre compilare tutti i campi menzionati. Tale procedura è giustificata dalle modalità di registrazione delle fatture in reverse charge, le quali devono essere integrate e registrate con l’indicazione dell’aliquota e dell’imposta da parte del cessionario o committente. Sebbene sia prevista la doppia annotazione sui registri IVA (acquisti e vendite), tuttavia, tali documenti devono essere comunicati una sola volta, tra le “fatture ricevute”.
Si precisa, infine, che le fatture eventualmente emesse per le cessioni di beni soggette alla disciplina delle vendite a distanza o per le prestazioni di servizi rese da un soggetto residente con applicazione del MOSS sono classificate con codice N7.

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