Milano, 25 settembre 2018   |  

L’autodiagnosi della Lombardia: un modo per crescere e fare sempre meglio

di Silvano Guidi

In un seminario organizzato questa mattina al Pirellone, presenti anche gli inviati di altre Regioni, si è discusso del come legiferare e di come valutarne gli effetti.

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Il meccanismo è quasi automatico. Se sorge un problema che riguarda la comunità ad esso si risponde con una legge ad hoc. Ma fare e legiferare non sempre sono sinonimi di buon governo. Non se non si verificano sul campo effetti e portata dell’azione amministrativa.

«Non è possibile fare delle buone leggi senza porsi il problema di verificare i risultati che esse producono per la collettività. Legiferare, controllare e indirizzare non sono tre ambiti distinti dell’attività consiliare, ma devono essere frutto di un’unica azione continuativa che testimonia attenzione alle esigenze dei cittadini. L’efficacia delle leggi non si misura però solo sulla loro produzione, non necessariamente nuove leggi producono sempre effetti positivi: altrettanto importante sarà pertanto in questa legislatura il lavoro di semplificazione amministrativa, fondamentale per assicurare procedure più snelle e accessibili. Già nell’ultima legislatura, a fronte della approvazione di 192 nuove leggi, ne sono state abrogate 223 e allo stato attuale in Lombardia le leggi vigenti sono 410: è il numero di leggi vigenti più basso in assoluto nel panorama delle Regioni italiane, paragonabile solo a quello di una provincia autonoma”.

È quanto ha detti il Presidente del Consiglio regionale della Lombardia Alessandro Fermi introducendo questa mattina a Palazzo Pirelli i lavori del seminario “Le politiche regionali funzionano? La valutazione a servizio dei cittadini” promosso dall’Ufficio di Presidenza e dalComitato Paritetico di Controllo e Valutazione, a cui spetta il compito di monitorare le conseguenze delle politiche regionali, analizzandone i risultati per migliorarne l’efficacia e, se necessario, correggere il tiro del contenuto normativo.

Il seminario di oggi ha avuto lo scopo di fare il punto sull’attività di controllo e verifica in ambito legislativo, in un momento particolare e significativo quale è quello attuale di inizio legislatura. Consiglieri regionali, funzionari e responsabili di enti o organismi sono chiamati a confrontarsi in un dibattito che avrà lo scopo di approfondire l’esperienza fatta guardando in prospettiva il lavoro da fare.

Perché è necessaria la valutazione delle politiche pubbliche? La professoressa Gloria Regoni, docente all’Università degli Studi di Milano, ha elencato tre ragioni: la prima, interna agli esecutivi, riguarda la necessità di dare a tutti i cittadini, e non solo ai propri elettori, conto di come si investono i soldi pubblici, evitando sprechi. La seconda riguarda uno dei nodi vitali della democrazia, ovvero la competenza delle Assemblee legislative di controllare e valutare dall’esterno gli interventi pubblici. Infine, una corretta impostazione della valutazione non può prescindere dall’apporto dal basso delle competenze dei cittadini stessi, favorendo il riavvicinamento tra istituzioni e opinione pubblica.

Ma cosa è stato fatto in Lombardia dal Comitato paritetico di controllo e valutazione negli ultimi cinque anni? I risultati sono stati illustrati da Carlo Borghetti, Vice Presidente del Consiglio regionale, ed ex Presidente del Comitato stesso. Grazie all’introduzione di clausole o di altre norme di rendicontazione nella scorsa legislatura sono poste sotto esame 87 leggi (il 21% delle 420 leggi regionali vigenti); il tasso di risposta dalla Giunta alle strutture tecniche del Consiglio è passato in 5 anni dal 22% al 46%; le clausole valutative attualmente ancora vigenti sono 43, più di 50 sono state le politiche e gli interventi presi in esame dal Comitato, occupandosi di molte importanti leggi (consumo suolo, abbandono scolastico internazionalizzazione delle imprese, inquinamento atmosferico, servizio ferroviario regionale, liste di attesa in sanità) .

“Occuparsi di controllo e valutazione significa impegnarsi in un’azione di profondo cambiamento culturale, sul piano politico ed istituzionale – ha dichiarato il Vice Presidente Borghetti. Dopo cinque anni di intensa attività, possiamo notare che sono stati compiuti molti passi avanti, ma che almeno altrettanti se non forse di più andranno realizzati nell’attuale legislatura. E l’aspetto forse più problematico è senz’altro rappresentato dalla volontà della politica di utilizzare effettivamente i risultati della valutazione all’interno dei processi decisionali, rendendo conto all’Assemblea, la rappresentanza democratica di tutti gli elettori, dei risultati ottenuti. Per questo ho promosso una legge, poi approvata dal Consiglio, che introduce innovazioni importanti per quanto riguarda i rapporti tra Giunta e Consiglio in tema di aggiornamento e condivisione sui risultati delle valutazioni. Le decisioni sono e restano politiche e in quanto tali non si alimentando di soli dati, ma anche di scelte valoriali. Tuttavia, se le decisioni fanno a meno delle evidenze fattuali saranno sicuramente meno buone”.

“Un’intesa mattinata di confronto e di formazione, di condivisione di esperienze molto importanti, che contribuisce a rafforzare e diffondere il modello innovativo e compente svolto dal Comitato – ha sottolineato la Presidente Barbara Mazzali (FdI)- . E’ onesto ammettere che purtroppo ancora spesso la funzione di controllo è stata svolta in tono minore, quasi fosse una Cenerentola degli organismi istituzionali. Ma l’esperienza ci insegna che non basta fare una legge per risolvere i problemi dei cittadini. Deliberare, controllare se e come vengono attuate, valutare i risultati, contribuire ad orientare esecutivo rafforza il ruolo del Consiglio regionale, nell’interesse dei cittadini coinvolgendoli nella politiche pubbliche”

Più che il colore politico vale il confronto e la condvione dei diversi punti di vista nell’intresse del ben comune di tutti i cittadini.

Presenti in sala numerosi Consiglieri regionali e rappresentanti di altre regioni, tra i quali il Presidente del Consiglio regionale della Liguria Alessandro Piana e il Presidente del Consiglio regionale del Friuli Mauro Zanin.

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