Milano, 28 gennaio 2018   |  

L'arcivescovoDelpini propone la “decima del giornalista”

L’Arcivescovo propone ai giornalisti uno scritto, rivolto soprattutto ai giovani, per dire che c’è una buona ragione per diventare grandi.

foto gionralisti arcivescovo

Si è svolto ieri sabato 27 febbraio, l’incontro con gli operatori della comunicazione presso l’Istituto dei Ciechi di Milano, in occasione della festa di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, alla presenza dell’arcivescovo Delpini.

La Sala Barozzi è gremita, anche perché il tema su cui si discute è di strettissima attualità e non può non coinvolgere tanti. Infatti, su “Il diritto a essere correttamente informati: i media tra disintermediazione e la sfida per una comunicazione al servizio della verità”, si confrontano, con la moderazione del caporedattore Esteri di “Repubblica”, Daniele Bellasio, professionisti molto noti quali Tiziana Ferrario, volto del Tg1 Rai e Marco Alfieri, caporedattore responsabile web de “Il Sole 24 Ore”.

Dopo l’introduzione di monsignor Davide Milani, responsabile dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi, si sono susseguiti vari interventi.

La riflessione dell’Arcivescovo
«Chi deve fare informazione? Per essere un giornalista basta saper scrivere? Come distinguere l’informazione fatta da un professionista dalla moneta falsa? Facebook, Twitter, i social, sono strumenti adatti per comunicare come i telegiornali e la stampa?», si interroga Delpini che, in conclusione, chiede un’alleanza tra società, Chiesa e mondo dei media, «con un obiettivo educativa per non perdere intere generazioni».
Da qui la precisa chiave interpretativa suggerita dall’Arcivescovo.

«Quale è la ragione principale per cui si è rotta l’alleanza? Forse il lettore più che romperla è stato distratto, perché, coinvolto e travolto da troppe notizie e sollecitazioni, non ha tempo per riflettere. Più che di sfiducia, parlerei di superficialità e di mancanza di tempo. L’idea che la visione del mondo sia costruita su notizie di cui non conosco il metodo di selezione, lascia incerti».

Positivo, tuttavia, per il Presule, il giudizio sulla consapevolezza della complessità dei problemi emersi. «Non ci si può rassegnare, bisogna prendere in mano la situazione. Invito a un segno di alleanza, proponendo la “decima del giornalista” cioè uno scritto, rivolto soprattutto ai giovani, per dire che c’è una buona ragione per diventare grandi. Uno articolo che si sottragga a un atteggiamento distruttivo e che incoraggi, svegli e apra alla fiducia».

È per questo che, alla fine, arriva la richiesta: «Fate un pezzo sui segni di speranza. Inviate a comunicazione@diocesi.milano.it, entro il 31 gennaio (non a caso la festa liturgica di san Giovanni Bosco), 1800 caratteri firmati, sapendo che l’interlocutore è un diciottenne».
Infine, il consueto dono dello zucchetto episcopale all’Arcivescovo da parte del Commissario straordinario dell’Istituto dei Ciechi, Rodolfo Masto che accompagna monsignor Delpini a visitare, con altri partecipanti all’incontro, il fortunato percorso “Dialogo nel buio”.

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