Lecco, 19 agosto 2020   |  

L’angelo, la mosca e l’anima

di Gabriella Stucchi

“Nessuno muore senza conoscere la verità, perché ciascuno di noi fa già parte della verità”

Langelo...

L’autore Ferruccio Parazzoli, scrittore e saggista che vive a Milano, alla rispettabile età di 85 anni, riscopre le esperienze più singolari della sua vita e le offre come racconto ai lettori per trarne utili insegnamenti sul modo di affrontare le difficoltà della vita.

Il primo approccio è con la scuola di Maria Ausiliatrice da lui frequentata nelle medie, dove don Ennio insegnava matematica e ogni volte che lui non riusciva a risolvere un’equazione, lo invitava a mettersi a correre per almeno cinque minuti, poi a riprendere l’esercizio con uno sguardo nuovo, risolvibile. Don Ennio spiega che con la corsa la respirazione si purifica, mentre quando è seduto si contrae, dipende dal cervello e ci avvelena.

La raffigurazione di un elefante di fronte all’affresco con l’immagine di Maria Ausiliatrice genera insonnia nell’autore, che vive nell’Istituto Salesiano di M**.
Don Ennio lo aiuta a comprendere che i nostri collegamenti mentali si uniscono spesso in ritardo, a volte si perdono, a volte si illuminano quando scopriamo collegamenti con ciò che c’è nel profondo dell’animo. Così è per lui la Niňa, vista bambina a Lourdes dalla Niňa (Maria, come la chiamava Bernadette) e collegata con la Niňa (una bambina peruviana precipitata dal settimo piano di un caseggiato milanese).

Il ricordo di Lourdes per l’autore resta nell’animo in maniera indelebile, ed è rassicurante per ogni mattina, quando esce di casa per recarsi al lavoro e nelle varie ore della giornata, con le sue immagini di devozione, con le parole di Bernadette.
Le carrozzelle dei malati, la grotta-piscina, l’elenco dei miracolati, la preghiera dei partecipanti ai pellegrinaggi è segno di una fede che va al di là di quanto la vita normale ci presenta.

L’Istituto dove è stato a scuola da ragazzo e la figura di don Attilio che canta alcuni versi di un inno offre lo spunto per richiamare che “l’ozio è l’anticamera dell’inferno”, che bisogna agire, credere prima con il corpo. Infine, un invito a cantare nelle chiese, dove ora tutto è lasciato al sacrestano e a qualche brava donna o a un gruppo di giovani con le chitarre.

La descrizione dell’Abbazia dei monaci cistercensi di Santa Maria e Nicolò a Piona, sul lago di Como, è il luogo dove l’autore canta, come gli aveva suggerito don Attilio. È un pomeriggio di fine inverno e l’autore riporta il contenuto della Regola di San Benedetto, che sottolinea che il dodicesimo grado di umiltà è che “il monaco mostri sempre l’umiltà a chi lo vede, cioè nell’operare e nel pregare, in monastero e nell’orto, per via o nei campi o dovunque, seduto o camminando o stando in piedi”.

L’autore dopo il pranzo scende per un vialetto e trova una “grotta” come quella di Lourdes, in cui c’è una piccola statua dell’Immacolata, che per lui è ricordo della Niňa peruviana e in una nicchia c’è un’urna funeraria del VI secolo, che forse aveva la stessa età della sua niňa peruviana.

La recita dei Vespri nel buio della chiesa offre l’opportunità di comprendere, dall’immagine dipinta su un muro con due dita della mano di Dio, che Dio è al di là della parola e dell’immagine.

La recita delle Lodi dei monaci in un nuovo giorno riempie di gioia l’Autore con il versetto “La gloria del Signore sia per sempre/ gioisca il Signore delle sue opere”.
E ancora: “Se uno è in Cristo, è una nuova creatura...”. La risurrezione di Cristo è avvenuta, ma non conta la narrazione, bensì il fine della verità.

La vicenda di Giuda Tommaso spiegata da don Ennio è l’occasione per comprendere la forza dello Spirito, che rivela l’unità di tutte le cose, mostrandoci lo spettacolo della nostra esistenza. Solo nello Spirito entriamo in sintonia immediata con il piano salvifico di Dio. La comunione con lo Spirito rende allegri, per cui i santi sono allegri, senza preoccupazioni, senza paura, e vivendo nello Spirito conoscono la relatività del tutto, in quanto ogni cosa ha valore nella sua totalità.

Il ricordo della Niňa lo rivive ogni mattina quando scende in garage e ogni sera quando passa sul selciato, su cui lei era caduta dal settimo piano. La sente come un “angelo” protettore, come quello dato dal momento della nascita. Nel silenzio è presente. Il silenzio della Niňa era lo stesso dell’abbazia di Piona, il silenzio di cui “Dio si nutre”.

Un ingorgo di macchine sull’autostrada a metà della galleria dei Giovi prima di scendere a Genova costringe ad una brusca frenata e ad una riflessione aiutato dall’immagine di don Attilio. La mente e il corpo sono un mezzo per avvicinarsi alla verità, ma non possiede la verità. La verità è inesprimibile. La vita, la morte, il tempo, il prima e il dopo, sono nomi. La verità apre l’anima all’approdo pacificante che unisce passato, presente e futuro, tra finito e infinito, tra terreno e ultraterreno.

L’Autore offre racconti di esperienze personali, da cui emergono riflessioni importanti che indicano che la verità non riesce a trovare casa nel linguaggio, ma proprio perché non può spiegare, non rinuncia a raccontare.

Ferruccio Parazzoli “L’ANGELO, LA MOSCA E L’ANIMA” – Paoline – euro 13.00

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