Lecco, 18 maggio 2017   |  

La voce dei ragazzi di Lecco sul futuro della nostra città

di Stefano Scaccabarozzi

Al Politecnico una serata dei “Dialoghi di vita buona” dedicata al tema giovanile.

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«Ma i giovani dove sono? Non ascoltiamo la loro voce?». L'appuntamento dello scorso mese di ottobre con i “Dialoghi di vita buona”, iniziativa culturale promossa dall’Arcidiocesi di Milano a Lecco, si era conclusa - dopo una serata di riflessione su futuro della nostra città - con questa provocatoria domanda di don Filippo Dotti. A distanza di quasi otto mesi, Lecco ha dato seguito a questa provocazione organizzando un evento per dare voce e parola ai giovani del nostro territorio.

dialoghi lecco giovani 3Questa sera al Politecnico si è infatti tenuta la serata "Lecco, una città per giovani!?"; a riempire l'aula magna un pubblico composto in leggera maggioranza da ragazzi provenienti da diverse realtà, in particolare scuole, oratori e associazioni.

Primi giovani a prendere parola, attraverso un video, sono stati gli studenti stranieri presenti in città e una ragazza lecchese con alle spalle esperienze all'estero. Subito dopo il cortometraggio sulle “Esperienze di vita buona” in cui nove realtà giovanili lecchesi (Arci Lecco, Liceo Leopardi, Collegio Volta, Gruppo Scout Lecco 3, Oratorio San Luigi, il Cantun di Castello, i ragazzi della Casa sul Pozzo, il progetto Living Land e gli organizzatori della Scigamatt) hanno espresso il loro punto di vista su Lecco e sul ruolo dei giovani in città.

Claudia di Arci segnala l'odierna mancanza di tempo; Marco del Cantun si sente di star mettendo il proprio mattone in una città che però è a misura di adulto; Beatrice del Leopardi chiede più luoghi di incontro per i giovani; Francesco del Volta sente il bisogno di iniziative per crearsi un proprio senso critico; Matteo dell'oratorio San Luigi ha espresso la bellezza di accompagnare i più piccoli nel loro percorso di crescita; Giacomo degli Scout invita i giovani a rendersi attivi per far ascoltare quello che hanno da dire e da dare; Chiara di Living Land chiede maggiore fiducia nei giovani; gli organizzatori della Scigamatt fotografano Lecco come una città dove si guardano soprattutto gli interessi degli adulti; i ragazzi stranieri accolti alla Casa sul Pozzo segnalano la difficoltà di entrare in relazione con la città e la mancanza di luoghi di aggregazione che oggi cercano altrove.

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Simona Piazza

È stata poi la volta dell'assessore Simona Piazza che ha raccontato quanto il Comune sta operando anche in collaborazione con il servizio giovani: «Siamo una città in cammino, in trasformazione, che vuole diventare accogliente verso gli studenti stranieri, una città che sta cercando di darsi una vocazione turistica e culturale. Siamo impegnati per costruire percorsi insieme ai giovani in materia di formazione, lavoro, sperimentazione e creatività, coinvolgendo tante realtà profit e no profit. Stiamo cercando di offrire strumenti per permettere ai giovani di sperimentarsi nel realizzare le proprie idee. Vogliamo creare occasioni perché abbiano spazi di protagonismo. Dobbiamo dare loro fiducia e possibilità di esprimersi senza paura».

E ancora: «Come amministratori dobbiamo far di tutto per consegnare ai giovani una città dove valga la pena stare e vivere. I giovani chiedono di essere accettati, ascoltati, accompagnati, chiedono una guida. Questo è quello che cerchiamo di fare come servizio giovani. Cosa altro chiedere? Un impegno a 360 gradi di tutti per rimettere in moto la macchina del lavoro. Investire in innovazione, creatività, cultura e turismo può essere un pezzo importante del futuro della città».

A interrogare i giovani seduti in platea è stato ancora una volta don Filippo Dotti: «La maggioranza dei giovani pensano che Lecco non sia una città a loro misura. Gli adulti invece si chiedono dove sono i giovani. In effetti ci siamo trovati davanti a un problema di rappresentanza: c'è la fatica degli adulti nell'incertettare il pensiero dei ragazzi. Un problema nel quale fanno fatica sia la politica che la chiesa. I giovani dove si vedono? Nei momenti di festa, ovvero nei momenti dove non si ha nome, dove non si richiede impegno. Ma la città la si costruisce insieme: il fatto che ci sono molte cose che mancano vuol dire che ci sono molte cose da fare e da costruire. Servono idee, energie, passioni, serve inventarsi qualcosa di nuovo. Dobbiamo soprattutto chiederci per chi stiamo vivendo? A chi dai il tuo tempo? Facciamo scelte consapevoli?».

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Don Filippo Dotti

«La città di Lecco – ha concluso don Filippo – ha delle caratteristiche importanti, da difendere, frutto di scelte fatte in passato: a Lecco c'è serietà, cultura del lavoro, gente che si dà da fare; a Lecco c'è grande attenzione ai bisogni degli altri, in maniera concreta, pragmatica, c'è cooperazione. Inoltre c'è un equilibrio tra l'opera dell'uomo e della natura: qui tu puoi mettere le dita nel lago, toccare la roccia. La città viene costruita se ci domandiamo per chi vogliamo vivere? Solo per noi stessi? Per l'altro? Per l'Altro in senso cristiano?».

La serata è poi proseguita con una tavola rotonda tra sei giovani: Clara Galbini, Francesco Lietti, Martina Locatelli, Manuela Perego, Francesco Paolo Manzari, Pietro Regazzoni. A chiudere la serata l’intervento del professore e filosofo Silvano Petrosino e la performance musicale di Shade.

Ulteriore approfondimento nella giornata di venerdì.

 

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