Lecco, 07 marzo 2018   |  

Il toccante racconto dei genitori di Nino Agostino

di Stefano Scaccabarozzi

Testimonianze portate nel convegno con cui è stato inaugurato il percorso multimediale MeMo.

IMG 2018030ss7 181702La struggente testimonianza di Augusta Schiera e Vincenzo Agostino, genitori dell’agente Antonino Agostino, vittima di mafia, ha aperto questo pomeriggio in sala Ticozzi a Lecco il convegno con cui è stato inaugurato il percorso multimediale MeMo (Memorie in movimento).

Un progetto che, attraverso la tecnologia, vuole avvicinare giovani, adulti e anziani, le scuole e tutti i cittadini ai temi della legalità e della memoria, attraverso anche l'incontro tra diverse generazioni. Un percorso multimediale realizzato all'interno del Centro diurno per anziani Le querce di Mamre a Galbiate, gestito dalla L'Arcobaleno, cooperativa sociale di Lecco appartenente al Consorzio Farsi Prossimo.

Insieme a Cinemovel Foundation, la cooperativa L'Arcobaleno ha pensato e ora propone un percorso interattivo per raccontare la storia di un territorio, dei suoi legami con la mafia, del riscatto sociale di una comunità che ha voluto riportare al centro la legalità.

ragazzi progettoMeMOAd accompagnare Augusta Schiera e Vincenzo Agostino, Lorenzo Frigerio di Libera Informazione che ha ricordato l'importanza del Centro diurno Le querce di Mamre, che ha sede a Galbiate in una palazzina che in passato è appartenuta a un capo clan della 'ndrangheta e oggi è un “bene confiscato alla mafia” e riconvertito a uso sociale: «Il bene di Galbiate fu inaugurato nel 2014 e fu un progetto pilota in cui sono stati investiti tanti soldi, ma che ha generato tanto: posti di lavoro, accoglienza per oltre 200 anziani, cultura antimafia. Quel bene confiscato nel cuore della Brianza testimoniava la strada che ci avrebbe portato a parlare di mafia anche a nord. Da quel maggio 2004 sono nate tante cose: la collaborazione con Cinemovel anche al nord, i percorsi con le scuole, la presenza di Libera a Lecco».

Lorenzo Frigerio ha così ricordato la figura di Paolo Cereda, coordinatore provinciale di Libera scomparso lo scorso settembre: «Il cooordinamento provinciale lecchese è nato nel 2011 proprio lì a Galbiate, con Paolo Cereda nel ruolo di referente provinciale. Paolo non ha bisogno di essere presentato nella sua città, si è speso moltissimo per le scuole e per i beni confiscati».

Agusta e Vincenzo Agostino hanno poi raccontato la storia di loro figlio Nino, un poliziotto che per fare il proprio dovere si scontra con altri colleghi che hanno tradito le Istituzioni, venendo ucciso insieme alla neosposa Ida, in dolce attesa. Una storia ancora non risolta 28 anni dopo.

carte visitaProgettoMeMoPapà Vincenzo ha raccontato: «Gioia e felicità per la scelta di mio figlio di fare il poliziotto, in casa mia entrava una divisa, con il giuramento di fedeltà alla Costituzione. Purtroppo c'è chi fa il doppio giuramento per servire “Dio e Mammona”. Nino per otto anni ha servito solamente lo Stato».

Punto di svolta della storia di Nino è il fallito attentato a Falcone il 20 giugno 1989, sventato proprio dalla presenza di Nino Agostino: «Probabilmente si trovava a fare pattuglia fuori dalla villa di Falcone, anche se poi hanno provato a farci credere che era in congedo facendo scomparire la documentazione. Dopo quel giorno Nino andò in viaggio di nozze in Grecia con la moglie. In quel periodo viene cercato da un uomo che dice di essere un collega. Al suo ritorno verrà ucciso insieme alla moglie e al piccolo che aspettavano».

lequercedimamre galbiateCi sono voluti però 21 anni prima che i coniugi Agostino potessero scoprire l'identità dell'uomo che cercò Nino definendosi un collega: «dopo grandi battaglie e lungaggini nel 2016 ho potuto riconoscere quell'uomo in Giovanni Aiello, ex poliziotto poi parte dei servizi segreti deviati. Mi sarei aspettato che venisse subito interrogato invece dopo 19 mesi morirà di infarto, proprio poco prima di essere interrogato. È stato infarto vero o di stato? Chi c'è che impedisce venga a galla la verità? Scoprimmo da uno dei compagni di pattuglia di Nino che stava collaborando con i servizi segreti proprio su quella parte di Stato deviata. Dall'armadio di Nino sequestrarono dei documenti ma non vollero dirmi cosa c'era scritto, chi li ha letti oggi è Prefetto ma dice di non avere memoria».

Molto toccanti le parole di mamma Agusta: «La memoria per me è importante, ci sono sette presidi dedicati a mio figlio. La storia di Nino oggi la conoscono tutta italia: il coraggio, la disperzione e la forza di far conoscere questa storia fa si che Nino e Ida siano più vivi di prima. Nino ha scelto di fare il poliziotto per aiutare chi ha bisogno. Nino voleva diventare un bravo poliziotto ma è diventato eroe senza volerlo. Erano sposati da un mese: la mattina dell'uccisione aveva detto a suo padre del nipotino in arrivo e che si sarebbe chiamato come lui. Alla sera lo avrebbe voluto dire anche noi. Da 28 anni i miei perché però sono senza risposta: Nino e Ida erano felici, avevano una vita davanti e ora sono morti. Io ho diritto di sapere la verità ma a me ha risposto solo Dio: il 5 agosto 1989 la morte di mio figlio Nino, il 5 agosto 2001 la nascita di mio nipote Nino».

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