Milano, 13 novembre 2018   |  

La terza vita de "Il fu Mattia Pascal". Un personaggio da rivalutare

di Marisa Gorza

Pino Quartullo porta sul palco la modernità del romanzo pirandelliano

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Ma come, Mattia Pascal, l'uomo senza volto, il borghesuccio dalla personalità indefinita e dalla irreversibile crisi di identità ha i tratti decisi, la grinta maschia e la prestanza fisica di Pino Quartullo!? Si tratta di una contraddizione? Non esattamente...
“Ritengo che l'emblematico personaggio pirandelliano vada rivalutato -afferma l'attore- Mattia/Adriano non è un passivo perdente, anzi affronta le difficoltà con sottile ironia e sa cogliere il lato grottesco della sua vita drammatica, ribaltata da un clamoroso colpo di fortuna. Si adatta poi senza rancori ai successivi e negativi rovesci della sorte. È un uomo di indole buona, pieno di energia e passione ed essere stato scelto per interpretarlo vuol dire che almeno un po' gli assomiglio.” -sorride divertito. Lo incontro subito dopo la prima nazionale che, nello scorso luglio, ha acceso di entusiasmo l'audience del noto Festival Teatrale di Borgio Verezzi, edizione 2018, la 52ª. E se il bibliotecario frustrato, uscito dalle celebri pagine di Pirandello come l'emblema dell'insoddisfazione, l'intensa interpretazione di Quartullo con la regia e scenografia di Guglielmo Ferro, lo restituisce enigmatico, ma vivo. “Il fu Mattia Pascal” così rivive inaspettatamente una terza vita, o forse... una quarta.
“ Di sicuro questa performance, rappresenta una sfida impegnativa, ma affascinante, -continua Quartullo- dal momento che il personaggio è costretto a recitare senza fine una parte, il che è proprio il lavoro di noi attori. Del resto il teatro di Pirandello simboleggia la vita e tutti quanti, non necessariamente sul palco, abbozziamo dei ruoli.
-C'è una corrispondenza tra “Sei personaggi in cerca d'autore” e questa, altrettanto famosa pièce?
“Certamente. Tutti sette sono dei piccoli borghesi dall'esistenza grama e soffocante. Ma mentre i “sei personaggi” cercano il riscatto tramite gli altri(cioè il loro autore responsabile), Mattia Pascal combatte da solo creandosi una parvenza di dignità. C'è in lui una brama di vivere che purtroppo rimane insoddisfatta.”
Ed è quanto racconta la trama del grande classico di Luigi Pirandello sgranando le stravaganti vicissitudini del protagonista. Il nostro vive a Miraglio, un immaginario paese ligure nelle vicinanze di Alenga(Albenga), ma sentendosi prigioniero di una vita noiosa, di un lavoro non appagante e di una moglie impostagli, decide di fuggire a Montecarlo e qui vince alla roulette una cospicua somma. Per caso legge su un giornale della sua presunta morte: è l'occasione per cambiare vita e sfuggire alle insoddisfazioni che lo affliggono creandosi una nuova identità. Col nome di Adriano Meis comincia a viaggiare finché si stabilisce a Roma come pensionante in casa del signor Paleari della cui figlia, la dolce Adriana (impersonata da Marzia Postogna), si innamora ricambiato. Vorrebbe proteggerla dalle mire del losco cognato Terenzio, ma si rende conto che la sua fittizia identità non gli consente di sposarla, ne' di denunciare il malandrino per avergli sottratto del denaro. Architetta così un finto suicidio per poter riprendere il suo vero nome. Tornato al paese, dopo due anni, nessuno lo riconosce, inoltre la moglie si è ormai risposata con l'amico Pomezio e sono genitori di una bimba. Con un gesto che rasenta la bontà -qualità citata anche da Pino Quartullo- decide di non disturbare il nuovo menage, rinuncia a vendicarsi e resta a Miragno, ma “come fuori dalla vita”.
“Vivere la vita” o “Scrivere la vita”?
Ritornato a fare il bibliotecario nell'umida chiesa sconsacrata adibita a biblioteca, Mattia,”il fu”, su consiglio del buon Padre Eligio(Rosario Coppolino in scena), comincia a scrivere la propria rocambolesca storia, raccomandando che venga pubblicata almeno dopo 50 anni la sua “terza morte”. Poiché si sente legato alla sua prima vita, porta spesso dei fiori sulla “sua” tomba...
La scrittura rappresenterebbe quindi il riscatto che Pirandello offre generosamente a Mattia? Non può mancare però la riflessione sul fatto che il romanzo, trasformato poi in opera teatrale, sia allegoria della fine dell'esistenza(anche se apparente) e che soprattutto descriva la dolorosa crisi di identità. C'è nell'autore la consapevolezza di una disgregazione dei valori della civiltà ottocentesca, tipica dell'inizio del secolo scorso (il romanzo viene pubblicato nel 1904), problematica ripresa dalla filosofia esistenzialista. I personaggi si muovono dietro una maschera per affrontare ciò che la società impone. Atteggiamento che, a quanto pare, ci è indispensabile anche ai nostri giorni. Come del resto, malgrado l'arrabattarsi, è impossibile scindersi dalla parte che ci viene affibbiata. Lo confermano anche le parole dello stimato regista Guglielmo Ferro: “La storia, di cui è narratore lo stesso Mattia Pascal, si svolge all'interno della fatidica biblioteca, tutta in flash back. Quindi con continui ritorni e ancoraggi al ruolo originale. Una vera tecnica teatrale, tant'è che il romanzo di Pirandello era già stato pensato come dramma con evidente modernità.”2018 0711 21534900

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