Lecco, 10 ottobre 2017   |  

La riflessione “Europa, Islam, Questione Sociale”

di Ugo Baglivo

A organizzare la serata il Centro Cult. S. Nicolò e l’Associazione Identità Europea

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Un pubblico di “interessati all’approfondimento” ha riempito l’aula Papa Giovanni. Il discorso del relatore è stato una lezione dai toni pacati, a tratti una confessione di esperienze concrete di vita, come in un ambiente di scuola (più che di università). Una novità importante: la presenza – tra il pubblico – di tanti docenti di Religione, che il Centro Cult. S.Nicolò intende privilegiare come interlocutori, per raggiungere i giovani, almeno indirettamente se non “de visu”, perché i giovani oggi sono più che mai senza radici di certezze o di valori.

Il titolo della serata era accattivante: “Europa, Islam, Questione Sociale”; volutamente con virgole e non con altri segni di interpunzione, per sottolineare la non contrapposizione e la contestualità di varie entità in rapporto, che può risolversi in scontro in taluni casi (questione sociale) ma può anche rendere possibile un dialogo nel “meticciato sociale”, come dice anche il nuovo Arcivescovo di Milano (vedi la recente Lettera Pastorale).

A organizzare la serata due Associazioni parallele: il Centro Cult. S. Nicolò e l’Associazione Identità Europea (fondata proprio da Franco Cardini, il relatore della serata). La collaborazione tra i due sodalizi è iniziata lo scorso anno, proprio per approfondire il tema Europa, nella modernità della sua vocazione nel mondo: sussidiarietà tra diverse entità nazionali, tra diversi valori – anche d’origine extra-europea – nel confronto e non nello scontro.

Il prof. Franco Cardini è storico di fama internazionale, esperto di Storia Medievale e in particolare di Islam (v. le sue pubblicazioni come “Europa e Islam” , Laterza, e “Il Califfato e l’Europa/ Dalle Crociale all’Isis”, Utet), radicato in Italia presso l’Univ. di Firenze, di cui è professore ordinario, e alla Scuola Normale Superiore di Pisa (è professore emerito presso quell’Istituto di Scienze Umane). Il suo punto di vista è chiaro fin dall’inizio: l’Islam va conosciuto dal di dentro, non accostato superficialmente dall’esterno come “corpo estraneo”.

In Occidente, e anche in Italia, la società civile è disinformata sull’Islam: molti pensano che ci sia contrapposizione tra Islam e Occidente come connaturata con quella civiltà, da sempre in opposizione alla libertà individuale che è valore europeo della cultura post-rinascimentale, e poi illuministica-razionale, e poi ideologico-politica ottocentesca e novecentesca. Invece l’Islam è prima di tutto “religione”, dello stesso ceppo abramitico come l’Ebraismo e il Cristianesimo, anzi – per certi aspetti – si potrebbe parlare di un “unicum” tra le tre religioni monoteistiche: dall’Ebraismo nasce il Cristianesimo, e Cristo è l’ultimo profeta prima di Maometto, che riforma - nel VII secolo - i culti tribali che inquinavano la religione in quelle terre di passaggio di mercanti, in cui si incontravano e confondevano usanze e riti e superstizioni di popoli diversi.

In Europa il Cristianesimo (anche il Cattolicesimo) è “parte di un tutto”: l’Europa moderna è senza Dio nella sua Scienza, nella sua Economia, nella sua Estetica; insomma gli Stati europei sono senz’altro laici, e la religione è soltanto una “scelta di coscienza individuale”. Nel mondo islamico invece le leggi religiose sono anche leggi di società e di Stato. Di qui il pericolo degli integralismi.

Ma c’è un’ulteriore differenza da tener presente: mentre il Cristianesimo (il Cattolicesimo soprattutto) è magistero fisso, le verità sono in qualche modo “certificate” o garantite dall’autorità religiosa che è depositaria e interprete delle Scritture; nell’Islam invece le autorità religiose sono solo “consultive” e non hanno potere decisionale definitivo. Teologia e diritto sono due aspetti della stessa società sottomessa a Dio, non scienze separate; ma non c’è certezza assoluta, incontestabile, in fatto di verità: l’imam è “direttore di coscienze”, come l’esperto di diritto, il capo della “madrassa” è parte di un altro sodalizio che interpreta, non è depositario della Verità, che resta definita – una volta per tutte – nel Corano.

Questo nei paesi prevalentemente musulmani, dove pure esistono i tiepidi e quelli che nelle scelte di vita reale si comportano come se Dio non ci fosse; e quando gli islamici arrivano in terre a prevalenza non-maomettana? Normalmente si adeguano alle regole che trovano, perché non possono imporre una religione di diritto ad una società non-islamica; e pertanto non tutti gli Islamici sono da guardare con sospetto come “integralisti” o peggio come “terroristi”.

Inoltre: anche in terre islamiche, è diversa la situazione tra Sunniti e Sciiti; per gli Sciiti i capi religiosi sono veri e propri capi politici (e gli Sciiti hanno un vero e proprio clero simile al nostro, con uno “status” diverso dagli uomini comuni), ed è possibile che la blasfemia sia direttamente punita con pene gravi, fino alla morte. Ma, al di fuori dell’Iran (che è sciita), le società musulmane sono in genere sunnite, e hanno vincoli religiosi meno rigidi. Ad esempio in Egitto, il capo della madrassa di al-Azhar, che è il massimo esperto di diritto, giudica se un’azione è dentro o fuori-Islam, ma esprime solo un parere giuridico-religioso, non è esecutore di sentenze. Non esistono, nel vero Islam (quello non fanatico) né dogmi né eresie; l’imam consiglia, e il capo-madrassa giudica al massimo l’apostasia, cioè l’essere o non essere in regola con le norme coraniche.

A ben vedere, esiste una certa razionalità perfino nella poligamia; sono consentite 4 mogli ad ogni uomo e ciò per ragioni di calcolo: siccome l’uomo è detto che vale due volte quanto una donna, perché ci sia credibilità giuridica occorrono 4 donne accusatrici e non 2, per fare maggioranza d’accusa e determinare la condanna dell’uomo. E Maometto, pur ammettendo la poligamia, migliora la condizione femminile rispetto alle usanze che egli aveva trovate in Medio Oriente: con Maometto la donna è soggetto di diritti certi, e prima era tutt’altro in quelle terre, per tradizioni ed usanze tribali.

Rispetto a Dio l’assoluto, l’Islam è perfino più coerente (a suo modo) che la concezione divina dei Cristiani: Dio ha creato un certo ordine eterno nelle cose, ma per i Cristiani (e per Cristo stesso) è ammesso il miracolo, l’eccezione; mentre nell’Islam non esiste il miracolo, la natura voluta da Dio resta perennemente quella. Per l’Islam non esiste nemmeno il peccato originale, perché la natura è stata, è, e sarà sempre identica a se stessa. Insomma: concezioni diverse, ma entrambe legate ad una linearità razionale.

E il fondamentalismo? Quello attuale, di questi ultimi anni, ha radici nella invasione dell’Iraq del 2003, e ha origini soprattutto occidentali: gli Americani, per combattere Saddam, si sono appoggiati agli Sciiti, e così si sono inimicati i Sunniti, non solo quelli vicini a Saddam; così sono nate le organizzazioni di difesa anti-Occidente, come i Talebani prima, così l’ISIS poi. E queste organizzazioni politiche (che hanno poco a che fare con la religione coranica) sono oggi in qualche difficoltà in Medio-Oriente (data anche la presenza di Assad in Siria) ma fanno proseliti soprattutto in Africa, e creano le condizioni di fame e di guerra da cui scappano i poveri, che cercano salvezza in Europa, attraverso gli sbarchi clandestini. Diceva bene Obama e dice bene ora Papa Francesco, quando entrambi invitano “al dialogo con l’Islam moderato”, che è quello vero, senza orpelli di politica internazionale.

…. Così la serata restava interessante e piena di interrogativi, con un pubblico attento e desideroso di chiarimenti; ma il tempo scorreva nemico, finchè mons. Franco Cecchin (Franco di fronte all’altro Franco) non è intervenuto per chiudere i lavori, con il benestare del rappresentante lecchese di Identità Europea, Luigi Pedrone, e del presidente del C.C.S. Nicolò, Ugo Baglivo, presenti al tavolo per animare la discussione, qualora ce ne fosse stato bisogno. Come dire che c’è necessità di un’altra serata sull’argomento, per capire le mentalità non occidentali che incontriamo nelle nostre strade, e con cui va impostato dialogo e non resistenza, conoscenza reciproca prima che ostilità di pregiudizio.

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22 Ottobre 1866 – Annessione attraverso plebiscito del Veneto, a seguito della sua cessione dalla Francia all'Italia avvenuta il 19 ottobre 1866

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