Lecco, 21 novembre 2019   |  

La persona al centro: “il valore nella disabilita’”

Due testimoni d’eccezione da anni impegnati a livello personale e famigliare, oltre che associativo, nel mondo della disabilità.

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Lunedì 18 novembre 2019, alle ore 20.45, presso l’Auditorium don Luigi Monza a Bosisio Parini, si è tenuto l'incontro: “Il valore nella disabilità” organizzato dall’associazione “Un Villaggio per educare APS” in collaborazione con diverse altre realtà del territorio tra cui l’Associazione La Nostra Famiglia.
Sono intervenuti, introdotti dal moderatore dott. Paolo Avantaggiato, Luisella Bosisio Fazzi (Presidente della Fondazione Orizzonti Sereni) e Alberto Fontana (Presidente Centri Clinici NeMO - NEuroMuscular Omnicentre).

L’incontro, il terzo di una serie di otto appuntamenti rivolti a genitori, docenti, dirigenti ed educatori in genere e studenti proposti e pensati all’interno della rassegna “Per fare un bambino ci vuole un villaggio” sul tema “L’umano alla prova: oltre le ferite dell’esistenza”.

La serata si è trasformata fin da subito in una occasione più che unica che rara per avvicinarsi al mondo della disabilità attraverso due testimoni d’eccezione da anni impegnati a livello personale e famigliare, oltre che associativo, nel mondo della disabilità.

Forti emozioni, accompagnate da un silenzio carico di riflessione, hanno accolto le parole della sig.ra Luisella Bosisio Fazzi, che ha condiviso la sua esperienza di genitore, ma soprattutto di madre di un figlio disabile: “Molti pensano che incontrare la disabilità, avere una disabilità, essere una persona con disabilità, sia una tragedia, eppure la disabilità appartiene all’umanità e fa parte della nostra quotidianità.

Ognuno di noi, infatti, conosce qualcuno che ha una qualsiasi forma di disabilità e questa presenza, quando è riferita ad un’altra persona o nucleo familiare, non ci disturba, ma può stimolare compassione, comprensione e a volte solidarietà. Diversamente l’esperienza diretta (tu stesso, un figlio, un fratello o sorella, un genitore, ecc.) viene temuta e respinta anche solo come pensiero…. Nostro figlio ci ha insegnato a superare gli stereotipi e i pregiudizi sulle persone con disabilità … per poi concludere con queste parole: “Questo figlio, così fragile e bisognoso di ogni cura, ci ha aiutati a riscoprire dentro di noi, delle risorse che non conoscevamo. La sua fatica nel compiere gli atti quotidiani, anche i più elementari ed essenziali, ci ha insegnato a rispettare i ritmi degli altri figli, a non pretendere da loro oltre la misura, a non mitizzare la perfezione. Ci ha insegnato a non arrenderci, ci ha insegnato il vero significato dell'amore per sempre senza aspettarsi nulla.”


Non un attimo di tregua, perchè gli spunti e le provocazioni si sono ripetuti a raffica, soprattutto quando, prendendo spunto dal cortometraggio “L’arte di essere fragili”, ispirato all’omonimo libro di Alessandro D'Avenia, Alberto Fontana ha sottolineato che la fragilità è ciò che caratterizza e accomuna, nel rispetto della storia e della differenza dei singoli, gli uomini tra loro, al punto che la disabilità, espressione massima di questa fragilità congenita, diventa o può rivelarsi come un’esperienza che tutti, nell’arco della vita, possono sperimentare.

Proprio in quest’ottica, Fontana ha riportato una sua esperienza personale, legata alla difficoltà da lui quotidianamente riscontrata nel percorrere, o meglio, nell’intraprendere il tragitto dal quartiere Giambellino di Milano a Piazza Duomo con il Tram n.14. L’impossibilità di salire in carrozza, visto il quasi cronico malfunzionamento della predella che dovrebbe favorire la salita sul mezzo, il dover attendere il mezzo successivo, lo sguardo dei passeggeri verso la sua persona …

“Quello che più mi fa dispiacere sono le persone sopra che mi guardano e vedono che io non posso salire sul tram. Quale è il mio pensiero in quei momenti? E’ l’immagine che i passeggeri, definiti persone che non hanno una disabilità, hanno nel momento in cui si incontrano con la fragilità. Che tipo di risposte di accoglienza hanno questi momenti nella nostra società? Le persone si domanderanno “Se domani al posto suo ci fossi io?” Allora funziona così la nostra società? Nel momento in cui ognuno di noi incontrerà la fragilità o per una situazione di malattia o per l’anzianità, la nostra società, che tipo di attenzioni dedicherà? E’ sempre un problema di risorse economiche? Siamo sempre in perenne crisi per dire alle persone, ai nostri vicini di casa: non abbiate paura di riempire la vostra fragilità? Perché noi siamo anche in grado di poter dire che non è una debolezza la fragilità, ma una parte integrante della nostra società. Allora nessuno si sentirà escluso, allora non tratteremo le persone con diversità attraverso delle prestazioni.”

 

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