Lecco, 30 agosto 2017   |  

La Lettera. Diritti sanitari e burocrazia: "posizione di non ritorno"

Aristide Milani: desidero comunicare una vicenda sconcertante vissuta sulla mia pelle il giorno 11 luglio scorso all'ospedale Manzoni della mia città.

aristide milani

Aristide Milani

Gentile direttore, desidero comunicare una vicenda sconcertante vissuta sulla mia pelle il giorno 11 luglio scorso all'ospedale Manzoni della mia città.

Mi sono recato all'accettazione della struttura ospedaliera esibendo l'impegnativa del medico di famiglia per una visita al reparto di neurochirurgia.

Avendo il mio medico curante omesso di indicare l'esenzione, l'addetta mi ha negato la possibilità di accedere alla visita salvo pagamento del relativo ticket.
Ciò nonostante abbia dato in visione altre impegnative che presentavano l'esenzione.

Fruendo normalmente dell'esenzione e non disponendo al momento del liquido necessario, mi viene “intimato”, come unica possibilità, il pagamento della spettanza. Con moto d'ira richiedo la cancellazione immediata della prestazione, sentendomi dire che questo non è possibile per decorrenza dei termini e di punto, senza alternative.

Mi è stato suggerito di rivolgermi all'ufficio reclami. L'impiegata di codesto ufficio, dopo alcune telefonate, risolve il problema invitandomi a raggiungere il reparto per la visita con il neurochirurgo.

Dopo tutto questo travaglio mi sono visto recapitare una missiva con l'intimazione di pagamento a 30 giorni dell'imposto non corrisposto. In questa nostra Italia dei “richiedenti asilo”, dove per quanto riguarda la sanità risulto avere gli stessi loro diritti (esonero totale del pagaemtno del ticket per le prestazioni di assistenza ambulatoriale e fermaceutica con validità nazionale), se la mia avventura fosse successa a uno di loro sarebbe finita diversamente? Io da Italiano vorrei essere messo almeno al loro pari, ma non certo al di sotto.

E per questo porterò avanti la mia battaglia.

Aristide Milani

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