Lecco, 24 aprile 2017   |  

La Francia al voto: tra scarsa partecipazione e ricerca della stabilità

di Giulio Boscagli

Servirebbero uomini come quelli che pensarono e fecero realmente l’Europa dopo la guerra restaurando un immagine di persona e di politica a partire dalle radici cristiane

elezioni francesi ape10

Tra un paio di settimane la Francia si troverà ancora una volta con un presidente che, di suo, non arriva ad avere il consenso di un quarto dei francesi che votano (ancora meno quindi del totale dei francesi aventi diritto), i due contendenti hanno perfino meno voti di quelli presi cinque anni fa da Hollande e Sarkozy al primo turno. Per la maggioranza dei commentatori italiani il valore della stabilità che il sistema elettorale francese garantisce è un valore desiderabile anche per l’Italia.

Ma è proprio vero? Analizziamo la presidenza di Hollande: dopo cinque anni al governo i socialisti hanno raggranellato un misero sei per cento di consensi, segno evidente che non basta la stabilità, la certezza di avere davanti almeno cinque anni di governo per governare realmente per il bene del paese.

Marine attentato francia parigi

Marine Le Pen

Io penso che l’elezione diretta abbini al vantaggio della stabilità un pericolo grande ed è quello, per il vincitore del ballottaggio, di sentirsi presidente di tutti i francesi per principio, senza il bisogno di verificare realmente quali siano i sentimenti, i bisogni, le paure e le speranze del popolo che à chiamato a governare.

Così gli anni di Hollande si sono caratterizzati per la deriva più laicista del dopoguerra francese con l’introduzione di una serie di provvedimenti (sul matrimonio, la famiglia, la maternità surrogata e poi anche su giustizia e scuola) nati non dall’ascolto dei bisogni reali ma figli dell’ideologia laicista dominante nei ceti abbienti e intellettuali parigini. Riuscendo in tal modo a far sorgere in Francia movimenti popolari di massa quali la manif pour tous che hanno risvegliato le coscienze. E sul versante delle condizioni economiche e sociali l’appiattimento sulle politiche tedesche ha penalizzato il ceto medio e operaio che infatti ha appoggiato in maggioranza l’estrema destra (Le Pen) e l’estrema sinistra (Melenchon).

Si esulta anche per la scomparsa dei partiti. Che cosa li sostituisce, la rete? Gli imperi economico finanziari che esultano per il risultato di Macron e fanno schizzare in alto le borse europee?

Macron En Marche presidenziali francesi

Emmanuel Macron

Il mare della politica contemporanea è veramente molto agitato e servirebbero timonieri capaci di affrontare le onde oltre che una bussola adeguata per la direzione da prendere.

Un aiuto ci viene da Benedetto XVI che in una lettera recente inviata ad un convegno sul suo magistero ha ricordato che “Il confronto fra concezioni radicalmente atee dello Stato e il sorgere di uno Stato radicalmente religioso nei movimenti islamistici conduce il nostro tempo in una situazione esplosiva, le cui conseguenze sperimentiamo ogni giorno. Questi radicalismi esigono urgentemente che noi sviluppiamo una concezione convincente dello Stato, che sostenga il confronto con queste sfide e possa superarle”

E’ un’indicazione, questa, che va nella direzione di papa Francesco quando parla di “cambiamento d’epoca”, non è pensabile infatti che alla sfida indicata da Benedetto si risponda con un surplus di economicismo, tecnocrazia e finanza (questo è Macron in Francia), servirebbero uomini come quelli che pensarono e fecero realmente l’Europa dopo la guerra restaurando un immagine di persona e di politica a partire dalle radici cristiane e popolari proprie della tradizione europea.

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